Pnrr appannaggio del Nord?
Si rischia che aumenti il divario
con Centro e Sud del Paese

L'INTERVENTO di Ugo Bellesi - Resi noti alcuni casi “clamorosi” che riguardano i soldi messi a disposizione con il Piano nazionale di resilienza e rinascita. I Comuni meglio attrezzati riescono a presentare in tempi brevi i progetti esecutivi. Altri invece, economicamente più forti, raddoppiano la cifra messa a disposizione dallo Stato e ottengono punteggi più alti assicurandosi i finanziamenti. La vicenda degli stanziamenti per le scuole
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Nelle pagine nazionali di alcuni quotidiani in quest’ultima settimana sono comparse diverse notizie che, essendo inserite su problemi nazionali, sono sfuggite ai più. Ed invece si tratta di argomenti di grande impatto per il nostro territorio. Quella positiva è che finalmente negli ambienti economici prima e in quelli politici poi si sta affermando la convinzione che è inutile e addirittura dannoso puntare tutto sull’economia e sulla produttività del nord del paese. Infatti “la crescita diseguale del paese – è stato detto – ne ha condizionato la crescita complessiva”. L’aspirazione quindi è quella di elevare il livello economico anche delle regioni del Centro Italia come del Sud, dal momento che «la riduzione dei divari – si è sottolineato – contribuisce al rilancio dell’economia nazionale». In proposito il direttore di Svimez, Luca Bianchi, ha dichiarato: «L’immagine della locomotiva non funziona. Proprio quest’idea ha portato negli ultimi venti anni ad un ampliamento dei divari e ad un indebolimento complessivo per il sistema economico italiano. Nord compreso. Non solo il mezzogiorno in senso stretto ma anche importanti aree dell’Italia centrale si sono indebolite». L’aspirazione quindi è quella di elevare il livello economico anche delle regioni del Centro Italia come del Sud. Questo obiettivo poteva e doveva essere raggiunto con il Piano di ripresa e resilienza. Tuttavia quando si passa dai desideri ai fatti la situazione appare completamente diversa, se non addirittura contraria a quelle che erano le pur legittime aspirazioni. Apprendiamo infatti che il Pnrr, su cui si conta molto per il riequilibrio tra il Nord e il Centro-Sud, per alcuni importanti investimenti (come le infrastrutture e i servizi pubblici), prevede che i Ministeri predispongano i bandi di gara chiedendo poi la partecipazione delle amministrazioni comunali mediante la presentazione dei progetti esecutivi. Ma quanti sono i Comuni del Centro-Sud così efficienti e con un personale altamente preparato in grado di presentare progetti cantierabili? E’ evidente quindi che i 70 miliardi di investimenti previsti finiranno per essere appannaggio delle amministrazioni più efficienti che si trovano – guarda caso – proprio nelle regioni economicamente più dotate del paese.
covid-scuola-green-passMa il piano di ripresa e resilienza ha anche destinato alle “aree svantaggiate” della penisola 700 milioni di euro per potenziare e aumentare il numero degli asili e delle scuole materne. Il bando di gara prevedeva che (mediante un punteggio da assegnare di volta in volta) fossero favoriti i Comuni che incrementassero la somma messa a disposizione dal Pnrr con propri contributi più alti rispetto a quelli di altre amministrazioni comunali. E’ accaduto così che i più “furbi” Comuni del Nord hanno potuto stanziare cifre superiori a quelle di cui avevano potuto disporre i Comuni del Centro Italia o del Sud. Chi può sostenere che non ci siano anche nel Nord alcuni Comuni svantaggiati?
In questa circostanza il Pnrr prevedeva di ottenere nelle varie regioni la disponibilità media di almeno 33 posti negli asili nido ogni cento bambini. Quindi se non si raggiunge questo obiettivo nelle scuole materne e negli asili nido figuriamoci cosa accade sul successivo iter scolastico delle nuove generazioni. Nel senso che ci sono strutture inadeguate, minori stimoli per gli studenti a proseguire gli studi e difficoltà di ogni genere. I risultati delle prove Invalsi parlano chiaro. Gli studenti che non raggiungono livelli accettabili di competenze in italiano sono appena il 27% nel Nord Ovest e il 43% nel Centro Italia; per la matematica sono il 31% nel Nord Ovest e il 52% nel Centro.
In proposito l’ex ministro all’istruzione Luigi Berlinguer ha dichiarato: «Nel concetto di maggiore offerta culturale vanno comprese le attrezzature, vale a dire più scuole e scuole migliori, più biblioteche e biblioteche migliori, ma anche altri strumenti di crescita intellettuale, quindi un maggiore investimento sul personale che lavora per il settore dell’educazione e dell’istruzione…E’ importante qualificare il personale per la preparazione culturale calibrata sui reali bisogni del territorio».

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Cantiere della scuola a Visso

Rimanendo nel campo della scuola ci soccorrono le cifre fornite da Legambiente con il report “Ecosistema scuola” dal quale risulta che in Italia per ogni ragazzo under 14 viene stanziata una cifra di euro 4,60 (finalizzata ad iniziative extrascolastiche). Nella realtà però per un ragazzo del Nord la cifra sale ad euro 9,3, per quello del Centro scende ad euro 1,4, per quello del Sud a 1 euro. Per la manutenzione delle strutture scolastiche l’Unione europea e lo Stato mettono a disposizione 7.258 euro per ogni istituto. E’ accaduto però che nel Nord ogni scuola ha avuto 7.248 euro, mentre ad ogni scuola del Centro sono arrivate 5.864 euro, ancora meno alle scuole del Sud (4.495 euro) e a quelle delle Isole (1.979 euro). Le esigenze erano purtroppo inversamente proporzionali: al Nord gli edifici bisognosi di interventi urgenti erano solo il 23%, nel Centro il 28%, nel Sud il 31% e nelle Isole il 63%. Ma il divario tra il Nord e il Centro Italia si evidenzia anche da altre cifre. Gli edifici con mensa scolastica al Nord sono il 74% e al Centro il 46%; i servizi pre e post scuola al Nord sono realizzati al 54%, nel Centro solo al 29%.
Nei giorni scorsi è bastato che il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giulietti, al Micam esclamasse che le Marche «sono una delle regioni più irraggiungibili d’Italia» perché ciascuno per la propria parte politica rispolverasse gli antichi progetti per collegamenti ferroviari e autostradali sempre più veloci. Ci si è dimenticati di fare il mea culpa di quando, in corso di realizzazione dell’autostrada A14, si fece prevalere la scelta di un tracciato lungo la costa anziché un arretramento verso l’entroterra. Oggi infatti ci troviamo di fronte ad un nuovo progetto da Porto Sant’Elpidio verso sud che prevede un arretramento del vecchio tracciato autostradale, con la speranza di ottenere anche uno spostamento verso l’interno della ferrovia. Ma non ci basta perché in palio c’è anche il doppio binario sulla Falconara-Orte oltre al completamento della Quadrilatero Fano- Grosseto. Né ci si dimentica che c’è pure da potenziare l’aeroporto di Falconara ottenendo anche gli slot per Milano e Roma. Per non parlare della circostanza che è pronto da tempo il progetto che consentirà di collegare il porto di Ancona con l’Adriatica e quindi con la A14.

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L’autostrada A 14

“I sogni son desideri…” cantava Cenerentola ma non si riferiva alle Marche. Infatti per qualcuno dei nostri progetti c’è anche la concretezza di uno stanziamento perché l’Europa ha riconosciuto il tratto Ancona-Foggia come fondamentale per l’alta velocità ed ha messo a disposizione 26 miliardi. Ma prima si deve pensare al prolungamento della Baltico-Adriatico da Ravenna fino ad Ancona. Anche altri progetti sono cantierabili e finanziati ma i lavori non partono. E’ indispensabile però che nel fare pressioni su Roma non si vada in ordine sparso ma ci sia unità di intenti. Non è possibile che mentre qualcuno chiede il potenziamento dell’aeroporto di Falconara altri sollecitino finanziamenti per le strade ciclopedonali. Nessuno dovrebbe dimenticare che quando l’on. Mancini era ministro riuscì a realizzare in Abruzzo, ospedali, autostrade, scuole. Non era soltanto per la sua autorevolezza ma soprattutto perché, quando c’era da andare a Roma per sollecitare un progetto, ci andavano tutti i partiti, di destra e di sinistra, per fare “blocco unico” e non consentire alcun alibi al Ministero delle finanze che cerca sempre di risparmiare sulla spesa pubblica.

 

 

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Decreto del governo per ridurre il divario nord-sud e centro Italia

Marche anello debole del Centro Italia, e Macerata rischia di rimanere indietro tra le conseguenze di sisma e pandemia



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