«Poca privacy ad Oncologia,
necessario ricreare clima sereno»

SANITA' - L'avvocato Marco Massei: «Parlo per un mio assistito che è in cura all'ospedale di Macerata. Non ha nulla da eccepire sulla competenza e professionalità di tutto il personale, ma è rimasto psicologicamente distrutto dal cambiamento avvenuto nell'ultimo anno dopo il trasferimento del reparto»
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Disagi nel reparto di Oncologia dell’ospedale di Macerata, che di recente ha subito una riorganizzazione logistica con il trasferimento al piano superiore, dopo una ristrutturazione ed un riassetto del personale interno al reparto. A denunciare alcuni problemi è l’avvocato Marco Massei, per conto di un suo assistito sessantenne, in cura da diverso tempo al reparto del nosocomio maceratese. «Sino ad un anno fa mi ha sempre parlato bene del reparto, definendolo come un’eccellenza, un luogo dove nonostante la malattia, si sentiva a casa per la grande umanità di tutto il personale, sia medico che infermieristico – spiega Massei –. Appena arrivava non mancavano mai un sorriso, una parola di conforto, un’accoglienza serena. Il cambiamento è avvenuto nell’ottobre di un anno fa. Dopo il trasferimento al piano superiore i pazienti non possono più entrare nel reparto, come avveniva in precedenza e sono costretti ad attendere fuori dall’ingresso, in una sala d’aspetto che è un punto di passaggio, dove ai pazienti si mescolano altre persone. In questo modo è difficile mantenere la riservatezza sulle proprie condizioni di salute, anche perchè al momento di fare esami o visite, si veniva chiamati per nome fino a qualche tempo fa, ora con i numeri. Chiunque passa può vedere chi sta in attesa. Un altro problema è che la sala è spesso piena e non c’è posto per tutti».

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L’avvocato Marco Massei

Il legale continua dicendo che il paziente «è spesso fuori con le cartelle e non passa di certo inosservato. Una volta entrato nel reparto non vi sono sedie, non c’è più lo stesso clima di una volta con i volontari. Paradossalmente mi ha raccontato che appena si entra sembra un reparto vuoto, i pazienti possono stare solo dentro le stanze. Un altro inconveniente che lui ha dovuto affrontare è il cambio di medico, a seguito di un riassetto interno, inizialmente ha avuto problemi con una terapia, disagio ora rientrato, dovuto al cambio di medico, il suo vecchio oncologo non può più seguirlo, perchè destinato ad altra tipologia di patologie. E’ stata modificata nel tempo anche la metodologia di preparazione delle terapie, si aspettano anche sei, sette ore, spesso il paziente rientra nel tardo pomeriggio, dopo essere uscito da casa al mattino presto, proprio per i tempi più lunghi di preparazione». Conclude Massei: «Il mio assistito non ha nulla da eccepire sulla competenza e sulla professionalità di tutto il personale, ma è rimasto psicologicamente distrutto da questo cambiamento avvenuto nell’ultimo anno. Mi ha chiesto di illustrare la situazione, per lanciare un appello per fare in modo che un reparto in cui si affrontano malattie terribili, possa tornare ad avere quel clima di armonia e serenità, da lui conosciuto in passato, perchè la tranquillità psicologica, per i malati è fondamentale».



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