facebook twitter rss

Il commissario Farabollini
bullizzato in Parlamento

IL COMMENTO - La frase “tra il lusco e il brusco” nella sua audizione in commissione ambiente alla Camera diventa oggetto di disputa politica e mediatica
sabato 26 Gennaio 2019 - Ore 19:18 - caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

0 Condivisioni

 

 

di Fabrizio Cambriani

Lo hanno letteralmente impiccato a due parole, ovviamente non senza un regolare processo. Che più che sommario, si è rivelato – ahimè – somaro.
Stiamo parlando del commissario straordinario alla ricostruzione Piero Farabollini, colpevole secondo l’accusa, di aver commesso un’imperdonabile gaffe in Parlamento. Il geologo di Treia, presentandosi mercoledì scorso in audizione in commissione parlamentare, ha avuto l’ardire di titolare il paragrafo relativo alla ricostruzione privata con un tipico e usuale modo di dire: “tra il lusco e il brusco”. Ciò ha subitaneamente suscitato le ire di molti parlamentari che – manco gli avesse detto cotica – si sono sentiti particolarmente e personalmente offesi per questa espressione. Che, absit iniuria verbis, non è affatto irriguardosa, né tantomeno dialettale. Vuol solo dire: nella penombra.

Piero Farabollini

Addirittura, il Corriere della Sera si è incaricato di segnalare, dall’alto delle sue altissime tirature, le bacchettate ricevute dal commissario straordinario alla ricostruzione, in commissione ambiente alla Camera. Particolarmente scandalizzati dal lemma, i parlamentari di Forza Italia, che – stando al resoconto del Corsera – lo avrebbero bollato come “linguaggio non degno di un’audizione parlamentare.” Tanto da chiedere, vieppiù offesi e risentiti, allo stesso Farabollini se si fosse realmente reso conto di quanto avesse scritto. Parimenti scandalizzati anche i deputati del PD per l’uso di questa “espressione idiomatica molto usata nelle Marche – come accademicamente spiega il Corriere della Sera, aggiungendo che – il commissario è di Treia e insegnava geologia a Camerino, nella provincia di Macerata, che letteralmente significa tra luce e buio”.

Simone Baldelli

Peccato però, con buona pace dell’autorevolissimo quotidiano milanese, che l’espressione non sia affatto marchigiana, ma tragga origini – e la fonte, ironia della sorte, è proprio un forum del Corriere della Sera medesimo – “nel vernacolo montalese, colline pistoiesi, ma è presente anche in alcuni dialetti emiliani dell’Alta Valle del Reno e nel dialetto garfagnino.” Lo stesso forum aggiunge un dettaglio molto interessante: che il Pascoli, inteso come Giovanni, l’illustre poeta di fine 800, usava frequentemente lo stesso modo di dire nelle sue opere. Per esempio, in uno dei primi poemetti, l’oliveta e l’orto: “tra lusco e brusco, egli entra lento lento, venendo bianco dalla vita eterna, e versa l’olio con un viso attento”. Le cronache dell’epoca non registrarono, a cagione delle parole del Pascoli, moti di scandalo, né sentimenti di avversità a lui medesimo.

È quantomeno bizzarro, ma bisognerebbe sportivamente prenderne atto: proprio Giovanni Pascoli, noto per la sua lirica forbita, è venuto in soccorso dell’illetterato e grossolano geologo treiese.

Chissà se i dotti e severi censori odierni, che si fregiano del titolo di onorevole, lo sapessero?  E se oggidì che ne sono venuti a conoscenza, avranno la premura di scusarsi con il deriso professore della sperduta campagna maceratese? Fosse stato organico al pensiero dei grandi gruppi editoriali, adesso con quel suo “tra lusco e brusco”, Farabollini sarebbe diventato un icona dell’intelligenza smart. Il tecnico dalle variopinte calzature da trekking (per forza, fa il geologo!), ma dotato di sottile ironia, capace di citare e interpretare finanche le liriche dei grandi poeti italiani, così da valorizzarle al meglio in ogni circostanza. Forse nella rincorsa alla piaggeria di regime che si scatena in casi del genere, ci sarebbe scappata pure qualche intervista sulle riviste patinate da parrucchiera. Così che, in un discreto passaparola editoriale, si riusciva a far passare l’idea pruriginosa, magari al prototipo di casalinga annoiata, che Farabollini – con quell’incolta barba sale e pepe – è anche un gran bel pezzo d’uomo. E che sarebbe stato un matrimonio perfetto, quello tra il geologo di Treia e la casalinga di Voghera. Entrambi simbolo di questa Italia che finalmente rinasce e torna a dire la sua, perfino nel panorama mondiale. Tutte fesserie a cui, ovviamente non crede nessuno, però fanno flanella ed è sempre bello leggerle negli incarti della verdura. Un po’ come quando le stesse articolesse ci distraevano, in intere paginate di settimanali, su quanto il loden di Mario Monti fosse sexy, mentre lui (Monti medesimo) al governo, praticamente ci scorticava vivi un giorno dopo l’altro.

Invece e purtroppo per lui, Farabollini ha un incurabile peccato originale: è stato nominato da quei trogloditi di Lega e Movimento 5 Stelle. Non appartiene all’élite dotta che frequenta salotti e ristoranti esclusivi. È figlio di una terra a metà tra campagna e montagna. E insegna geologia – oh dico geologia – in una piccolissima università di paese che talvolta non compare nemmeno nelle cartine geografiche. Infine, non ha nemmeno la erre moscia che potrebbe celare e sanare tutti gli altri difetti. Per questi motivi è stato sentenziato inappellabilmente che egli debba viaggiare in terza classe e rivolgersi all’autoproclamata casta con deferenza e compostezza.

Arrivati a questo punto, qualsiasi persona, ancorché dotata di una straordinaria pazienza, si chiederebbe: ma di cosa diavolo si sta parlando?  Infatti, il tema principale, la notizia, come si dice in queste circostanze, è la ricostruzione. Di un territorio che conta ottantatré comuni dentro il cratere e un numero indefinito di edifici da ricostruire, le cui domande finora presentate sono solo 13mila e rappresentano nemmeno il 14% del totale.  In questo quadro che, senza chiedere licenza poetica a nessuno, definire raccapricciante e scoraggiante è ancora poco, si sta perdendo tempo prezioso in oziose e stucchevoli polemiche sui titoli di capitoli che a leggerli dentro ci sarebbe da impallidire. Perché si scoprirebbe che solo per esaminare le pratiche non basterebbero dieci anni. Oppure che la piattaforma informatica per la ricostruzione è del tutto inadeguata ed è fonte di ritardi e continui disservizi. E che è stata messa in previsione la ricostruzione di talmente tante scuole, dentro e fuori il cratere, in località in cui non ci sono nemmeno i numeri minimi necessari al loro funzionamento. Che poi, in buona sostanza è l’estrema sintesi di quanto il commissario straordinario alla ricostruzione ha comunicato al Parlamento, nella sua audizione di mercoledì scorso.

Invece, a fronte di queste gravissime difficoltà e disfunzioni che incombono sulla ricostruzione, la notizia degna di nota è stata solo il titolo di un capitolo. Un incolpevole e degno del miglior fanciullino pascoliano “tra il lusco e il brusco” che ha profondamente turbato le anime innocenti che vagano in Parlamento di commissione in commissione. Preghiamo per loro…

I conti di Farabollini in Parlamento, «Aperti meno del 2% dei cantieri Scuole: 34% interventi fuori cratere»

Baldelli attacca Farabollini: «Sta dando risposte al territorio? Io sento solo lamentele»



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons
X