Fratelli d'Italia

«Nel Rigoletto Verdi genio assoluto»
Dramma, musica e storia all’Aperitivo

APPUNTAMENTI - La critica Carla Moreni si è confrontata con il regista e con il direttore d'orchestra dell'opera in programma questa sera allo Sferisterio in un istruttivo dibattito agli Antichi Forni. Ad emergere la modernità del compositore in una avvincente lezione di musica da parte di Giampaolo Bisanti
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Gli ospiti dell’aperitivo culturale

di Marco Ribechi

Torna il Rigoletto allo Sferisterio e agli Antichi Forni si analizza la genialità. Protagonisti nel salotto degli Aperitivi Culturali diretto da Cinzia Maroni la critica Carla Moreni, Il direttore d’orchestra Giampaolo Bisanti e il regista Federico Grazzini. Tre interventi magistrali che hanno senza dubbio fornito un ricco patrimonio interpretativo a chi, questa sera, si approccerà alla visione del Rigoletto, opera innovativa da molti punti di vista. Particolarmente coinvolgente la spiegazione musicale di Bisanti, non per demerito degli altri relatori ma perché, mentre gli aspetti drammaturgici e storici con un po’ di buona volontà è possibile anche studiarli sui libri, le partiture musicali sono assolutamente impenetrabili, se non con la chiave dei sentimenti, per chi non è del settore. Le parole del direttore d’orchestra hanno invece reso accessibile un mondo fantastico fatto di intenzioni musicali che ingigantiscono la figura di Verdi motivandone la fama di genio assoluto. Ad aprire l’incontro le sempre affascinanti letture di Gabriela Lampa, utili a ripensare come fatti di carne ed ossa figure che altrimenti resterebbero nell’olimpo mitologico del passato.

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Carla Moreni

Il dibattito, come consuetudine, inizia con le considerazioni del critico di turno: «Il concetto di popolare in Verdi è raffinatissimo – spiega Carla Moreni – più si sforza di essere popolare e più attenzione pone ad ogni minimo dettaglio. Un po’ come il Macerata Opera Festival che per riportare la lirica tra la gente deve far leva su tanti piccoli particolari. Ritengo il recitativo del Rigoletto che segue il temporale uno dei più belli di sempre, degno di Shakespeare. E’ un teatro costruito a piccole tessere di mosaico e mentre si assiste si capisce che il disegno funziona. Anche il libretto di Piave è finissimo ma perché dietro ci sono le indicazioni di Verdi poiché gli altri libretti dello stesso autore non sono al medesimo livello. Tutto si combina come un perfetto meccanismo ad orologeria». Le innovazioni principali sottolineate da Moreni sono ad esempio la presenza della banda al posto dell’orchestra che suona fuoriscena, il tenore costretto a una entrata nevrotica fatta di sillabe difficilissime come uno scioglilingua, il duetto tra Rigoletto e Sparafucile ad entrate sovrapposte. «Dopo il bel canto ora è la parola che muove la musica» dice la critica al termine del suo primo intervento.

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Giampaolo Bisanti

Dal punto di vista musicale le innovazioni più importanti riguardano il ruolo dell’orchestra: «Entra in relazione con i cantanti per sottolineare i tratti psicologici – spiega Bisanti – Verdi è uno dei pochi compositori con un excursus stilistico a così ampio raggio e con il Rigoletto, dopo le prime opere, si lancia nell’iperspazio. Uno degli spunti per l’interpretazione è l’aspetto crepuscolare dell’opera dove il preludio è il punto di svolta. E’ una composizione fatta di accenti, piena di indicazioni che ne identificano il carattere e sono dei suggerimenti per gli interpreti». Impossibile riportare tutti gli esempi tecnici utilizzati dal Maestro per mettere in luce la sapienza di Verdi, fortunati coloro che hanno potuto ascoltarli durante l’Aperitivo. Il tema della maledizione, così come doveva essere il titolo originale dell’opera, è quello che invece ne ha guidato la regia: «Per me Rigoletto non è una figura positiva – spiega Grazzini – è un personaggio incastrato nella maledizione di cui fa parte che vuole dividere la carriera morale da quella della perdizione in cui si trova a lavorare. Ha lacrime di sangue sotto la maschera del buffone. E’ un personaggio moderno perchè alla fine tutti noi siamo un po’ Rigoletto. L’uomo contemporaneo non riesce a vivere appieno i propri valori positivi, secondo me è la parabola morale dell’immoralità. Questo ha motivato anche il desiderio di riportarlo all’attualità in una società espressa dal simbolico».

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Federico Grazzini.

In conclusione Moreni regala un altro bello spunto con delle considerazioni sulla relazione tra Gilda e Il duca di Mantova: «A me il Duca piace – spiega Moreni – secondo me con Gilda sarebbero stati una bella coppia. Lui è veramente attratto dalla ragazza ma è Rigoletto che lo vede come sciupafemmine volgare, invece nel suo recitato è raffinatissimo e aristocratico. Inoltre è un personaggio umano che sa ridere in maniera distaccata pur apprezzando la vita». Solo una battuta finale del direttore d’orchestra su uno dei momenti più sublimi di tutto lo spettacolo: «Il quartetto è la dimostrazione della maestria di Verdi, qualcosa che non si era mai visto. Riesce a delineare due coppie e quattro figure psicologiche differenti in un’architettura musicale perfetta». Al termine dell’incontro il rinfresco ricco di dolci tentazioni è stato offerto da Maga Cacao. Il prossimo aperitivo sarà il 26 luglio con Alberto Batisti sul “Solco sanguigno sulla lama di Macbeth”.

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Gabriela Lampa

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