Sanità, Pesaro la fa da padrone:
il pacco di Natale è servito

IL COMMENTO - Con la delibera 1623, approvata all’unanimità la giunta Ceriscioli ha classificato come Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione) di secondo livello il futuro ospedale unico di Marche Nord. Una scorrettezza e una protervia che a memoria d’uomo non si erano mai viste, Consiglio regionale ridotto a votificio senz’anima. E per i marchigiani di serie B solo annunci
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di Fabrizio Cambriani

Grandi manovre in materia di sanità regionale. Il 2019, ormai alle porte, è del resto l’ultimo anno utile per Ceriscioli e la sua giunta, per tentare di invertire la tendenza. Che, sin qui, ha registrato disastri su tutti i fronti. Liquidato con il congresso regionale il dissidio, tutto interno al Partito Democratico, il governatore non dovrebbe trovarsi più davanti nessun ostacolo nel suo percorso di avvicinamento: obiettivo la rielezione nel 2020, con il passaggio intermedio delle amministrative, in particolare la conferma del comune di Pesaro. Da indiscrezioni di stampa si sussurra che sia già pronta la delibera per l’ospedale provinciale, alla Pieve di Macerata. Il sito, come è noto, venne individuato dal temibile algoritmo che il matematico Ceriscioli scatenò contro i sindaci recalcitranti e inconcludenti del territorio, che tra loro litigavano (ma in verità litigano ancora oggi) per avere il nosocomio centrale dietro l’angolo. Se l’attesa delibera non la porterà Babbo Natale, toccherà sicuramente alla Befana. Una roba – almeno sulla carta – da 230 milioni di euro di spesa.
Proprio mentre uscivano le indiscrezioni sulla partenza dell’ospedale unico, il direttore di area vasta di Macerata si premurava di consegnare alla stampa dichiarazioni rassicuranti riguardo gli ospedali dei comuni montani. «Nessuna riduzione dei servizi sanitari». Così garantiva Maccioni ai comitati civici montani, allarmati per i pensionamenti di importanti figure mediche.

consiglio-comunale-aperto-sanità-8-650x433In realtà si è trattato di semplici diversivi per sviare l’attenzione dall’atto più importante e di una portata straordinaria. Quello compiuto dalla giunta regionale il 27 novembre. Con la delibera 1623, approvata all’unanimità – risultavano assenti gli assessori Bora e Cesetti – e attraverso un inciso, si classificava in Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione) di secondo livello il futuro ospedale unico di Marche Nord, cioè quello di Pesaro e Fano. Ciò significa che, nel momento in cui verrà realizzato l’ospedale unico di Pesaro e Fano, esso non sarà più di primo, ma disporrà della Dea di secondo livello. Nel documento istruttorio ci si limita a segnalare semplicemente che la Dea salirà al secondo livello, ma in realtà le competenze saranno tantissime in più. Ne segnalo solo alcune: cardiologia con emodinamica interventistica h24, neurochirurgia, cardiochirurgia, chirurgia vascolare, rianimazione cardiochirurgica, chirurgia toracica, maxillo facciale, chirurgia plastica, endoscopia digestiva ad elevata complessità, broncoscopia interventistica, radiologia interventistica, rianimazione pediatrica e neonatale, medicina nucleare. Praticamente un Torrette bis. È ovvio che un tale salto di qualità – inserito in un semplice passaggio di una delibera di giunta – richiede un trasferimento di risorse eccezionali. Risorse che prenderanno la direzione di Marche Nord. E che, di conseguenza, verranno verosimilmente sottratte alle province del sud. Il risultato sarà che i Dea di secondo livello, in una regione che conta meno di un milione e mezzo di abitanti, saranno dislocati nelle province di Pesaro e Ancona. Entrambi sulla costa e a distanza di soli ottanta chilometri uno dall’altro.

CeriscioliConsiglioRegionale22-06-15_03-650x432-650x432-650x432Una questione del genere sarebbe dovuta diventare tutta politica perché coinvolge e stravolge le prerogative del Consiglio Regionale. È noto infatti, che in questo periodo, si sta elaborando il Piano sanitario regionale. Un atto di programmazione – anzi l’atto di programmazione per eccellenza – la cui competenza fa capo esclusivamente al Consiglio regionale. Approvando la delibera 1623, la giunta regionale, con un intervento a gamba tesa, di fatto espropria il Consiglio delle sue prerogative. Una scorrettezza e una protervia che a memoria d’uomo non si erano mai viste. Proprio perché riduce a scendiletto del presidente e dei singoli assessori l’intero Consiglio regionale. Che, sia detto a onore del vero, ultimamente solo questo si trova costretto a fare. I recenti e reiterati pronunciamenti del Tar sulla caccia, hanno infatti obbligato il Consiglio regionale ad approvare leggi “a la carte” per riparare i tanti pasticci normativi sull’attività venatoria. Provvedimenti che essendo palesemente anticostituzionali, dovrebbero essere coerentemente dichiarati irricevibili dall’ufficio di presidenza del Consiglio. Invece nessuno ha alzato un sopracciglio. Così come, in questa più grave circostanza, nessuno si è sentito in dovere di chiedere almeno il doveroso rispetto dei ruoli. Silenzio totale e totale servilismo. Come non si era mai visto nemmeno nei film di Fantozzi.

Inugurazione_Ospedale_FF-10-650x433L’altro interrogativo che questa delibera pone, è di carattere temporale: perché si vuole decidere oggi su di un ospedale che ancora non esiste e chissà quando verrà realizzato? Siccome i signori consiglieri regionali – a 5/6mila euro di gettone di presenza al mese – non si sono accorti o fanno finta di non accorgersi, butto lì io una possibile risposta: potrebbe essere che proprio in questo preciso momento il Pesarese la fa da padrone. Infatti, il suo territorio esprime il presidente della giunta che è anche assessore alla sanità e il segretario regionale del Pd. Oggi che i pesaresi hanno sbaragliato l’opposizione interna possono permettersi qualsiasi cosa. Perfino ridurre l’istituzione Consiglio regionale a un votificio senz’anima o peggio a “un bivacco di manipoli” di mussoliniana memoria. Il tutto alle spalle di tutti gli altri territori della regione. Che, per adesso, si possono accontentare di piccoli annunci natalizi, avvolti in graziosa carta da regalo. Il classico pacco di Natale rifilato ai marchigiani di serie B. Che tanto la ciccia, quella vera, resta nel Pesarese.

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