di Marco Ricci
Le lancette girano e per la questione Smea-Cosmari i tempi sono sempre più stretti. In particolare per la Smea e per l’amministrazione di Macerata che ne detiene il cinquantuno per cento delle quote. Soggetti che da questa vicenda rischiano di uscire male, anche alla luce della recente proposta portata all’attenzione dell’Assemblea dei Comuni soci del Consorzio il 27 maggio scorso. Una proposta penalizzante per Smea e per il patrimonio comunale, la cui discussione però l’amministrazione di Macerata è riuscita non senza fatica posticipare. Prima però di entrare nel merito dei nuovi scenari e nel resoconto dell’assemblea, cerchiamo di inquadrare i termini della questione alla luce dei cambiamenti complessivi in atto in merito all’affidamento dei servizi pubblici locali. Senza dimenticare che – nell’arco di un quindicennio – l’affidamento di cui parliamo vale circa un miliardo di euro. Una cifra tale da far dubitare che le parole dette in tutti questi anni corrispondano poi sempre alle effettive intenzioni. Chiunque sia stato a pronunciarle, qualsiasi sia il suo ruolo nella partita. Una partita in cui gli scontri politici e il controllo politico della torta sono giocatori che senz’altro non si possono ignorare.
Alla base di tutto una complessa normativa che fino ad oggi ha consentito quasi come regola l’affidamento dei servizi da parte delle amministrazione in modalità in-house. Cioè a quelle società a prevalente o totale controllo pubblico che, va onestamente riconosciuto, non sempre sono stati esempi di virtuosissima gestione. Acqua, raccolta rifiuti, esattoria, servizi cimiteriali, solo per fare qualche esempio dei possibili servizi. Negli ultimi anni però le norme nazionali – più volte modificate dal legislatore soprattutto per recepire le indicazione europee – si sono tendenzialmente orientate verso la libera concorrenza e la messa a gara dell’affidamento dei servizi pubblici locali. Si lascia dunque nelle mani del privato l’erogazione o l’esecuzione del servizio e in quelle del pubblico la decisione sulla modalità e i criteri di svolgimento del servizio stesso nonché del controllo. L’in-house in ogni caso è ancora presente nella legislazione italiana. Ma ormai più in via eccezionale che altro e dietro il rispetto di tutta una serie di complessi e stringenti criteri e requisiti.
Per quanto riguarda il comparto rifiuti, la legge regionale attribuisce le competenze per l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata all’Assemblea territoriale d’ambito (Ata) alla quale partecipano obbligatoriamente i Comuni e la Provincia ricadenti in ciascun ambito territoriale ottimale, nel nostro caso sostanzialmente la provincia di Macerata. L’Ata si è costituita il 5 aprile scorso e – sebbene non si sia ancora mai riunita – dovrebbe presto presentare il piano industriale e stabilire le modalità di esecuzione del servizio prima di procedere all’ affidamento. Oggi in Provincia operano sostanzialmente il Cosmari (e la sua controllata) oltre alla Smea, società che vedrebbe, secondo alcune interpretazioni della complessa legislazione, al 31 dicembre 2013 scadere il suo attuale contratto con i Comuni per cui svolge la raccolta. Il rischio per Smea è ovviamente quello di ritrovarsi con quasi più niente da fare. Il che comporterebbe un’inevitabile perdita di valore della società e – diciamola tutta – anche una perdita di controllo da parte della politica maceratese. Per quanto riguarda i livelli occupazionali va sottolineato che – sia il privato a vincere l’eventuale gara o una società pubblica ad ottenere l’in-house – i lavoratori attualmente utilizzati nell’erogazione del servizio devono obbligatoriamente essere assorbiti dal soggetto che viene a subentrare. Dunque per i lavoratori Smea, pur davanti a una scenario incerto, il mantenimento del posto di lavoro sarebbe automatico ma senza la certezza di continuare ad operare a Macerata.
Veniamo agli ultimi giorni e alle ultime settimane. Come detto il 27 maggio era stato portato all’attenzione dell’Assemblea dei comuni soci del Cosmari un documento in cui il Consorzio intenderebbe presentare all’Ata la richiesta di gestione in-house dei rifiuti. Una richiesta che di fatto escludeva Smea dalla partita. Perché se della partecipata maceratese si poteva forse trovare traccia nella frase “anche in presenza di altri soggetti non prevalenti che operano con contratti in scadenza improrogabile al dicembre 2013”, allora si potrebbe tranquillamente ipotizzare che Cosmari stia semplicemente attendendo la perdita del servizio da parte di Smea. Assorbendone a quel punto il personale e acquistandone i mezzi a prezzi di saldo, lasciando così il Comune di Macerata e il suo socio privato pressoché con una scatola vuota in mano. Una soluzione che da più parti è stata definita inaccettabile sia per il Comune che per Smea. Una società che – al di là delle polemiche – opera con una sessantina di dipendenti e con una propria professionalità.
Appare dunque di fatto tramontata l’ipotesi di acquisizione di Smea da parte di Cosmari. Una vicenda lunga più o meno cinque anni dai contorni nebulosi e dove il gioco delle parti è difficile dire dove inizi e dove finisca. Con la politica maceratese che ha giocato piuttosto male davanti a un Consorzio anch’esso in qualche modo controllato dalla politica. Ma da quella provinciale, più di centro destra che di centro sinistra. Un Consorzio che – nonostante una due-diligence e lo stabilire di un prezzo per l’acquisto di Smea – poi sembra aver fatto un po’ il gioco del gambero. Un passo avanti e uno indietro, fino ad arrivare all’ipotesi del 27 di maggio indigeribile per Macerata e per Smea. Alla luce di questo, due giorni fa è stata indetta un’assemblea dei lavoratori Smea a cui hanno partecipato – oltre al responsabile della direzione generale di Smea Monachesi e al Presidente del Cda Tarciso Marzialetti – i Consiglieri Regionali Sciapichetti (Pd) e Francesco Acquaroli (Cdm), la Consigliera comunale Deborah Pantana (Pdl), l’Assessore Provinciale Massimiliano Bianchi, Renato Perticarari in veste di consigliere Smea nella vicenda e infine l’Assessore al Bilancio del Comune di Macerata, Marco Blunno.
I giudizi, più o meno sfumati nei toni, sono tutti partiti dall’assunto che la proposta del Cosmari è sostanzialmente irricevibile. Una decisione che se perseguita è facile immaginare porterebbe a uno scontro politico non certo di piccole dimensioni. Il primo a prendere la parola è stato comunque Stefano Monachesi che – davanti ai lavoratori sinceramente preoccupati non solo del loro posto di lavoro ma anche della loro azienda – ha di fatto messo la pietra tombale sull’acquisizione di Smea da parte di Cosmari. Parlando non solo di una trattativa “di cinque anni ormai a un vicolo cieco” ha aggiunto che con la costituzione dell’Ata la possibilità di acquisto è ormai “superata nei fatti.” Una presa d’atto di una non-volontà del Cosmari di procedere oltre ma anche il cambio di rotta verso una nuova ipotesi che possa garantire anche Smea. Uno nuovo scenario che è stato illustrato compiutamente dall’avvocato Perticarari.
Il consulente di Smea – a cui in materia di normative sulle società partecipate è riconosciuta una indubbia competenza di livello nazionale – è partito da due evidenze. La prima, che la politica bene o male che sia propende per la gestione in-house del servizio. La seconda, che la Legge Regionale “parla di unitarietà della gestione ma non di un unico gestore”: più soggetti dunque che potrebbero collaborare e cooperare, chiedendo congiuntamente all’Ata la gestione in-house del servizio. L’avvocato maceratese ha dunque immaginato uno scenario in cui Cosmari e Smea siano entrambe attive pur operando su un territorio distinto, con Smea che andrebbe ad utilizzare le modalità di raccolta del più corposo Cosmari. Sempre secondo Perticarari, questo scenario presenterebbe dei notevoli vantaggi anche per il Consorzio. Cosmari non dovrebbe accollarsi né il personale dipendente di Smea né il costo dei mezzi necessari allo svolgimento del servizio. Né – tantomeno – i circa due milioni di euro di una eventuale ma ormai poco probabile acquisizione della partecipata maceratese. Una soluzione dunque non troppo diversa dallo status-quo che avrebbe però un costo iniziale per il Comune di Macerata. Ovvero la liquidazione del socio privato in Smea e l’acquisizione del cento per cento delle quote. Un investimento di questi tempi non esiguo (qualcosa più o qualcosa meno di un milione di euro) ma che – dato un possibile affidamento del servizio di circa quindici anni – potrebbe non essere eccessivamente rischioso e forse anche redditizio.
Una soluzione, quella presentata da Perticarari, verso cui tutti i presenti si sono detti favorevoli e di cui ha parlato nel suo intervento anche l’Assessore Blunno. “In Assemblea del Cosmari abbiamo chiesto del tempo per verificare l’esistenza di altre soluzioni che da una parte possano garantire l’in-house e dall’altra non mortificare Smea”, ha detto, “La soluzione ascoltata qui oggi è una buona soluzione che va nella giusta direzione. Sono però allo studio anche altre soluzioni tecnicamente un poco diverse ma sostanzialmente simili. Anche il Cosmari si sta interrogando così come tutta la politica. Siamo ovviamente ancora in una fase embrionale”, ha concluso l’Assessore, “ma il sasso è stato lanciato.” Traducendo il cauto linguaggio dell’Assessore Blunno la situazione potrebbe essere questa.
Dopo la passeggiata non facile per il Comune di Macerata nell’ottenere la sospensione della decisione del Cosmari il 27 di maggio, l’amministrazione ha valutato altre possibilità. Possibilità similari a quella presentata da Renato Perticarari ancorché tecnicamente differenti. Proposte che anche il Cosmari ritiene interessanti, alla luce forse di uno scontro politico che tutti vorrebbero evitare. Tocca dunque “alla tecnica”, nel momento in cui la “politica” si è orientata, trovare l’assetto finale più adeguato. La conclusione, si potrebbe immaginare, di una vicenda infinita in cui nessuno fino ad ora, né da una parte né dall’altra, ha particolarmente brillato di luce propria né per chiarezza di intenti né per efficacia. A Macerata quel che è di Macerata, al Cosmari quel che è del Cosmari. Secondo lo scenario prospettato i due soggetti resterebbero dunque indipendenti e autonomi. Uniti tramite una Ati o una società consortile nell’erogazione del servizio rifiuti sul territorio provinciale. Una soluzione non troppo diversa dallo scenario odierno e dai ruoli attuali della società maceratese e del Consorzio Provinciale. Prossimo appuntamento il 20 di Giugno. Data in cui si riunirà nuovamente l’Assemblea del Cosmari e in cui si dovrebbero scoprire le carte, verificando così se esiste davvero l’intenzione dei Sindaci di accettare una soluzione condivisa. Sindaci prevalentemente di centro destra ma non solo che – secondo le parole del Consigliere Regionale Sciapichetti – “senza la richiesta di sospensione avrebbero già avvallato qualcosa di letale per Smea”.
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Purché si agisca. Tra cause, ricorsi, trattative abortite di fatti ce ne sono pochi: ovvero, tra sei mesi finisce il 2013, e qualcosa, di questa Smea, si dovrà fare… si riesce a tagliare tutto, di questi tempi, possibile non si riesca a capire come accorpare due società così importanti per la nostra provincia?
… quando è troppi galli a cantà, è questu lu problema principale de la monezza de Macerata, ma vuttateli tutti jo lu scarcalacciu si monnezzù …..
Incredibile come, in questo gioco d’ombre, l’Amministrazione Comunale (socio importante del Cosmari e Azionista di MAGGIORANZA della SMEA) sembra più interessata -costi quel che costi- a tutelare le posizioni apicali (private) della SMEA piuttosto che altro.
Se la soluzione deve essere condivisa DEVE salvaguardare il lavoro degli operai della SMEA, DEVE garantire una migliore/maggiore raccolta rifiuti a Macerata, DEVE garantire che gli interessi pubblici non vengano svenduti agli interessi privati…
Cosmari-Smea La politica ce la mette tutta per rendere complessa una situazione chiara e quello che ormai traspare è che questa questione sia solo un problema del PD o meglio di pezzi del PD. Quello che è ormai chiaro è perché mai e in nome di che cosa il Cosmari ossia la stragrande maggioranza dei cittadini del maceratese almeno di chi paga la tassa sui rifiuti dovrebbe acquistare la Smea? L’acquisto derlla Smea porta qualche beneficio tecnico al servizio rifiuti che il Cosmari non è in grado di fare? con l’acquisto della Smea si abbasserà la tassa agli utenti?Il problema è solo di chi ha amministrato e amministra Macerata.La Smea è una società di scopo ,finisce lo scopo finisce la società. Resta il problema lavoratori della Smea per cui occorrerà sia nel caso che la Smea rimanga sia che sia affidato il servizio in House a Smea e Cosmari di creare le massime certezze occupazionali ed evitare la gara bloccando noti appetiti di grandi società private.Di questi problemi dovrebbe anzi doveva occuparsi da qualche tempo il Presidente dell’ATA Antonio Pettinari il quale come il grande velocista Maspes sta in surplaces.Presto ci saranno due passaggi politici importanti dedterminanti per il futuro di questo servizio: l’assemblea Cosmari e si vedrà se i balletti finiranno e chi davvero lavorà perché il servizio rifiuti resti in mano pubblica e il Consiglio Provinciale.In questo consesso pesa una mozione del centro destra che aldilà della formulazione chiederà che il servizio dei rifiutio sia gestito in House dal Cosmari.Srà strumentale? sarà una mozione sincerà? Le mozioni sono atti politici e di indirizzo.Queste si possono integrare,modificare contrapporre alternatve ma il noso e le alzate di mano saranno eloquenti e molto leggibili.