Sanità, l’allarme dell’entroterra:
«Carenza di personale e meno servizi»

SAN SEVERINO - Riunione del comitato in difesa del "Bartolomeo Eustachio", il vicepresidente Massei: «Hanno colto l'occasione del terremoto per tagliare ancora, l'idea dell'ospedale unico è una presa in giro per tutti, quei soldi potrebbero benissimo servire per l'ammodernamento delle strutture esistenti»
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La riunione del comitato

 

di Monia Orazi

Medici in pensione che non vengono sostituiti, reparti che perdono i servizi, problemi nel settore delle vaccinazioni. Sono queste le criticità emerse ieri sera, nell’incontro organizzato dal comitato per la tutela dell’ospedale Bartolomeo Eustachio di San Severino. Ospiti del comitato due medici ormai in pensione, il radiologo Pietro Cruciani a riposo dal primo dicembre e Giuseppe Moretti, ex responsabile del servizio igiene e sanità pubblica che si occupa tra le altre cose di vaccinazioni. «La governance del sistema sanitario si è allontanata verso la costa, questo si ripercuote sulla gente, ci sono tempi lunghi per effettuare alcuni esami – ha detto Cruciani – a radiologia abbiamo tirato avanti in otto persone, nonostante la pianta organica ne prevedesse dieci. Si fanno gli avvisi pubblici, ma non si trova personale, nessuno vuole venire qua. Sarebbe meglio fare dei concorsi, per assumere stabilmente il personale. Con il prossimo piano delle assunzioni, si assumerà ancora meno personale. Mancano tre medici, così non si possono coprire i turni tra Camerino e San Severino, da quando io sono andato in pensione, a Matelica radiologia è chiusa. I tempi si allungano e gli utenti devono andare fuori. E’ andato in pensione anche il dottor Vincenzo Felicioli, si rischia che vengano meno altri servizi a ginecologia, la diagnostica prenatale non si potrebbe riuscire a fare. Ad esempio è per mancanza di medici che non si riesce a coprire lo screen mammografico». Cruciani ha aggiunto che si pensa all’ospedale unico, pronto almeno tra dieci anni, lasciando in sofferenza il resto della sanità, al ministro della Salute Giulia Grillo ha proposto di superare la clausola che i medici in pensione non possano lavorare, quando vi è carenza di personale. Ha poi preso la parola Giuseppe Moretti: «La sanità non riguarda solo l’ospedale, ma anche i servizi per il territorio, i medici di base si lamentano per il mancato appoggio dell’ospedale, nel settore delle vaccinazioni. Il dipartimento di cui facevo parte si occupava delle vaccinazioni, la rete ambulatoriale è stata demolita e nessuno ha detto nulla – ha aggiunto – Le sedute di vaccinazione a Camerino sono state ridotte a due a settimana, a Matelica ne è rimasta solo una di sei ore al mattino, a settimana. I servizi di igiene pubblica sono in totale abbandono. Chi controlla? Mancano i medici di sanità pubblica ce n’è solo uno, disponibile sei ore a settimana. San Severino ha pagato la sua vicinanza geografica a Macerata».

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Da alcuni esponenti del comitato è giunta la proposta di coinvolgere tutti i referenti politici locali, i sindaci di tutto l’entroterra e protestare contro i tagli al sistema sanitario. L’avvocato Marco Massei ha denunciato la riduzione del servizio di elettroencefalografia, che sino al 2017 veniva svolto su tre sedute a settimana a San Severino, due a Camerino, oggi ridotto ad una sola seduta per ciascuno dei due ospedali, il resto dei pazienti è dirottato a Macerata. Presenti i consiglieri comunali del Centrodestra Massimo Panicari e Gabriela Lampa, Maria Letizia Marino segretario provinciale della Lega Nord. «Bisogna coinvolgere l’amministrazione comunale e le forze politiche, la coesione delle diverse forze politiche è fondamentale per riuscire ad essere incisivi. Presenteremo una mozione in merito in consiglio comunale». Gabriela Lampa ha ricordato come sia già stata presentata una precedente mozione. «La sanità è un problema trasversale, vanno coinvolti i sindaci del territorio – ha detto l’avvocato Massei vicepresidente del comitato – serve un’azione corale contro il rischio di ulteriore sparizione di servizi, quanto emerso è allarmante, i medici non sono stati sostituiti ed il servizio di vaccinazione è stato ridotto, ce lo dicano che se vogliono far diventare questa una zona di confine. Hanno colto l’occasione del terremoto per tagliare ulteriore servizi, l’idea dell’ospedale unico è una presa in giro per tutti, quei soldi potrebbero benissimo servire per l’ammodernamento delle strutture esistenti. Chiederemo di fare concorsi pubblici, per sostituire i medici mancanti». Proposta dall’ex sindaco Manlio Rossi una lotta congiunta, anche con Civitanova, contro la scelta regionale di realizzare un ospedale unico.



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