Fasce tricolori allo Sferisterio:
il Trovatore per la notte dei sindaci (Video)

MACERATA OPERA FESTIVAL - Il tradizionale appuntamento dedicato al territorio ha riunito i rappresentanti dei 55 comuni a poche settimane dal decennale del terremoto del 2016. Successo per l'allestimento di Francisco Negrin, con Sofija Petrović (Azucena) protagonista assoluta della serata

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L'inno d'Italia allo Sferisterio durante la notte dei sindaci

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di Marco Ribechi

Serata di fuoco per i sindaci della provincia, allo Sferisterio va in scena il Trovatore. E’ stata la celebre opera verdiana, alla sua terza e ultima rappresentazione in arena, a salutare i primi cittadini dei comuni della provincia di Macerata per la notte Territorio e Comunità. Per il tradizionale appuntamento con i 55 rappresentanti dei comuni maceratesi, e altre autorità territoriali, il Mof ha scelto il capolavoro messo in scena dal regista messicano Francisco Negrin, denominato Trovatore del Fuoco, dopo che lo scorso anno l’onere e l’onore era toccato al Macbeth di Emma Dante, opera applauditissima e molto ammirata (leggi l’articolo).

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In prima fila il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli

Tantissime le fasce tricolori presenti nelle prime file dell’arena, con un doppio valore da commemorare in particolare per le popolazioni dei comuni montani: tra poco più di 20 giorni infatti ricorreranno i 10 anni dal sisma del 24 agosto 2016 che ha sconvolto totalmente l’assetto sociale, economico e politico della provincia.

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Anche in quell’anno nell’estate maceratese andò in scena lo stesso Trovatore, insieme all’Otello di Paco Azorín e la Norma di Luigi di Gangi e Ugo Giacomazzi. In apertura, con il tricolore proiettato sul muro dell’arena direttamente dalla scenografia di Negrin, l’inno di Mameli eseguito dalla Filarmonica Orchestra Marchigiana e cantato dal coro lirico Vincenzo Bellini, già truccato macabramente per la messa in scena successiva.

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Tutti in piedi per l’inno di Mameli

Un regalo musicale per tutti i presenti con il pubblico in piedi anche per tributare un applauso a quelli che sono i simboli del Risorgimento e dell’unità nazionale, Giuseppe Verdi e l’inno Fratelli d’Italia. Curioso che di fratelli parli anche l’opera in cartellone, in cui la violenza nasce proprio dal desiderio di morte e vendetta che si instaura tra Il Conte di Luna e Manrico, pronti ad uccidersi a vicenda per contendersi non solo l’amore di Leonora ma anche il potere politico delle fazioni opposte che rappresentano. Una vera e propria tragedia privata però della sua catarsi, con la stessa sorte mortifera riservata a tutti i protagonisti che via via si smascherano svelando la propria vera identità inizialmente celata o addirittura ignorata.

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Lo spettacolo, iniziato con qualche minuto di ritardo per un piccolo cortocircuito nella buca dell’orchestra, è stato molto acclamato e apprezzato in una regia ormai consolidata che colpisce per il suo minimalismo e la sua simbologia legata al ferro, al fuoco e al sangue.

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A brillare sopra gli altri è senza dubbio Sofija Petrović, ovvero Azucena, che si è praticamente fatta carico da sola dell’intero panorama emotivo di cui l’opera è ridondante. Purtroppo le prestazioni degli altri protagonisti, seppur apprezzabili, non sono state all’altezza dell’aneddoto che chiede per la realizzazione del Trovatore di scritturare le quattro voci più belle al mondo.

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Non ha sfigurato Martina Gresia nei panni di Leonora, chiamata per la seconda volta nell’arduo compito di sostituire Marta Torbidoni, alle prese con dei problemi di salute. Per lei lunghi applausi e vari “brava” piovuti dagli spalti. Deboli nell’elargire emozioni invece le voci maschili con un Haiyang Guo arrivato come sostituto ma divenuto di fatto l’unico interprete nei panni di Manrico e un Conte di Luna, Vito Priante, che nonostante una buona presenza scenica non riesce a trasmettere tutto il furore del suo personaggio.

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Questa notte il Mof prosegue con il Nabucco sempre di Giuseppe Verdi, già molto apprezzato nella regia Paul-Émile Fourny, con le scenografie di Roberto Leonori a metà tra la tradizione più pura e le tecnologie più moderne di videomapping.

 

Si aspetta quindi il coro del Va Pensiero che questa volta risuonerà in arena senza fasce tricolori, nonostante qualcuno qualche anno fa lo avesse addirittura proposto in sostituzione dell’inno nazionale, idea subito stoppata in quanto non canto di celebrazione ma piuttosto lamento di un popolo disperato senza più patria. Chissà se, considerando le attuali situazioni politiche nazionali e internazionali, in un’epoca in cui la realtà supera ogni immaginanbile finzione, questa idea non possa tornare in auge con un triste ma motivato più profondo radicamento.

 

Il Trovatore di Negrin è “on fire”: la rappresentazione emoziona l’Arena. Marta Torbidoni trascina il pubblico (Foto)

 

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