Fiera del mare, croce e delizia.
Ascani: «Strade bloccate e niente parcheggi:
tradizione sì, ma va ripensata»

CIVITANOVA - Disagi diffusi sin dalle prime ore del giorno con le bancarelle ad occupare tutta la parte nord del lungomare Piermanni. Il direttore artistico dello Shada: «Mentre qualcuno passeggia tra le bancarelle, ci sono stabilimenti balneari, ristoranti, bar, attività commerciali e centinaia di lavoratori che attendono clienti che spesso non arrivano»

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Le bancarelle della Fiera del mare

Una giornata decisamente complicata per coloro che hanno scelto (o che volevano scegliere) il lungomare sud per trascorrere una calda domenica al mare. Una domenica segnata dalla Fiera del Mare, una tradizione che si rinnova da molti anni ma che ha causato non pochi problemi sul fronte della viabilità.

Con le bancarelle a occupare la sede stradale della parte nord del lungomare Piermanni e la circolazione bloccata tra l’innesto di via Santorre e l’incrocio con via Bainsizza (più di metà dell’intera litoranea), il traffico si è riversato interamente per le vie del centro, ma soprattutto la ricerca di parcheggi, già complicata nelle giornate “ordinarie”, è diventata una sorta di caccia all’oro sin dalle primissime ore del mattino, diventando via via più complicata con il passare delle ore.

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Aldo Ascani

Un problema che probabilmente avrà spinto più di un bagnante a cambiare spiaggia e la questione è stata messa nel mirino da uno degli operatori più conosciuti del lungomare sud, il direttore artistico dello Shada Aldo Ascani. «E’ vero, è una tradizione. Una manifestazione che fa parte della storia della nostra città e che nessuno mette in discussione – premette Ascani – ma proprio perché si chiama Fiera del Mare, dovrebbe essere una festa per tutti, non un disagio per chi il mare lo vive, ci lavora e ci investe ogni giorno. Le tradizioni vanno rispettate, ma possono anche essere ripensate, organizzate e strutturate in modo più moderno ed efficiente. Perché una cosa è valorizzare una manifestazione storica, un’altra è paralizzare un’intera città in uno dei periodi più importanti della stagione turistica. Anche oggi Civitanova si è svegliata con entrambi i lungomari chiusi. Strade bloccate, viabilità in tilt, parcheggi già insufficienti che diventano praticamente inesistenti. E mentre qualcuno passeggia tra le bancarelle, ci sono stabilimenti balneari, ristoranti, bar, attività commerciali e centinaia di lavoratori che attendono clienti che spesso non arrivano. Telefonano, chiedono informazioni, rinunciano, disdicono il tavolo prenotato o l’ombrellone perché raggiungere il mare diventa un’impresa. Secondo voi questa è una cosa normale? Mi domando cosa pensino le migliaia di persone che arrivano dall’entroterra, dall’Umbria e dalle regioni vicine quando trovano una città praticamente blindata proprio nel momento in cui dovrebbe essere più accogliente».

Non è una polemica contro il mercato né contro gli espositori, ci tiene a precisare Ascani. «È una riflessione su una mentalità che continua a considerare inevitabili disagi che inevitabili non sono – continua il direttore artistico dello Shada – perché le tradizioni si possono conservare senza mettere in difficoltà un intero comparto economico. La sensazione è che, ancora una volta, chi investe, crea occupazione, paga stipendi e cerca di fare turismo venga dopo tutto il resto. Se davvero vogliamo una Civitanova moderna, attrattiva e competitiva, dobbiamo iniziare a chiederci se certe scelte siano ancora sostenibili nel 2026. Perché il mare è di tutti. Di chi passeggia tra le bancarelle, certo. Ma anche di chi lavora sulla spiaggia, di chi accoglie i turisti e di chi sceglie Civitanova per trascorrere una giornata di vacanza. E una città turistica non dovrebbe mai rendere difficile l’accesso ai propri visitatori».


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