Musica oltre ogni muro e confine:
lo Sferisterio acclama i 100 Cellos (FOTO)

MACERATA - I 100 strumentisti hanno contagiato l'Arena con la loro carica di energia. Concerto oltre il tempo e lo spazio con un repertorio dal '600 fino ai Pink Floyd. Solidarietà e fratellanza i temi centrali dell'evento. La Pfm, ospite nel finale, ha elettrizzato il pubblico prima dei saluti
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I 100 Cellos

 

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Giovanni Sollima

 

di Marco Ribechi (foto di Fabio Falcioni)

Cento violoncelli per rompere le barriere dello spazio e del tempo. E’ stato un concerto incentrato sul tema di abbattere i muri e le distanze quello dei 100 Cellos acclamato ieri dalla folla che ha riempito lo Sferisterio di Macerata. Applausi a non finire che si sono dilungati ben oltre l’ultima canzone per salutare gli artisti che hanno offerto un’esperienza unica ai fortunati in platea. Non capita tutti i giorni infatti di assistere all’esibizione di centro strumentisti coordinati dal tocco magico di Giovanni Sollima, uno dei più versatili compositori e violoncellisti del nostro tempo. Insieme al direttore d’orchestra Enrico Melozzi ha fondato il progetto dei 100 Cellos che da un teatro occupato a Roma è arrivato ad esibirsi in molte città europee nel segno della condivisione e della musica. «L’idea era di iniziare qualcosa che non si sarebbe mai potuto realizzare – dice scherzoso Melozzi – così quando poi ci riusciamo come questa sera è in realtà un fallimento totale del nostro progetto».

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Pienone allo Sferisterio

Il violoncello così si trasforma quasi in un’arca sonora capace di trasportare in pochi istanti gli ascoltatori dal classicismo della musica del ‘600 fino al rock più puro dei Pink Floyd. Un viaggio nella storia della musica dagli esordi fino all’attualità in cui il protagonista è sempre il suono incalzante dello strumento eletto a filosofia di vita dai musicisti, in primis per la necessità di trasportare un oggetto così ingombrante come mostrano le tante custodie appoggiate sul muro dello stage. Così dalle primissime note è possibile riconoscere il tema Misirlou di Dick Dale, reso immortale dall’epico film “Pulp Fiction”, seguito dalla colonna sonora del film “Lo squalo” e in sequenza l’assolo di flamenco del brano “Innuendo” dei Queen, nella versione originale eseguito alla chitarra elettrica da Steve Howe, chitarrista degli Yes. Poi si torna alla fine del ‘600 con un pezzo intitolato “Pearl Jaminiani” che unisce le note del gruppo rock Pearl Jam alle composizioni del violinista Francesco Geminiani seguito da un omaggio a Bach «L’autore che ha creato il google maps del violoncello» dirà Sollima.

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“L’investitura” di Nika Afkari Ahmadabadi

Con una strepitosa cantante iraniana di 14 anni, Nika Afkari Ahmadabadi, si apre il primo momento di solidarietà e unione tra i popoli. La ragazza infatti, per un’assurda legge che nel suo paese impedisce alle donne di cantare in pubblico, si esibisce con una voce fuori dal comune in un canto di disperazione dei profughi Armeni, “Garuna” di Komitas. Il momento è toccante perché le capacità vocali della ragazza sono totalmente inaspettate e sorprendenti per il pubblico che al termine si solleva in un applauso di conforto verso chi è costretto a lasciare il proprio paese per seguire i suoi sogni. La musica torna in casa Italia con la più classica delle pizziche salentine, che fa scatenare la direttrice artistica Barbara Minghetti con tanto di maglietta con dedica, per poi esplorare altri mondi rock, quelli di David Bowie e dei Nirvana con il brano “The man who sold the world” che per la prima volta, proprio grazie alla band di Seattle, vide un violoncello su un palco rock quello del mitico Unplugged in New York. Non può mancare una dedica “Alla più grande rock star del ‘700” secondo Sollima, Antonio Vivaldi che anticipa il brano composto da Melozzi “The sound of the falling walls” che ricorda la caduta del muro di Berlino. «Quando cade un muro c’è sempre da festeggiare – dice il compositore – è assurdo che ancora oggi qualcuno pensi alla costruzione di muri per dividere i popoli e gli stati».

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I Gus Brothers

Nel concerto dei 100 Cellos è costante il richiamo ai sentimenti di reciproco sostegno e fratellanza e non è un caso che sull’Inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, scelto nel 1972 come Inno dell’Europa, la stessa Europa che chiude le frontiere, entri sul palco un gruppo di percussionisti africani, i Gus Brothers, tutti parte dei programmi di richiesta asilo della Ong maceratese. Poi è il momento delle presentazioni degli artisti più giovani, alcuni bambini che si alzano in piedi sulla sedia mostrando fieri il loro strumento: «Questi sono i frutti di famiglie che hanno investito sul violoncello invece che su cellulari e video games» dice Melozzi. Un brano di Purcell tratto dal King Arthur, un estratto di Brahms per poi arrivare all’opera omnia contro le barricate, “Another Brick in the Wall” dei Pink Floyd.

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La Pfm

A questo punto la tensione emotiva è altissima, il pubblico ha bisogno di scaricare l’energia e arriva l’ospite tanto atteso, la Premiata Forneria Marconi che dopo l’esibizione nella prima serata di Musicultura torna a calcare il palco dell’arena (leggi l’articolo). Il primo brano è esattamente quello che ci vuole, un sound epico e allo stesso tempo oscuro, è quello della Danza dei Cavalieri del Romeo e Giulietta di Sergej Sergeevič Prokof’ev già elettrizzata dalla Pfm nell’album del 2013 In Classic. Insieme ai 100 violoncelli l’effetto è amplificato all’ennesima potenza e l’impatto sonoro è indescrivibile. La scaletta è comunque scontata, subito dopo segue “E’ Festa” e la chiusura con “Impressione di Settembre”. Esce la Pfm ma non i 100 Cellos che regalano ancora un ultimo inno, illuminato dalle torce degli smartphone del pubblico e il bis Hallelujah di Leonard Cohen. Il pubblico si alza e applaude a lungo sia nella speranza di un secondo bis sia per ringraziare i 100 strumentisti che tra l’altro in questi giorni sono stati ospitati da tante famiglie maceratesi. E’ questa la musica che crea ponti, che unisce popoli e culture, che non ha paura di confrontarsi con l’altro sempre fonte di arricchimento. Una serata da ricordare anche se Enrico Melozzi ha già promesso allo Sferisterio: «E’ un luogo bellissimo, voglio tornare qui ma da compositore d’opera».

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