Duplice omicidio di Montelupone
Il giudice: “Particolare efferatezza,
Alili non si è pentito”
DELITTO DEI CONIUGI MARCONI - Il magistrato nelle motivazioni della sentenza di primo grado spiega la decisione di condannare all'ergastolo il macedone. L'uomo agì per fare una rapina e dopo aver assunto cocaina, e "tentò di sviare le indagini"
di Gianluca Ginella
Ergastolo ad Abdul Alili per il duplice omicidio di Montelupone, nelle motivazioni della sentenza il giudice Enrico Zampetti sottolinea che le azioni del macedone sono state caratterizzate da “crudeltà ed efferatezza”, e che l’uomo ha certamente agito per compiere una rapina e sotto effetto di cocaina. Il giudice ha inoltre valutato che Alili non abbia dimostrato pentimento per i delitti.
Lo scorso 26 giugno Abdul Alili, muratore macedone di 29 anni, è stato condannato all’ergastolo con rito abbreviato al tribunale di Macerata per l’omicidio di Ada Cerquetti e di suo marito Paolo Marconi, compiuti il 30 settembre del 2012 a Montelupone. Il giudice nelle 38 pagine di motivazioni della sentenza spiega come le indagini abbiano chiarito che la condotta di Alili sia stata “posta in essere – in un’ottica criminale – in maniera del tutto lineare: l’esecuzione di una rapina che ha visto rimanere vittime i due anziani proprietari della casa. Un’azione attuata da un soggetto sotto l’effetto di stupefacenti – scrive il giudice –, che, armato di un coltello, si è recato nell’abitazione dei coniugi Marconi (che con tutta probabilità conosceva essendo suoi vicini) per rubare. Un soggetto che aveva indubbiamente bisogno di denaro”. Il che per il giudice esclude l’aggravante dei futili motivi. “Anche l’azione attuata nell’abitazione delle vittime appare coerente nella sua crudeltà ed efferatezza – scrive Zampetti –. Abdul Alili, infatti, dopo essere entrato nella casa dei coniugi Marconi con una scusa, uccide Cerquetti dopo un litigio (la donna l’aveva condotto nel magazzino esterno con tutta probabilità per soddisfare la sua richiesta di una tanica di benzina), le prende le chiavi per recarsi in casa, entra ma lì trova ‘subito’ (come espressamente affermato nel primo interrogatorio) Paolo Marconi nei confronti del quale è costretto quindi a giustificare l’assenza della moglie. Lo invita ad uscire ma mentre questi si trova alla fine delle scale, prima che questi si accorga della morte della moglie, lo uccide a sua volta. A questo punto, indisturbato, porta a termine quanto si era prefisso, tentando anche di cancellare le tracce. La stessa violenza dei colpi si concilia del resto con l’accertata assunzione di cocaina da parte dell’imputato, assunzione che comporta una stimolazione del sistema nervoso centrale, e, soprattutto in soggetti che ne fanno un uso cronico, forte aggressività”. Sul modo in cui ha agito Alili, Zampetti scrive che l’uomo ha inflitto “a due soggetti anziani, di corporatura minuta e di prestanza fisica di molto minore, numerosissime e violente coltellate, in varie parti del corpo, anche non vitali. Tale condotta, attuata tramite una insistita reiterazione di colpi, è stata realizzata con modalità che sono andare ben al di là di quelle connesse alla natura del mezzo utilizzato, ed al minimo necessitato per raggiungere l’evento morte voluto, ed è risultata obiettivamente eccessiva rispetto ai limiti della normalità causale. E quindi indicativa di una manifestazione di particolare efferatezza dell’imputato”.
Alili inoltre non avrebbe mostrato per il giudice un autentico pentimento per i delitti. Infatti il magistrato dice che il macedone “non ha mostrato alcun segno tangibile di resipiscenza, limitandosi a generiche – e per la verità modeste – affermazioni di pentimento. Il comportamento processuale dello stesso, inoltre, è stato caratterizzato da un continuo ridimensionamento delle proprie gravissime responsabilità, non rifuggendo neppure dal tentativo di sviare le indagini, infarcendo le sue dichiarazioni di elementi maliziosamente frammisti a segmenti di verità”. Il giudice ha inoltre ritenuto non attendibili le versioni dei fatti rese da Alili (4 le versioni date dal giovane muratore) in cui tira in ballo una banda di albanesi che lo avrebbero costretto ad agire. Per il giudice c’è una “assoluta inverosimiglianza del racconto sotto il profilo del motivo che avrebbe spinto la fantomatica ‘banda di albanesi’ ad agire, costringendo Alili a commettere il delitto”. Il magistrato nel concludere, dice di ritenere che “dagli atti emerga in maniera inequivoca la piena ed esclusiva responsabilità di Alili nella commissione del duplice omicidio posto in essere ai danni dei coniugi Marconi”. Questa la sentenza di primo grado. Alili è difeso dall’avvocato Domenico Biasco. Al processo erano parte civile le figlie dei coniugi uccisi, Orietta (assistita dall’avvocato Paolo Carnevali) e Aldesina, (tutelata dai legali Maria Psalidi e Giuliano Stracci).

















