I “Tre moschettieri” dello Sferisterio:
«Uniti verso il 2021»

MACERATA - Bilancio parziale per la stagione 2019 che probabilmente registrerà nuovi record dopo l'ultima Carmen di questa sera. La testa è al Bianco Coraggio del prossimo anno e al centenario della prima Aida. Tutti i protagonisti del Mof hanno definitivamente confermato i loro contratti. Il sindaco ha ripercorso la storia degli ultimi 10 anni del festival
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Da sinistra: Luciano Messi, Cinzia Maroni, Francesco Lanzillotta, Barbara Minghetti e Romano Carancini

 

di Marco Ribechi

I tre moschettieri della lirica maceratese resteranno al comando del Mof per almeno altre due stagioni. Notizie confermate in questi giorni infatti sono l’appassionata dichiarazione d’amore a Macerata del sovrintendente Luciano Messi, che ha definitivamente rifiutato importanti corteggiamenti in prestigiose sedi italiane, e la firma dei contratti della direttrice artistica Barbara Minghetti e del direttore musicale Francesco Lanzillotta avvenuta per entrambi martedì.

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I moschettieri della lirica maceratese

Tutto era già nell’aria ma ora la certezza è assoluta. Come per gli eroi di Dumas al grido “Uno per tutti, tutti per uno” la triade delle stagioni dei miracoli traghetterà il Mof verso una data importantissima per la città, quel 2021 che segnerà il centenario dalla prima Aida allo Sferisterio da cui nacque la storia della lirica cittadina. A salutare sarà invece, per motivi di scadenza di mandato, il D’Artagnan del gruppo ovvero il sindaco Romano Carancini, non altrettanto esperto di opera ma che negli anni ha dimostrato “di saperci fare con la spada” e quindi di aver meritato di sedere nel concilio dei veterani. «Lo Sferisterio è lo specchio fedele di questa città- ha detto –  Non solo per i tanti protagonisti ma anche per il lavoro delle persone, degli artisti, dei direttori d’orchestra, dei registi, dell’Università, dell’Accademia, dei Pueri Cantores, di tutti quelli che lo vivono come le associazioni, i commercianti, i mecenati, i cittadini, il cda. Tutto questo è la città oggi, che non solo sta in salute ma scoppia di salute. E noi siamo come lo Sferisterio, 365 giorni all’anno

Nell’ultimo Aperitivo Culturale agli Antichi Forni si è parlato soprattutto dello straordinario lavoro svolto negli ultimi anni visto che il tentativo di strappare indiscrezioni sulla prossima stagione, segnata dal colore Bianco Coraggio, non ha dato esisti.

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Il sindaco Romano Carancini

Ci ha pensato però Cinzia Maroni a rompere un po’ il muro di silenzio ipotizzando gli allestimenti delle varie opere: «Credo che la Tosca sarà la nuova produzione, il Don Giovanni la collaborazione e il Trovatore la ripresa nella splendida veste di Negrin». L’affermazione è stata accolta più con sguardi di conferma che di smentita. «Nel 2011 in Comune ci fu una drammatica riunione – spiega Romano Carancini – in cui i nostri storici finanziatori si tirarono indietro. La lirica subì una perdita di circa un milione di euro di sussidi, che andava ad aggravare un altro milione perso qualche anno prima. Si discusse anche sull’idea di fermare l’opera, alcuni volevano esternalizzare il tutto. Oggi siamo di fronte al compimento di una rivoluzione che si deve in primis a Francesco Micheli che ha saputo indicarci la direzione. Inoltre la straordinaria squadra composta da Messi, Minghetti e Lanzillotta e dal consiglio di amministrazione del Festival ha reso possibile il miracolo che stiamo vivendo. Come ogni teatro minimamente serio abbiamo deciso di programmare la stagione 2020 e anche la 2021 perché riteniamo che questo sia un patrimonio importante da mantenere, indipendentemente da chi verrà dopo».

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Barbara Minghetti

La trasformazione di una stagione lirica ad appannaggio di pochi in un festival che oggi coinvolge tutta la città, l’introduzione della figura del sovrintendente nel 2015 e quella del direttore musicale, condizione sine qua non imposta dalla Minghetti, sono tre delle scelte vincenti che hanno portato il Mof a registrare un record dopo l’altro, a coinvolgere non solo la città ma un intero territorio, ad elevare la qualità della lirica maceratese e a mantenere la linea di Micheli alzando di anno in anno l’asta riacquistando una forte rilevanza a livello internazionale. «Quello che funziona a Macerata è la squadra – spiega Luciano Messi – il lavoro di ognuno di noi viene valorizzato in un moltiplicatore, l’apporto di ognuna delle professionalità viene restituito tre o quattro volte tanto. E’ vero che più si cresce e più aumentano le proposte da altri teatri ma, allo stesso tempo, cresce anche l’amore per Macerata, per quello che stiamo facendo e il legame diventa sempre più solido». L’apertura verso il territorio e verso ogni tipologia di ascoltatore, persino i bambini da 0 a 36 mesi, è invece il cavallo di battaglia portato avanti dalla direttrice artistica: «E’ un territorio di cui tutti si innamorano – dice Minghetti – dell’eleganza della città, anche della sua lentezza in un certo modo. Vogliamo insistere nell’accoglienza come è avvenuto quest’anno con i 100 Cellos, ospitati da varie famiglie della città, e della condivisione come per i 100 cittadini del Flauto Magico. La nostra progettualità non si accontenta dello spettacolo ma vuole coinvolgere tutta la comunità».

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Francesco Lanzillotta

Insiste sul tema del coraggio Francesco Lanzillotta: «La prima volta che arrivai a Macerata era il 2013 per dirigere il Piccolo Spazzacamino – spiega il direttore musicale – all’epoca avevo fatto gavetta a Varna, in Bulgaria, ero squattrinato e mi stupii che una città piccola dell’entroterra avesse una ricchezza culturale così grande con un teatro filarmonico, un teatro comunale, un teatro lirico e vari musei. Questa energia ancora la sento quando cammino per la città e credo che la scommessa culturale che si sta facendo sia molto coraggiosa, non scontata e allo stesso tempo fondamentale». Gli Aperitivi Culturali sono stati proprio la prima attività collaterale che ha denotato il passaggio da stagione lirica a Festival, anche questi sono cresciuti ogni anno: «Un bilancio estremamente positivo – spiega Cinzia Maroni – hanno confermato la loro vocazione multidisciplinare offrendo ad un pubblico sempre folto e attento un approccio originale e profondo sia alle singole opere in cartellone che al “colore” del festival a cui è stato dedicato un aperitivo ad hoc. Filosofi, musicologi, avvocati, giornalisti hanno raccontato l’eterna lotta tra il bene e il male, gli abissi dell’animo umano, i rapporti generazionali e tra i sessi che le tre opere hanno rappresentato sul palco dello Sferisterio. Un piccolo festival nel festival che in 13 anni è cresciuto sia nei numeri che nella qualità. Grazie anche agli operatori maceratesi che tutti i giorni hanno consentito al pubblico di commentare con vini e cibi della nostra terra il tema e i protagonisti degli appuntamenti. Stiamo già lavorando per l’anno prossimo con l’obiettivo di realizzare anche alcuni appuntamenti invernali di preparazione alle tre opere del festival 2020». L’ultimo brindisi di Ribona presentato da Enzo Gironella è stato accompagnato dal buffet dell’Antica Gastronomia di Mogliano.

 

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Luciano Messi

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Cinzia Maroni

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Il titolare dell’Antica Gastronomia di Mogliano

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