Assassini, vendette e femminicidi:
l’opera arriva in tribunale

MACERATA - Agli Aperitivi Culturali Luigi Stortoni analizza i delitti delle tre rappresentazioni in cartellone allo Sferisterio da un punto di vista giuridico. «Non si può punire il crimine solo con le pene, equivale a drogare la giustizia»
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Luigi Stortoni con Cinzia Maroni

 

di Marco Ribechi

Può Don José essere compreso nella sua folle gelosia? E Macbeth è un carnefice o un eroe? E infine Rigoletto merita le attenuanti generiche? La stagione lirica maceratese oltre ad essere acclamata per la bellezza delle tre opere in cartellone, per il cast e le musiche di altissimo livello e per la monumentalità dello Sferisterio offre anche un ottimo terreno d’indagine per l’analisi di uno dei più gravi reati del codice penale: l’omicidio. Tutti e tre i titoli infatti, come molti altri drammi e tragedie, hanno al centro dell’azione uno o più assassinii di differente natura e crudeltà. Ad analizzarli è Luigi Stortoni nell’avvincente appuntamento “Assassini e sicari… all’opera” all’interno del salotto degli Aperitivi Culturali di Cinzia Maroni. Durante l’incontro accreditato ai fini della formazione forense Stortoni, noto penalista al foro di Bologna ed ex docente di Unimc, si è espresso in alcune divagazioni sui reati drammaturgici recitati sul palcoscenico.

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Luigi Stortoni

Necessaria una premessa iniziale. «La vita è il bene giuridico più importante – spiega Stortoni – si è disposti ad uccidere per amore, per soldi o per potere o meglio è la degenerazione di questi valori che spinge all’omicidio. Spesso si sente dire che per evitarlo bisogna inasprire le pene ma pensare di risolvere i problemi sociali e culturali con l’inasprimento del codice penale significa drogare le forme di giustizia, significa cercare di guarire un male con un farmaco che cura i sintomi e non le cause». Macbeth, acclamato nell’allestimento di Emma Dante, rappresenta l’omicidio politico. «Il penale deve essere fuori dalla politica – spiega Stortoni – altrimenti si rischia che chi governa usi le leggi a vantaggio di una parte come scriveva Mario Sbriccoli. Il giudice non lotta contro la criminalità ma la giudica. Macbeth per gli inglesi è il male assoluto ma per gli scozzesi è in realtà un eroe. Da quale parte deve collocarsi allora la giustizia?». Per Rigoletto invece Stortoni non ha dubbi: «Avrebbe avuto delle attenuanti – dice il penalista – perché agisce per disperazione come è espresso nell’opera “nulla in terra più l’uomo paventa, se dei figli difende l’onor” quindi la sua condizione drammatica lo rende disposto a tutto».

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Gabriela Lampa

Infine la Carmen dove ad essere sottolineato è il femminicidio: «Non credo nella necessità di una legislazione speciale per le donne – dice Stortoni – altrimenti si rischia di cadere nella filosofia del panda. L’uccisione di Carmen è sicuramente un problema culturale con l’uomo che non è in grado di accettare di perdere il possesso di una donna. Forse però anche Don Josè avrebbe avuto delle attenuanti perché in lui è chiara la progressione del crimine. Favoreggiamento della fuga, diserzione, banda armata, omicidio. Lo sconvolgimento di questo personaggio è totale perché non può perdere l’amata. Oltre ogni giudizio morale questo atteggiamento va superato culturalmente e non con l’inasprimento del codice penale».  Tra le altre figure analizzate anche Lady Macbeth che si macchia di gravi crimini come l’istigazione e di ben due calunnie, voler cioè far ricadere su altri la colpa delle azioni del marito. Infine colpevole è anche Maddalena che vuol convincere Sparafucile ad uccidere Rigoletto: «Qui subentra una strana etica criminale con il sicario che è intransigente, forse per fini commerciali, a mantenere la parola data e non voler passare per ladro o brigante».

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Alberto Batisti

Un altro appuntamento bagnato da una pioggia di applausi dopo che ieri Alberto Batisti era stato acclamato quasi come una star della lirica per la sua analisi sopraffina dell’opera di Verdi. L’ex direttore artistico della Sagra Musicale Umbra si è addentrato nel racconto della storia dell’opera mostrando tutto il carattere rivoluzionario di Giuseppe Verdi nella decisione di mettere in scena il Macbeth. Scritto da uno Shakespeare allora totalmente sconosciuto in Italia il Macbeth di Verdi è l’inizio della radicale trasformazione della lirica già iniziata con Rossini e proseguita poi con Rigoletto. Batisti ha sottolineato tra le varie cose l’assenza del tenore e la mancanza del tema amoroso come due delle novità assolute e coraggiose apportate da Verdi. Macbeth segna anche il passaggio dal musicale allo scenico enfatizzando l’espressività degli interpreti a dispetto del bel canto arrivando agli standard del teatro e della parola scenica. Batisti ha inoltre mostrato come musica e parole coincidessero nelle volontà espressive di Verdi che puntellava gli spartiti di suggerimenti per i direttori al fine di accompagnare la recitazione con la musica. La registrazione dell’intervento di Batisti come tutti gli altri Aperitivi culturali sarà presto on line. I due aperitivi sono stati offerti da Il Quartino per Batisti e ristorante da Silvano per Stortoni. Domani l’incontro vedrà la presenza di Tommaso Ariemma e si confronterà il Macbeth con la serie tv già culto “Il trono di spade”.

 

 

 



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