Dissesto Banca Marche
Il gip ha prorogato le indagini

Su richiesta degli inquirenti, l'inchiesta continuerà fino a ottobre. La procura di Roma, intanto, avrebbe avanzato nuove ipotesi di reato legate ai possibili reati istituzionali

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finanza banca marchedi Marco Ricci

Il tribunale di Ancona ha prorogato fino a ottobre le indagini sul dissesto Banca Marche, l’istituto di credito commissariato da quasi due anni dalla Banca d’Italia per gravi perdite patrimoniali e gravi irregolarità amministrative, su richiesta dei sostituti procuratori Andrea Laurino e Marco Pucilli. Il fascicolo, aperto dopo due esposti presentati da Banca Marche nella primavera del 2013, ai quali si sono aggiunte nel corso dei mesi nuove segnalazioni da parte dei commissari alla guida dell’istituto, vedono tra gli indagati, oltre all’ex direttore generale Massimo Bianconi, quattro ex vice presidenti della banca, l’intero cda in carica fino al 2012, i quattro ex vice direttori oltre a dirigenti e funzionari dell’istituto, consulenti e a una decina di imprenditori marchigiani e non, per un totale di 36 persone, visto che dal momento della richiesta della proroga è deceduto Giuseppe Calamante, uno degli indagati.

La terza proroga concessa dal Gip, dopo i primi due anni di indagini, era largamente prevista, oltre che per l’elevato numero di indagati e per la quantità di fatti da accertare, anche per l’attesa da parte dei magistrati di una perizia conclusiva da parte dei consulenti della Procura. L’attuale fascicolo ha visto riunificare già lo scorso anno due diversi filoni di inchiesta mentre altre posizioni oltre le 36 già note, sono da vari mesi al vaglio degli investigatori, anche per l’arrivo di ulteriori denunce e segnalazioni da parte di clienti della banca. Durante le indagini, tra l’altro, sono state messe sotto la lente le movimentazioni e i conti correnti di alcuni degli indagati, di alcuni loro familiari e delle loro società. Oltre ad Ancona, anche la Procura di Roma, dopo alcune segnalazioni pervenute da Banca d’Italia e da Consob, ha aperto una seconda inchiesta relativamente ai possibili reati istituzionali commessi dalle precedenti gestioni della banca e starebbe formulando altre ipotesi di reato. Le due procure hanno avuto più volte dei contatti per coordinare le indagini.

Il tribunale di Ancona

Il tribunale di Ancona

Coadiuvati dal nucleo tributario della guardia di finanza di Ancona, dopo la collaborazione della vigilanza di Banca d’Italia, i titolari del fascicolo hanno ipotizzato a vario titolo nei confronti degli indagati reati che vanno dall’associazione per delinquere, al falso in bilancio, appropriazione indebita (in concorso o meno), corruzione tra privati, false comunicazioni sociali e ostacolo all’attività di vigilanza. Le circostanze emerse lascerebbero pensare agli inquirenti alla possibile esistenza di un vero e proprio “sistema”, come ebbero a definirlo al momento delle perquisizioni effettuate nei confronti di alcuni indagati, un sistema messo in atto per i più diversi fini, un unico”disegno criminoso” attuato per procurare ingiusti profitti a gruppi finanziari, concedendo decine di milioni di euro anche attraverso presunte perizie non veritiere e carenza di controlli. Il tutto, sempre secondo quanto scrisse la Procura ad aprile dello scorso anno, “ingannando i soci e il pubblico circa la reale situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società”. Nello stesso atto, i magistrati avrebbero anche ipotizzato in centinaia di milioni di euro le perdite occultate nei bilanci 2010 e 2011 di Banca Marche, come falsi sarebbero i dati riportati nel prospetto informativo relativo all’ultimo aumento di capitale e presentato in Consob nel 2012, un prospetto così redatto “con l’intenzione di ingannare i destinatari”. Secondo gli inquirenti, sarebbe la sistematicità, l’importo elevato delle esposizioni, l’esteso arco temporale in cui si sono svolte le condotte rilevate, la gravità e la reiterazione delle violazioni di procedure e norme interne, “alcuni degli indici dell’esistenza di un gruppo organizzato”, un gruppo che le indagini già un anno fa avevano ricondotto quanto meno a chi ricopriva le posizioni apicali in Banca Marche e Medioleasing.

 

L'ex direttore generale di Bdm, Massimo Bianconi

L’ex direttore generale di Bdm, Massimo Bianconi

GLI INDAGATI- Nel fascicolo della Procura di Ancona ci sono l’ex direttore generale di Banca Marche, Massimo Bianconi e i suoi quattro ex vice direttori, Claudio Dell’Aquila (poi presidente di Medioleasing), Pier Franco Giorgi, Leonardo Cavicchia e Stefano Vallesi, e i quattro ex presidenti, il pesarese Michele Ambrosini, il maceratese Lauro Costa, Tonino Perini e Bruno Brusciotti. Sotto indagine anche gli altri consiglieri in carica nel 2012: Eliseo Di Luca e Marcello Gennari (provenienza Fondazione C.R.Pesaro), Francesco Calai (provenienza Fondazione C.R. Jesi), Giuliano Bianchi, Mario Volpini, Germano Ercoli (provenienza Fondazione Carima),Walter Darini, Massimo Cremona e Pio Bussolotto (rispettivamente in rappresentanza dei piccoli azionisti, del Gruppo Aviva e di Intesa San paolo). Tra i massimi dirigenti e funzionari della banca sottoposti all’indagine dei magistrati ci sono Giorgio Giovannini (direttore centrale BM, già ex vice direttore Medioleasing), Giuseppe Barchiesi (ex direttore generale di Medioleasing), Fabio Baldarelli (vice direttore generale di Medioleasing), Daniele Cuicchi (ex responsabile commerciale Medioleasing), il tecnico Stefano Gioacchini, Giuseppe Paci (area crediti BM), Massimo Battistelli (ex capo area concessione crediti) e due tecnici esterni incaricati delle perizie, l’ingegnere Giuseppe Lucarini e Chirstian Renzetti. Gli imprenditori indagati sono: Pietro Lanari,Vittorio Casale, Enrico Calamante, Vincenzo Minardi, Giovanni Taus, Gianluca Ruggeri, Faustino e Giovanni Filippetti, Luigi Rossi.


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