I polentari di Santa Maria in Selva
a Gubbio pensando al mezzo secolo
TREIA - Una delegazione della Sagra della polenta in trasferta nel centro umbro per il raduno nazionale ha svelato alcune carte in vista dell'edizione numero 50. L'organizzatore Gabriele Soldini: «Un giorno in più, un convegno sull'agricoltura e una nuova logistica per smaltire la fila»

Da sinistra: Gianni Savi, il sindaco di Gubbio Vittorio Fiorucci, le assessore eugubine Michaela Parlagreco e Paola Salciarini e Gabriele Soldini del comitato organizzatore della Sagra della polenta
di Maurizio Verdenelli
Da don Matteo a don Giuseppe (Branchesi). Nel nome del suo indimenticato parroco morto nel 2020 sulla trincea del
Covid, Santa Maria in Selva, piccola capitale della polenta, per un weekend superstar a Gubbio, prepara la sagra cui deve larga fama. Il 17esimo raduno nazionale dei Polentari italiani nella cittadina umbra, patria del prete televisivo più famoso d’Italia, è stata stimolante preview e lancio dell’edizione numero 50: mezzo secolo di polenta guardando al futuro e ai giovani senza girare le spalle al passato.

Le polentare di Santa Maria in Selva con l’assessora di Gubbio Michaela Parlagreco
Gubbio, legata al territorio treiese nella devozione di Sant’Ubaldo e nel rito dei Ceri tra laica passione e fede, è stata il laboratorio per la delegazione di Santa Maria in Selva in vista dell’evento di metà settembre. Che si annuncia con diverse novità. «Due giorni e mezzo meravigliosi, la calda ospitalità da parte del sindaco Vittorio Fiorucci e l’organizzazione di grande livello da parte della Pro Loco di Carbonesca, con il presidente Simone Paciotti – dice Gabriele Soldini, uno degli organizzatori – a Gubbio il nostro don Giuseppe avrebbe fatto amicizia con don Matteo di cui in città restano nostalgia e tracce. Da Treia è venuta anche Sabrina Virgili: l’assessora ha sfilato con il gonfalone del Comune e con gli altri 17 da tutt’Italia prima di sfornare centinaia e centinaia di piatti di polenta treiese. Migliaia tutt’insieme, noi polentari del Bel Paese che nel 2028 ci ritroveremo ‘in Trentino, in Val di Ledro, per il raduno numero 18».

L’assessora treiese Sabrina Virgili
C’è già qualche anticipazione in vista del grande anniversario dei cinquant’anni della sagra. «Realizzeremo intanto il sogno di don Giuseppe, assistente regionale di Coldiretti: un convegno nazionale sull’agricoltura col supporto della Regione. Tema e relatori ancora da concordare – aggiunge Soldini – le date dei due weekend di festa andranno da sabato 19 a domenica 27 settembre. Stavolta con un giorno in più, venerdì 25. Ritorniamo così al format di sempre dopo che nel 2025 la sagra era stata dimezzata dovendo condividere la sede con quella elettorale. Rivedremo l’intero maquillage con la “vergara”: una grande installazione all’ingresso che sarà completamenre rivista. E soprattutto una nuova logistica con il tagliafila. La fila in effetti è stata spesso troppo lunga. Il menù sarà intanto arricchito. Dopo il sugo di papera, la salsiccia, il baccalà ecco la sapa direttamente da Rosora».

Ma non di sola polenta vive la sagra. «Domenica 20 avremo il raduno delle Vespe, domenica 27 sarà la volta delle 500 – continua Soldini – e poi spazio per i giovani con la musica del dj Luca Moretti e il tributo agli 883. Per gli “anta” e non solo l’orchestra di Roberto Carpineti cui è affidato il gran finale con sorpresa. Per celebrare il mezzo secolo anche grandi fuochi d’artificio. Ci stiamo tuttavia lavorando. Il cantiere della sagra è aperto».

Maria Pia Branchesi
Infine, l’angolo della cultura. «Quest’anno Mirko Pizzichini realizzerà una mostra in bianco e nero dal titolo (provvisorio) “Laddove le anime s’incontrano”. E ricorderemo Genesio Medori che per anni ha collaborato con don Giuseppe, sviluppando l’arte visiva e il gusto per la fotografia. Il nostro parroco chiedeva di non dimenticare la cultura».