Toreador in arabo e Va Pensiero in wolof
L’Orchestra di Piazza Vittorio
fa viaggiare 200 fortunati

MACERATA - L'ensemble multietnica di musicisti ha presentato una sintesi della Carmen, Flauto Magico e Don Giovanni attraverso il suo stile eclettico e varipinto. Con la formula del palco reverse, con il pubblico sul palco dello Sferisterio, solo pochi intimi hanno potuto partecipare ma gli applausi sono stati da tutto esaurito
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I saluti dell’Orchestra di Piazza Vittorio al termine del concerto

 

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La Regina della Notte Hersi Matmuja

di Marco Ribechi

(foto di Fabio Falcioni)

Gli applausi di 200 persone che risuonano come quelli di un’arena affollata. Il concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio è stata un’esperienza forse indimenticabile per i fortunati presenti che ieri hanno potuto calcare insieme agli artisti il palco dello Sferisterio di Macerata. Con la forma del “palco reverse” gli spettatori si sono seduti proprio sullo stage con lo splendido colonnato del tempio della lirica che faceva da cornice alla personalissima reinterpretazione dell’opera presentata dal gruppo multietnico. In poco più di un’ora e mezza di spettacolo sono state riassunte tre stagioni del Mof: quella dell’anno passato con il Flauto Magico, quella attuale con la Carmen e quella che verrà con il Don Giovanni che appunto farà parte del cartellone 2020. I costumi sono ridotti al minimo, bastano pochi cappelli e le spiccate doti interpretative dei cantanti, in primis Hersi Matmuja alias la Regina della Notte, per entrare subito nel cuore della parte. E non serve neanche la scenografia considerando che niente potrebbe offrire un colpo d’occhio migliore dello Sferisterio appena illuminato come solo gli artisti sono soliti osservarlo.

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Un momento dello spettacolo

L’Orchestra di Piazza Vittorio, dipinta con i colori del mondo, sa emozionare e coinvolgere con la sincerità della sua ampissima offerta musicale. Il gruppo formato nel 2002 nasce per ridare dignità a tanti musicisti stranieri coinvolgendoli in progetti di recupero artistico, un’esperienza quasi unica che negli anni è sbocciata fino a diventare una realtà di altissimo livello musicale fatta di fusione e sperimentazione. Una creatività esplosiva che solo la mistura tra differenti pensieri e tradizioni è in grado di offrire. L’arte dell’Orchestra nasce dalla collaborazione e dall’integrazione delle varie lingue e strumenti che intervengono all’interno degli spettacoli a ricordare che la musica è veramente il linguaggio universale capace di aprire i cuori e trasmettere i sentimenti propri di ogni uomo. Dietro i discorsi vuoti dei politici, i luoghi comuni della strada, le incomprensioni dei sospetti esiste invece il sorriso dello sconosciuto, la condivisione, il dialogo multietnico dalla cui sintesi può nascere un mondo migliore e differente. La musica dell’Orchestra che introduce nella tradizione lirica europea strumenti come percussioni senegalesi, oud turco, ritmiche cubane e testi in arabo è il simbolo non dell’integrazione quasi imposta per carità ma della reale gioia di collaborare per scoprire orizzonti che da soli non si potrebbero mai raggiungere. E’ una nave di gioia che naviga verso un porto pronto ad accoglierla.

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Houcine Ataa

Difficile spiegare tutto quello che è stato proposto durante lo spettacolo. Iniziamo dalle voci. Il linguaggio utilizzato è già una forma artistica di per sé considerando le tante lingue utilizzate dai quattro bravissimi cantanti, Mama Marjas, una delle regine della black music in Italia, la già citata Hersi Matmuja soprano albanese, il tunisino Houcine Ataa, l’equadoriano Carlos Paz Duque, con incursioni del percussionista senegalese El Hadji “Pap” Yeri Samb e del cubano fischiettante Awalys Ernesto Lopez Maturell. Italiano, spagnolo, francese, tedesco, arabo, portoghese e wolof per esprimere la bellezza del canto in differenti forme e strutture. Molto incisiva anche la parte recitativa con un’evidente complicità giocata tra i vari membri legati da un forte affiatamento. Infine la musica che ha spaziato tra la lirica, il raggae, la cubana, il rock, l’afro, l’araba con uno splendido pezzo che ha richiamato immediatamente l’immagine di carovane nomadi attraverso il deserto.

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Palco Reverse

Un muro musicale fatto più che di note di idee, di cartoline dal mondo, di scorci di umanità tutti legati dal desiderio atavico di esprimersi tramite la voce, il primo strumento musicale utilizzato dall’uomo. I brani selezionati sono appunto quelli delle tre opere proposte in cui a brillare sono state soprattutto le scene di Carmen, grazie alla sensualità delle due cantanti in scialle rosso che hanno duettato con le voci maschili, e la Regina Della Notte del Flauto Magico, splendidamente interpretata. Fantastico anche il toreador arabo Ataa la parte di Sarastro con due tastiere interpretata da Carlos Paz Duque. Inevitabile la richiesta di bis che ha offerto un Va Pensiero cantanto dal percussionista senegalese “Pap” Yeri Samb e seguito dagli altri interpreti in coro. Non hanno parlato gli artisti dal palco, nessun discorso, nessuna presentazione, solo la loro musica arrivata da lontano per offrire uno spettacolo che non ha bisogno di spiegazioni o  di retorica ma che entra dritta al cuore e fa venir voglia di viaggiare o di parlare e sorridere a qualcuno che per qualche motivo già lo sta facendo.

 

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Mama Marjas

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Carlos Paz Duque

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