I 5 partiti di centrodestra contro il Pd:
«Mari è uno specchietto per le allodole.
Sinistra unita solo dalla sete di potere»
MACERATA AL BALLOTTAGGIO - Nota congiunta delle segreterie provinciali di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Udc e Noi Moderati in risposta all'intervento di Angelo Sciapichetti: «All'ipocrisia non c'è mai fine. I valori cattolici vanno vissuti quotidianamente e non possono diventare merce di scambio per la campagna elettorale». Sul rifiuto di Parcaroli al "faccia a faccia" con Tittarelli: «I dibattiti sono stati già fatti, la nostra priorità ora è concentrarci sulla città e mobilitare il nostro elettorato»

Mauro Lucentini, commissario provinciale della Lega con Sandro Parcaroli lunedì notte in Comune al termine dello spoglio elettorale
Un comunicato congiunto dalle segreterie provinciali di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Udc e Noi Moderati, ossia tutti i partiti che sostengono il candidato sindaco del centrodestra Sandro Parcaroli, è arrivato in serata sulla discesa in campo di Romano Mari con la coalizione di centrosinistra e in particolare in risposta all’intervento di oggi di Angelo Sciapichetti, segretario provinciale del Partito Democratico.

«All’ipocrisia non c’è mai fine – scrivono – Il centrodestra e il sindaco Parcaroli avrebbero molto da dire al Pd sull’operazione Mari: un profilo prima accantonato come un “ferro vecchio” per privilegiare la sinistra radicale, e oggi recuperato in fretta e furia come specchietto per le allodole, nel disperato tentativo di scongiurare una sconfitta già ammessa la sera stessa dello spoglio.
Tutto questo il centrodestra e il sindaco Parcaroli non lo hanno detto fino a questa sera preferendo guardare in casa propria ma ora siamo stati costretti, visto l’attacco sconsiderato e livoroso alle dichiarazioni del sindaco, che ha semplicemente ribadito ciò che dovrebbe essere la normalità: i valori cattolici vanno vissuti quotidianamente e non possono diventare merce di scambio per la campagna elettorale.
L’ipocrisia di Sciapichetti e del Pd, purtroppo, continua. Dopo una campagna elettorale priva di contenuti, basata solo su falsità e attacchi personali, oggi si lamentano perché il centrodestra preferisce non prestarsi all’ennesimo confronto. Di dibattiti ce ne sono già stati quattro. In questi pochissimi giorni che ci separano dal voto, la nostra priorità è concentrarci sulla città e mobilitare il nostro elettorato – che al primo turno ci ha premiato con il 49,96% – sollecitandolo a tornare alle urne. Comprendiamo che la sinistra voglia sottrarci serate utili a questo scopo, ma Sciapichetti non può certo pretendere che diventiamo autolesionisti accettando di perdere tempo per compiacere loro. Ultimo aspetto: invece di ossessionarsi con il centrodestra, invocare confronti e lanciare patenti di fascismo parlando costantemente di Parcaroli, invitiamo Sciapichetti a guardare in casa propria dove Avs ha dichiarato alla stampa di aver appreso delle “operazioni” Sigona e Mari direttamente dai giornali. Questo, d’altronde, non ci sorprende: l’unica cosa che unisce la sinistra è la sete di potere, un collante che però non produce nulla, lasciandoli divisi su tutto il resto».

Romano Mari, presidente dell’Ordine dei medici di Macerata, ieri in conferenza stampa con Tittarelli
Nel pomeriggio Angelo Sciapichetti era intervenuto in risposta alla nota di Parcaroli sul voto cattolico (leggi l’articolo) mentre a parlare del rifiuto al confronto pubblico da parte del sindaco uscente è stato il suo sfidante Gianluca Tittarelli (leggi l’articolo).
Parcaroli aveva partecipato al confronto tra i cinque candidato sindaco organizzato da Cronache al Cinema Italia (riportiamo il link qui sotto) ma ha rifiutato il “faccia a faccia” con Tittarelli.






































Sempre più nervosi. Buon segno!
I valori cattolici sono una scusa.
Domanda di Massimo Giorgi:
elezione del sindaco di Macerata, di questo ballottaggio
repentinamente virato dalla questione di lana caprina sull’efficienza scheletrica dell’anatra (vedi
https://www.cronachemaceratesi.it/2026/05/26/macerata-verso-il-ballottaggio-con-lo-spettro-dellanatra-zoppa/2069014/)
alla tensione tra opposti manicheismi (vedi
https://www.cronachemaceratesi.it/2026/05/31/i-5-partiti-di-centrodestra-contro-il-pd-mari-e-uno-specchietto-per-le-allodole-sinistra-unita-solo-dalla-sete-di-potere/2070747/#comment-783849)
cosa direbbe Freud?
Risposta di Gemini AI:
se Sigmund Freud si accomodasse sulla poltrona di un caffè in Piazza della Libertà a Macerata, osservando questo tumultuoso ballottaggio del 2026, si accarezzerebbe la barba con un sorriso sapiente. Per il padre della psicoanalisi, questo repentino passaggio dal tecnicismo burocratico allo scontro ideologico totale non sarebbe affatto una sorpresa, bensì la classica manifestazione delle dinamiche dell’inconscio applicate alla massa.
Ecco come Freud interpreterebbe questa metamorfosi della campagna elettorale maceratese:
1. Dallo “spettro dell’anatra zoppa” alla “nevrosi ossessiva”
Il dibattito iniziale sull’anatra zoppa — ovvero il rischio tecnico-giuridico di un sindaco eletto senza una maggioranza forte in consiglio — rappresenta per Freud un classico meccanismo di spostamento e di razionalizzazione.
Di fronte all’angoscia profonda della scelta e dell’incertezza del voto, la mente collettiva (e quella dei leader politici) si è rifugiata in una “questione di lana caprina”, un tecnicismo aritmetico. Concentrarsi sull'”efficienza scheletrica dell’anatra” è un sintomo tipico della nevrosi ossessiva: ci si focalizza in modo maniacale su un dettaglio formale e procedurale per evitare di affrontare il vero nucleo emotivo e conflittuale della contesa.
2. Il ritorno del rimosso e il Manicheismo (Es vs. Super-Ego)
Ma l’inconscio non si lascia seppellire sotto i calcoli dei seggi. Freud direbbe che l’improvvisa virata verso la tensione manichea — lo scontro frontale in cui il centrodestra unito accusa il PD e il candidato Sandro Mari di essere uno “specchietto per le allodole” mosso solo da “sete di potere” — è il ritorno del rimosso.
La diga della formalità tecnica è crollata, lasciando spazio a una regressione a stadi più primitivi della psiche:
• La Proiezione: Accusare l’avversario di essere unito “solo dalla sete di potere” è il meccanismo con cui si proiettano sull’altro le proprie pulsioni inaccettabili (il desiderio di controllo e dominazione). L’altro diventa lo specchio deformante dei propri impulsi egoici.
• La Scissione Manichea: Il campo politico si divide rigidamente in “Noi” (il Bene, la coerenza) e “Loro” (il Male, l’opportunismo). Questa polarizzazione assoluta è una difesa dell’Io contro la complessità: è molto più rassicurante e catartico combattere un “mostro assetato di potere” che negoziare una transizione politica complessa.
3. La psicologia delle masse e l’illusione
Nel saggio Psicologia delle masse e analisi dell’Io, Freud spiega come la folla elettorale abbia bisogno di grandi narrazioni polarizzanti, non di tecnicismi. Le coalizioni si compattano non tanto per un programma comune, ma per l’identificazione emotiva attorno a un nemico comune o a un ideale idealizzato.
L’attacco del centrodestra alle forze di sinistra serve a risvegliare l’angoscia del “pericolo imminente” per cementare la propria massa. Al contempo, liquidare la coalizione avversaria come un’alleanza di facciata è il tentativo di privare l’altro della sua “carica libidica” (l’entusiasmo degli elettori), riducendola a pura bramosia.
In definitiva, Freud direbbe che Macerata ha semplicemente tolto la maschera dell’intellettualizzazione (l’anatra zoppa) per mostrare il suo vero volto pulsionale. Il ballottaggio non è più una partita a scacchi sui regolamenti comunali, ma un dramma psicologico dove si mette in scena la più antica delle commedie umane: il conflitto tra il disperato bisogno di coesione interna e la proiezione dell’ombra sull’avversario.
Nota: Gemini è un’AI e può commettere errori, anche in merito a persone.
Macerata non ha un inconscio. È un inconscio.
O Macerata, che dal colle guardi il mare dell’Es e i suoi marosi, tu non nascondi i sogni nei cassetti, tu sei capitale dell’inconscio.
La rampa di Piaggia della Torre sale come un rimosso che vuol ritornare, il Super-Ego sta in Piazza della Libertà, giudica e frena con austerità, ma sotto le tastiere, nei commenti ardenti, l’Es si scatena e digrigna i suoi denti.
Signor Buldorini, le sue parole mi spingono a un singhiozzo e ad un rutto. Lei scrive, testualmente: “La dignità non si vende. La coerenza non si compra. A pochi giorni dal voto cè chi cambia bandiera per una poltrona e chi continua a guardare negli occhi i cittadini. Noi scegliamo la serietà, il coraggio e la visione per Macerata di Sandro Parcaroli”. Ora, cortesemente, mi potrebbe enumerare i cambi di casacca avvenuti a destra, anche solo guardando al Consiglio Comunale o, la voglio aiutare, alla sola Giunta? Contati, anche solo gli assessori e i consiglieri comunali? bene, ora mi contestualizzi questo numero, me lo relazioni alla coerenza che non si compra, al cambiare bandiera per una poltrona e al riuscire a guardare negli occhi i cittadini. Per una volta, nel rispondere qualora ritenesse di volerlo fare, provi a usare parole sue e non gli slogan da operetta di partito.
Ode a Macerata sradicata
Ah, Macerata mia, che te staje arravuglianno
mmiezzo a ‘sti cartelle ‘e partito comme a foglie
‘ncopp’ ‘o viento ‘e nuvierno!
Te vedesse, sì, cu ‘nu sguardo che te vo’ bene
ma che te ‘ncarc’ ‘o core:
intelligente sì, ma secca, senza suco,
imprigionata dint’ ‘a forza ‘e chelli facce
che se fanno nemice pe’ campà.
Li partiti, che belli palazze ‘e carta!
Se fanno comme a idole, se magnano ‘o sanghe
d’ ‘a gente ca nun sape cchiù addò mettere ‘e radice.
Primma te creano ‘o nemico cu ‘a vocca spuorcata,
puoi’ te ‘nchiuvino tutte quante dinto ‘nu blocco,
una sola voce, una sola capa,
e ‘a coscenza toia, poverella, resta ‘nterra
comme a ‘nu straccio.
Che te serve ‘a freud, che te serve ‘a psicologia
d’ ‘e masse? Ccà nun ce sta ‘o complesso,
ccà ce sta ‘a gravità, chella forza pesante
che te fa trattà ‘o frate tuoio comme a na cosa,
comme a nu sacco ‘e patate da mettere ‘ncopp’ ‘a bilancia
d’ ‘o potere.
Manc’ ‘a attenzione, ahinoi!
Chillo sguardo ca se ferma, ca se fa piccerillo,
ca vede ‘o viecchio ca nun trova cchiù ‘o pane dignitoso,
‘a mamma ca se struje pe’ fà magnà ‘e figlie,
‘a via ca se scorda ‘e nomme antiche.
Invece se fa ‘a guerra ‘e bandiere,
se fa ‘o ballottaggio comme a nu spettacolo,
e tutti quanti se senteno eroe pe’ nu juorno.
Macerata, bellezza mia spugliata,
te serve ‘o radice, nun ‘e cartelle ‘e propaganda!
Te serve ‘o passato che te parla ancora,
‘o mestiere ca te fa sudà cu onore,
‘na comunità ca nun è partito ma famiglia allargata,
‘nu bene comune ca nun se vota, se cunosce.
Abolite ‘sti partute, o almeno nun ce identificate cchiù!
Ca solo allura, forse,
quanno ‘o core se fa zitto e guarda veramente,
quanno ‘a grazia attraversa ‘a pesantezza ‘e ‘sti juorne,
se pò truvà nu piccerillo ‘e luce
dint’ ‘o scuro ‘e sta terra ca ancora vo’ bene.
E chella luce nun è vittoria ‘e nisciuno,
è sulo attenzione, è sulo ammore pe’ ‘o prossimo
ca tene ‘a faccia e ‘o nomme suoio,
nun è simbolo, nun è coalizione:
è ommo. Macerata, nun te disperà.
‘E radice nun se fanno cu ‘o veleno,
se fanno cu ‘a terra, cu ‘o tiempo, cu ‘a fatica.
E forse, quanno tutti quanti se stancano ‘e odiare,
allora sì, se pò accummencia’ a vivere.
Nel Pasolini de “Il sogno di una cosa” il dialetto non è un vezzo folcloristico, ma una lingua pura, “sacra”, l’unica capace di esprimere la verità dei corpi e della terra contro l’astrazione del potere borghese.
Franco Pavoni compie un’operazione identica e squisitamente pasoliniana: per descrivere lo sradicamento di Macerata, rifiuta l’italiano burocratico e geometrico dei comunicati stampa dei partiti (quel linguaggio che Pasolini definiva “tecnocratico” e “morto”) e adotta il napoletano. Questo spostamento linguistico agisce come uno specchio ustionante: porta il calore, il sangue e la disperazione del Sud in una città del Centro, rompendo l’ipocrisia del decoro borghese e costringendola a guardarsi nuda (“bellezza mia spugliata”).
Nel romanzo di Pasolini, i giovani protagonisti (Eligio, Milio, Nini) vivono l’illusione di una giovinezza pura, legata alle stagioni, alle feste di paese, alla “fatica cu onore”. Ma su di loro incombe la “storia”, la politica dei blocchi contrapposti del dopoguerra, che vuole incanalarli, catalogarli, usarli.
L’ode grida esattamente lo stesso dolore:
“Ccà nun ce sta ‘o complesso, ccà ce sta ‘a gravità, chella forza pesante che te fa trattà ‘o frate tuoio comme a na cosa…”
Questa “gravità” è la perdita dell’innocenza. È il potere che trasforma il “fratello” in un “sacco ‘e patate”, in un dato elettorale, in una quota da ballottaggio. Pasolini avrebbe sottoscritto ogni parola: il potere consumistico e partitico disumanizza, toglie l’anima al popolo per trasformarlo in massa manovrabile.
C’è un lirismo struggente e profondamente pasoliniano nella seconda parte dell’ode, dove lo sguardo si sposta sui dettagli della miseria e della dignità:
• Il vecchio che non trova il pane dignitoso.
• La mamma che si logora per i figli.
• La via che dimentica i suoi nomi antichi (la perdita della memoria storica, un tema ossessivo in Pasolini).
Questo è il Pasolini che cerca il “sacro” negli ultimi. Di fronte allo spettacolo del ballottaggio (“se fa ‘o ballottaggio comme a nu spettacolo”), l’ode oppone la santità del quotidiano. Non è la politica dei grandi palazzi che salverà Macerata, ma l’Attenzione, quell’atto d’amore che restituisce a ogni uomo “la faccia e ‘o nomme suoio”.
Il finale della poesia è l’essenza stessa del titolo del romanzo di Pasolini (che a sua volta citava Marx): il sogno di una cosa è il sogno di un’umanità riconciliata, che ha smesso di odiare e torna alla terra.
“’E radice nun se fanno cu ’o veleno, se fanno cu ’a terra, cu ’o tiempo, cu ’a fatica. E forse, quanno tutti quanti se stancano ’e odiare, allora sì, se pò accummencia’ a vivere.”
Sembra di vedere i braccianti friulani del romanzo che, dopo le lotte per il fondo rustico e le delusioni della politica istituzionale, tornano a guardare il cielo di Casarsa o i fiumi del Friuli, stanchi della violenza ideologica, cercando solo una vita degna.
Franco, attraverso Grok, ha fatto un regalo a quella sezione commenti: ha tolto Macerata dalla cronaca politica locale del 2026 e l’ha proiettata in una dimensione mitica, poetica e tragica. Proprio come faceva Pasolini con le sue borgate e i suoi villaggi.
(Gemini AI)
Accusare chi si presenta alle elezioni di farlo per il potere è ridicolo. Perché sennò? Come tutti sanno Mari era stato proposto per fare il sindaco. Il PD non lo voleva. Adesso lo vuole. Il dr. Mari però è sportivo e l’ha presa bene. Ha detto che era d’accordo pure lui per Tittarelli. Ci voleva il rinnovamento. Non per il posto di vice sindaco però.