«Civitanova Alta ostaggio degli eventi:
faremo un comitato per fermarli»
DISAGI - Monta la protesta di alcuni residenti di viale delle Rimembranze che domani sarà chiusa tutta la giornata per l'allestimento di un'iniziativa legata al vino. «Ci sono location più adatte senza dover segregare mezza città»

Un evento recente a Civitanova Alta
«Civitanova Alta invivibile, organizzati appuntamenti che chiudono le strade e sequestrano i residenti, faremo un comitato anti eventi». La pensa così un residente che ha tastato il terreno con alcuni vicini di casa per creare un movimento anti eventi a Civitanova Alta. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha generato malumore anche sulla pagina social dell’iniziativa, è un evento che sarà ospitato domani lungo viale della Rimembranza dedicato al vino con chiusura al traffico dalla mattina per l’allestimento degli stand fino a mezzanotte.
Se da un lato c’è tutto un movimento e gruppi che cercano di creare movimento nel borgo alto, dall’altro c’è chi ha scelto la città storica proprio per la sua pace lontano dalla movida del centro e del lungomare e si ritrova invece a protestare. «Qualche settimana fa borgo magico, domani questo sul vino – dice il residente che però preferisce rimanere anonimo – con altri abitanti ci siamo confrontati e non si vive più. Siamo letteralmente sequestrati: un’intera parte della città è inaccessibile, non si entra e non si esce, tolgono i parcheggi praticamente dalla Tranvia fino a Porta Marina. Bisognerebbe trovare spazi diversi per queste iniziative dove c’è parcheggio e non si disturba la quiete dei residenti, al Tiro a volo, in piazza. Faremo un comitato anti eventi perché non si può andare avanti così».
Il parallelo con Guy Debord è calzante. La sua analisi del 1967 sembra descrivere accuratamente la realtà odierna. Nella visione originaria di Debord, lo “spettacolo” è il capitale a un grado tale di accumulazione da diventare immagine. Oggi assistiamo a un’evoluzione ulteriore: lo spettacolo non è più solo subìto passivamente attraverso uno schermo, ma colonizza fisicamente lo spazio urbano e la vita quotidiana.
Ecco come la tesi di Debord si riflette nelle dinamiche attuali:
Dalla rappresentazione alla mercificazione dello spazio:
Città-vetrina: I centri storici perdono la loro funzione comunitaria. Diventano scenografie per il consumo e il turismo di massa.
Primato dell’apparire: L’evento non serve più a celebrare una ricorrenza locale. Diventa un pretesto visivo per generare contenuti e attrarre flussi economici.
Isolamento sociale: Debord parlava di separazione e alienazione. I residenti, costretti a subire modifiche alla propria libertà di movimento, si scoprono estranei in casa propria, separati dalla gestione del proprio territorio.
Le estreme conseguenze contemporanee: Se per Debord lo spettacolo era una mediazione sociale tra persone attraverso le immagini, oggi la digitalizzazione e il marketing territoriale hanno chiuso il cerchio:
Il quotidiano mercificato: Ogni momento della vita urbana deve essere memorabile, instagrammabile e monetizzabile.
Il dissenso come sintomo: La nascita di comitati cittadini non è solo una protesta logistica, ma una reazione di rigetto contro la riduzione della propria vita a comparsa involontaria di uno show permanente.
La “società degli eventi” rappresenta la transizione finale: lo spettacolo non si limita a rappresentare il mondo, ma lo sostituisce, dettando le regole di utilizzo del suolo pubblico e delle relazioni umane.