Nespoli “stellare” esalta il Lauro Rossi
«Dallo spazio non si vedono confini» (Foto)

MACERATA - L'astronauta testimonial del Mof è arrivato sul palco con le stampelle. Si è rotto un piede durante le prove e ha ironizzato: «Houston abbiamo un problema, Non sai mai quando accade l'imprevisto - ha aggiunto - ho fatto anni di addestramento senza farmi male e poi mi fracasso proprio qui». Al pubblico ha raccontato le tante prove superate per raggiungere il suo obiettivo e spiega l'importanza delle ricerche che si possono effettuare a microgravità. «Quando perdi la percezione del corpo sei pura coscienza»
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Il Lauro Rossi affollato per l’astronauta Paolo Nespoli

 

di Marco Ribechi (foto di Fabio Falcioni)

Osservare la Terra dallo spazio e cercare la risposta ai grandi interrogativi dell’essere umano. Allo stesso tempo capire quali sono i propri limiti, superarli e impiegare al meglio il tempo a disposizione per vivere una vita produttiva e gioiosa. E’ stato un appassionante viaggio dalla Terra allo spazio e ritorno quello narrato dall’astronauta Paolo Nespoli al teatro Lauro Rossi di Macerata per l’ultimo incontro organizzato da Life Strategies all’interno dell’Opera Festival di cui proprio Nespoli è il testimonial 2019.

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Paolo Nespoli con il piede ingessato

L’appuntamento, inizialmente programmato nel cortile di Palazzo Buonaccorsi, è stato spostato all’interno del teatro cittadino per permettere ai tanti interessati di non perdere la preziosa conferenza. Ma neanche questo è bastato ad accogliere la grande folla che già parecchio tempo prima dell’inizio aveva composto in piazza della Libertà una lunga fila nel tentativo di accaparrarsi un posto. Un successo di pubblico che già preannunciava la qualità dell’appuntamento che le parole di Nespoli poi non hanno tradito. Con un piccolo inconveniente però: l’astronauta nel pomeriggio, durante le prove, è caduto dal palco rompendosi un piede che è stato poi ingessato costringendolo a calcare la scena con le stampelle. «Non sai mai quando accade l’imprevisto – dirà Nespoli – ho fatto anni di addestramento senza farmi male e poi mi fracasso il piede proprio qui».

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La giornalista Sara Pagnanelli accompagna l’ingresso dell’astronauta infortunato

Dopo l’introduzione del sindaco Romano Carancini la giornalista Sara Pagnanelli, solare e radiosa per restare in tema stellare, ha presentato Nespoli che riferendosi proprio al suo gesso ha esordito dicendo: “Huston abbiamo un problema” citando la celebre frase dell’equipaggio dell’Apollo 13. Inizia così il viaggio del Lauro Rossi nell’universo con l’astronauta che ha ripercorso tutte le tappe della conquista dello spazio dal primo satellite russo del 4 ottobre 1957, al viaggio di Gagarin attraverso la Corsa allo Spazio anch’essa parte della Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Usa, fino agli otto giorni di viaggio dell’Apollo 11 con conseguente conquista della Luna. Con un paio di curiosità su Neil Armstrong: «Non volle scrivere i nomi dell’equipaggio sulla coccarda che ricordava l’allunaggio – dice Nespoli – riteneva che dovesse restare un’impresa di tutta l’umanità, senza meriti personali. Inoltre non abbiamo sue foto sul suolo lunare perché al momento di passare la macchina fotografica arrivò una telefonata del presidente degli Stati Uniti che gli rubò il tempo previsto per gli scatti. Al termine della chiamata dovette terminare le operazioni in fretta e raggiungere il modulo di comando su cui era rimasto Michael Collins che nonostante la storica impresa non poté scendere sul suolo lunare».

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L’evento al Lauro Rossi organizzato da Life Strategies

Dopo una lunga esperienza di formazione in Libano con la Folgore, con cui Nespoli forgia il proprio carattere e la propria forza d’animo, la decisione di diventare astronauta. «Il modo sicuro per non realizzare un sogno è non provarci – spiega Nespoli – non avevo la laurea né la conoscenza della lingua inglese e così decisi di iscrivermi a una università negli Stati Uniti nella speranza di poter un giorno partecipare alla selezione per un astronauta italiano». Il bando arriva nel 1988, appena laureato, ma sarà solo nel 1997, al terzo tentativo, che riuscirà a superare le selezioni. A questo punto viene incluso in un gruppo dal nome Penguins – Pinguini perché sono dei volatili che non hanno mai volato. «Inizio un addestramento di tre anni in cui ho dovuto imparare il russo e affrontare molte esperienze ai limiti delle capacità umane – dice l’astronauta – nello spazio non si può sbagliare e si deve essere in grado di svolgere ogni mansione e affrontare ogni imprevisto». Così tra le prove passa 12 giorni in Alaska a -30° e con 150 km da affrontare insieme all’equipaggio abbandonato tra le nevi, poi altri 12 giorni nel profondo di una grotta in Sardegna con l’obbligo di trovare l’uscita e allo stesso tempo fare degli esperimenti, 3 giorni di sopravvivenza con materiale di emergenza nelle nevi di una foresta russa, fino alla permanenza per 20 giorni in una base sottomarina. A questo seguono altre simulazioni di avarie che gli permettono infine di superare l’esame ed effettuare il suo volo. «Ogni volta si superano dei limiti che si credevano insuperabili – dice Nespoli – L’astronauta fa qualsiasi cosa, dagli esperimenti di genetica al mantenimento del modulo. Le nostre ricerche sono guidate dalla Terra e noi eseguiamo le istruzioni nelle condizioni di microgravità che caratterizzano il nostro ambiente spaziale».

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Nespoli racconta del primo satellite spaziale

La materia ha un comportamento differente quando non è soggetta alla forza di gravità e così è possibile scoprire ad esempio nuovi tipi di fiamme da utilizzare nel motore a scoppio, studiare il comportamento delle cellule tumorali, tentare la telemedicina. «Tutte cose che forse un giorno, tra almeno 20 anni, potrebbero entrare nelle case di tutti noi – afferma l’astronauta – è fondamentale fare ricerca anche se i frutti si vedranno solo a lungo termine. E’ questo che sposta più avanti gli orizzonti dell’essere umano». Dalla scienza alla filosofia esistenziale il passo è breve: «Due sono i concetti profondi che ho vissuto e che mi hanno fatto capire molto – racconta Nespoli – il primo è dato dalla microgravità. Vivere in una nuova dimensione con una diversa percezione del corpo è come sentirsi coscienza pura, è la tua anima che va in giro e ti senti un’entità spaziale, è una consapevolezza più profonda. Il secondo invece è che dallo spazio non si vedono confini. Dalla Terra non abbiamo una visione d’insieme, non comprendiamo che siamo tutti sulla stessa grande nave che viaggia nell’universo. Ma la nostra nave è di cristallo, è fragile, o meglio è fragile la nostra vita su di essa. Dallo spazio ogni notte mi sedevo su una cupola ad osservare il nostro pianeta, vedevo ciminiere, inquinamento, deforestazione, fiumi imbrigliati pronti a rompere gli argini. E’ necessario acquisire coscienza del valore del nostro pianeta». Per concludere Nespoli mostra un filmato che raccoglie le migliaia di fotografie scattate durante il viaggio spaziale insieme ai suoi compagni (guarda qui). A questo punto il pubblico rapito e ammutolito esplode in un lungo e sincero applauso verso colui che con parole semplici ma efficaci ha sicuramente posto un altro tassello nella comprensione dell’esistenza di ognuno dei presenti.

Paolo Nespoli a Macerata (Video-intervista) «La Terra dallo spazio è meravigliosa e il vostro Sferisterio non fa eccezione»

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Parte del pubblico rimasto fuori e fatto entrare successivamente

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