Aperitivo di sangue, fuoco e ferro
con la zingara Azucena

MACERATA OPERA - Agli Antichi Forni ospite l'antropologa Annalisa di Nuzzo che ha analizzato la simbologia del Trovatore calandosi nell'interpretazione della cultura del tempo

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Annalisa di Nuzzo e Cinzia Maroni

di Marco Ribechi

Terza settimana per il Mof ma ultima per il Trovatore, agli Antichi Forni ospite l’antropologa Annalisa di Nuzzo. E’ stato un Aperitivo Culturale dedicato all’analisi dell’opera di Verdi che andrà in scena per l’ultima volta proprio stasera, nella notte che vedrà ospiti tutti i sindaci della provincia. La prossima settimana infatti il Trovatore andrà in panchina, sostituito dai Carmina Burana in programma per il 7 agosto, mnentre Nabucco e Il Barbiere di Siviglia vedranno una quarta rappresentazione.

Nonostante il caldo sempre più forte il pubblico fedelissimo di Cinzia Maroni è riuscito ad entrare a fondo nell’interpretazione del dramma, attraverso gli elementi del fuoco, del ferro e del sangue che sono centrali anche nello splendido allestimento di Francisco Negrin, totalmente centrato nella sua simbologia. «L’opera lirica in generale è investita da una sorta di circolarità – spiega di Nuzzo – perché ha una fruizione sia borghese che popolare, nei luoghi deputati alla messa in scena come i teatri o anche tra le mura domestiche. Ad esempio nei film di Woody Allen questo aspetto emerge decisamente, come in Match Point o From Rome with love. In generale il cinema esprime spesso la possibilità di far entrare l’opera nella vita ordinaria dei personaggi».

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Una scena del Trovatore allo Sferisterio

Passando nel dettaglio al Trovatore l’analisi si sposta sul concetto della marginalità e delle culture altre: «Verdi insiste nell’opera sulle figure marginali degli zingari, caricati di pregiudizi e paura dell’altro – spiega l’antropologa – c’è la capacità di Verdi di essere a suo modo rivoluzionario in un momento come quello Risorgimentale dove l’azione e l’identità erano termini fortissimi. Lui cerca di descrivere questo mondo altro entrando a fondo nelle contraddizioni». La zingara quindi apparte come una sorta di trickster, un elemento a metà tra il divino e l’umano che può agire in vari modi: « Può maledire o amare, condannare o proteggere – continua di Nuzzo – una prima contrapposizione riguarda anche il concetto di nomadismo contro la sedentarietà, radicato nella cultura dominante.

La zingara quindi è una di quelle forme di marginalità femminile che esistono in tutte le società, è colei che vive fuori da qualsiasi collocazione territoriale e quindi diversa e spaventosa». Azucena subisce lo stigma doppio, perché donna e gitana: «La sua colpa non è individuale ma legata alla genealogia femminile – prosegue l’ospite – la madre ha maledetto un infante, ha violato una domesticità». Elemento fondamentale diviene quindi il fuoco, il rogo: «In passato il rogo era uno spettacolo a cui partecipava tutta la città, anche per espiare una colpa collettiva – dice di Nuzzo – nel Trovatore il tema del rogo viene riportato ben quattro volte. Azucena è l’unica madre che appare in tutto il corpus verdiano e il compositore le fa vivere sentimenti potentissimi».

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Annalisa di Nuzzo

Verdi quindi, seguendo l’interpretazione dell’antropologa, tramite la zingara tende a dare spazio alle culture popolari, agricole e marginali perché lui stesso veniva da un mondo contadino e conosceva le superstizioni e le dinamiche di questa parte della popolazione. «Il fuoco nel Trovatore è sintetizzato in tutti i modi possibili – conclude di Nuzzo – dalla punizione, ala passione ma anche alla produzione di cultura, il fuoco prometeico, poiché il fuoco dà la possibilità di lavorare il ferro e quindi produrre. Il fuoco è anche la possibilità di trasmettere il sapere magico, che avveniva nella notte di San Giovanni». Un ultimo passaggio sull’etnomusicologia: «Nel Trovatore non ci sono gli elementi autentici della musica gitana – conclude l’ospite – ma si ritrova la visione borghese di queste musiche. C’è solo un eco, declinato a livello di ritmo, e tanto bastava per soddisfare il pubblico. Non serviva la verità musicale ma un dialetto esotico, qualcosa che usciva dalla musica colta rendendo questa idea popolare per viverla in parte».

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Gabriela Lampa

Per chiudere la lettrice Gabriela Lampa ha interpretato una lettera di Giuseppe Verdi al librettista Camarano proprio sulla figura di Azucena, per comprendere con le parole dello stesso autore le sue considerazioni sul personaggio. L’aperitivo finale a base di pesce è stato offerto da Basquiat Bistrot. Il prossimo appuntamentoo vedrà la presenza di Roberto Cresti che si addentrerà in un viaggio nel Nabucco tra lirica e storia dell’arte.

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Basquiat Bistrot

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