Mari ricorda l’onorevole Ciaffi:
«Ha influito nelle mie scelte,
mi ha insegnato a fare politica dal basso»

LUTTO - Il presidente dell'Ordine dei medici di Macerata ed esponente della Dc ricorda l'onorevole: «Mi sono avvicinato, l'ho chiamato e sistemandogli la mascherina dell'ossigeno, l'ho incoraggiato. Lasciatemi questa convinzione, mi ha riconosciuto, ha alzato la mano sinistra per salutarmi»

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Romano Mari e Adriano Ciaffi

A ricordare il parlamentare Adriano Ciaffi, scomparso a 90 anni, è anche l’amico Romano Mari. Presidente dell’Ordine dei medici di Macerata e storico esponente della Democrazia Cristiana proprio come Ciaffi. «Ebbi modo di conoscere l’onorevole fin da ragazzo – racconta -, quando nel 1975, appena poco più che ventenne, eletto assessore al comune di Colmurano, ricevetti i suoi auguri e felicitazioni. Fin da allora ero inserito nella corrente della sinistra democristiana, che faceva capo a Zaccagnini e Moro e come cattolico democratico cercavo di mettere in pratica, anche in politica la dottrina sociale della chiesa».

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La camera ardente allestita in sala consiliare

Allora ricorda i viaggi: «Spesso facevo con Adriano la tratta Fabriano – Roma, essendo studente di medicina, all’Università Cattolica di Roma – racconta -. Si parlava, si discuteva, ci si confrontava. Per me un esempio ed un maestro. Mi ha insegnato a fare politica dal basso. Mi ha sempre incitato ad allargare l’area del dibattito, per prendere le decisioni migliori. Ha influito nella mia vita e nelle mie scelte. È stato un punto di riferimento anche nella cultura politica, ricordo gli incontri di San Liberato ed i Patti di San Ginesio, quando ci sollecitava lo studio e la stesura delle testate politiche locali da lui seguite, come Marche 70 ed Il Mese. Attento ai cambiamenti della società, sempre sensibile e lungimirante».

 

Secondo Mari era «un gigante della politica, instancabile nel servizio alla città, alla Regione e al Paese. Da sindaco mi fece recapitare dalla sua segretaria Elisa Moroni una bozza delle leggi sulla riforma delle autonomie locali (142/90) e l’elezione del sindaco (81/ 1993), norme che superavano il vecchio ordinamento delle leggi comunali e provinciali. Uno stravolgimento, l’elezione diretta del sindaco», rimarca Mari evidenziando come in quelle situazioni si vedesse l’uomo di esperienza e lungimiranza.

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«Ecco il maestro, esaminare i cambiamenti sociali e culturali e cercare di porre con sapienza i dovuti correttivi. Un uomo sempre pronto all’ascolto e curioso. Recentemente mi son recato alla sua residenza – confida -, perché era desideroso di conoscere i cambiamenti in atto nella medicina territoriale, dalle case della salute, all’ospedale di comunità ed alla nuova figura di medico di medicina generale territoriale. Attenzione , diceva, “la riforma non deve scalfire o sacrificare il rapporto fiduciario tra medico e paziente, perno della riforma sanitaria”. Uomo sempre pronto al confronto ed integerrimo nella sua onestà. Inattaccabile per i suoi principi morali, fedeli alla dottrina sociale e morale della Chiesa. Perdo un grande amico e maestro. Mi rimane una grande consolazione. Sabato scorso , nella tarda mattinata l’ho potuto incontrare in ospedale. Mi sono avvicinato, l’ho chiamato e sistemandogli la mascherina dell’ossigeno, l’ho incoraggiato e, lasciatemi questa convinzione, mi ha riconosciuto, ha alzato la mano sinistra per salutarmi. Commovente. Ciao Adriano – conclude Mari -, ti ringrazio della stima, considerazione ed incoraggiamenti che hai sempre avuto per me. Spero di non averti deluso. Grazie Adriano. La nostra città ti deve molto».

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