«Utile da 139mila euro del Cosmari,
è una mano di vernice:
su una struttura lesionata»

TOLENTINO - L'ex senatore Mario Morgoni critico sul bilancio dell'azienda di smaltimento rifiuti: «E' sull’orlo di una crisi finanziaria. E' il disastro nato dalla protervia di una destra che ha voluto saziare i propri appetiti di potere»

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Mario Morgoni

«L’utile di 139mila euro sbandierato come un successo imprenditoriale, è in realtà la classica mano di vernice sopra una struttura lesionata: il danno c’è ma l’importante è che non si veda. La verità è che il Cosmari è sull’orlo di una crisi finanziaria». Così l’ex senatore Mario Morgoni sul bilancio del Cosmari del 2025.

«La ditta di smaltimento di rifiuti non ha in cantiere alcun significativo progetto industriale per la gestione del rifiuto – prosegue Morgoni – anzi, ha abbandonato quelli che erano stati avviati, ed è totalmente assente dal tema delle possibili modifiche al sistema tariffario come da quello sulla riduzione del rifiuto. Questo è il disastro nato dalla protervia di una destra che ha voluto sovvertire il principio di governare insieme una realtà come il Cosmari al solo scopo di saziare i propri appetiti di potere.

Conoscevano, come tutti, la situazione di emergenza dal 2021, ma poiché l’Università politecnica delle Marche aveva individuato nel comune di Macerata il primo sito idoneo per la nuova discarica, per poter fare un favore a Parcaroli in chiave elettorale, hanno tenuto bloccato il procedimento fino a che non hanno concepito il subdolo e raffazzonato marchingegno con cui sovvertire la graduatoria affibbiando il primo posto ad un comune come Montefano non appartenente alla filiera della destra e di piccole dimensioni, quindi ai loro occhi meno fastidioso (salvo poi cantare le lodi dei piccoli comuni). Questa situazione di immobilismo ha paralizzato anche la procedura per l’ampliamento di Cingoli, legata alla scelta del nuovo sito».

Per Morgoni le conseguenze sono tre, a partire dagli «incessanti aumenti di tariffe a carico di cittadini e famiglie che continueranno con certezza per altri 3 anni arrivando in un quinquennio a circa il 50%. Poi ci sono enormi aggravi di costi a causa del conferimento fuori provincia, costi non compensati neanche dagli aumenti tariffari tanto da far lievitare i crediti verso i comuni ad una cifra che a fine 2027 ammonterà a 30 milioni di euro, se non di più, visto che per il 2027 dovremmo forse abbancare i nostri rifiuti a Pesaro o Ascoli. La terza conseguenza è quella di portare l’azienda pubblica più importante della provincia verso il dissesto».

«La voragine dei 30 milioni di crediti non fatturati ai comuni non sarà mai sanata (se non con il pagamento immediato di quanto dovuto da parte dei comuni) in quanto i costi della realizzazione e gestione della nuova vasca di Cingoli, insieme all’una tantum di 350mila euro e alla misura esorbitante dell’equo indennizzo di 18,30 euro che lo stesso comune incasserà per ogni tonnellata di rifiuti conferita dal Cosmari, insieme agli aumenti degli altri costi aziendali, non permetteranno alcuno spazio di manovra.

Per Morgoni «un’azienda, il cui valore della produzione è di poco superiore ai 60 milioni di euro, abbia crediti sospesi e non fatturati per 30 milioni di euro getta ombre preoccupanti sulla regolarità del bilancio e sulla tenuta della società. La scelta di rinunciare alla realizzazione del biodigestore anaerobico per la produzione di metano che, pur non essendo rientrato nei fondi Pnrr, avrebbe potuto essere lo stesso realizzato ridimensionandolo ed usufruendo comunque dei contributi disponibili (es. del Gse), comporterà l’adeguamento del vecchio impianto per un costo di circa 10 milioni di euro, e il conferimento dei rifiuti organici fuori regione per i due anni necessari ai lavori di ammodernamento, ad un costo ulteriore di 8/9 milioni di euro. Alla fine avremo un vecchio impianto riparato che non produrrà energia. Alla luce di queste considerazioni e pur limitandosi ad alcuni degli aspetti più macroscopici, il bilancio annuale Cosmari, così come quello triennale appaiono assolutamente inattendibili. Pertanto i festosi annunci del presidente Gattafoni sul raddoppio dell’utile e quelli del presidente Gentilucci sui 10 milioni di euro cancellati, forse da babbo Natale, rappresentano una straordinaria turlupinatura ai danni dei cittadini, degna di un capolavoro cinematografico come “La stangata”».


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