Il caso Bomprezzi svela “i mali” del Pd:
lontani dal territorio, divisi
e con una linea politica incerta

IL COMMENTO di Fabrizio Cambriani - La ex segretaria regionale ha messo fine alla narrazione da reality show mostrando il vero aspetto del partito. Una classe dirigente demotivata, due gruppi occulti che navigano per le loro rotte. Cosa serve? Qualcuno con provata esperienza politica e con tempo da dedicare a ricostruire

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Chantal Bomprezzi, ex segretaria regionale del Pd. Dopo il ballottaggio di Macerata ha dato le dimissioni. Una decisione, ha spiegato, non legata agli ultimi risultati delle urne ma che ha le radici nell’assemblea del 28 giugno 2025 quando venne imposta dall’europarlamentare Matteo Ricci la ricandidatura al consiglio regionale di Fabrizio Cesetti

di Fabrizio Cambriani

Si chiude a torte in faccia, come nella migliore tradizione della commedia italiana, la segreteria regionale del Partito Democratico, a firma Chantal Bomprezzi. E, come da medesima tradizione, la commedia trasuda di dramma. Dalla sempre più esigua base, non più lacrime amare, ma depressione. Non più rabbia cieca, ma muta rassegnazione. Ormai, l’abitudine alla disfatta prevale su ogni altro sentimento. O risentimento.

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Matteo Ricci con Chantal Bomprezzi

Una sorta di assuefazione che intorpidisce i sensi. Li anestetizza fino a condurli lentamente alla paralisi. A causa di un eterno dualismo interno al partito di cui si è perso totalmente il controllo. Che si ripete ogni volta e in qualsiasi situazione. Con i veri protagonisti di questa faida ben nascosti dietro le quinte che manovrano le proprie pedine non già a loro vantaggio, ma soprattutto a svantaggio dell’avversario. 

Diceva lo storico Carlo Maria Cipolla, a tal proposito, che gli esseri umani si dividono in quattro categorie: gli sprovveduti, gli intelligenti, i banditi e gli stupidi. La definizione della persona stupida, sempre per il Cipolla, è quella che “causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.” Registro, quale dato oggettivo, di come le perdite del Partito Democratico delle Marche siano, da dieci anni a questa parte, ingentissime su tutti i fronti. Ma, non mi permetto di tirare le conclusioni sul teorema del Cipolla. Lascio che siano gli altri a farlo…

Chantal Bomprezzi ed Elly Schlein

Chantal Bomprezzi con Elly Schlein

Con le dimissioni – sempre tardive – di Bomprezzi cade l’ultimo velo di ipocrisia che copriva le vergogne interne al partito. Emerge la realtà quella vera e non la narrazione degna di un reality show che, per lunghissimo tempo, lo ha contraddistinto. Ed è una realtà crudele con cui, chiunque le succederà, dovrà fare i conti.

Un partito non più presente sui territori; una classe dirigente demotivata e delusa alla ricerca di una base altrettanto frustrata; due gruppi occulti che navigano per le loro rotte, difficili da debellare, così come il cancro. Ma soprattutto, una linea politica mai chiara, né identificabile. E, a volte in alcuni temi, per niente alternativa alle destre di governo.

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Angelo Sciapichetti e Chantal Bomprezzi

In questa drammatica situazione, piuttosto che inventarsi un altro sconosciuto fenomeno a cui affibbiare l’incombenza della segreteria regionale, sarebbe il caso di affidarsi all’usato sicuro. Uomo o donna di provata esperienza politica che non abbiano nessuna ambizione per sé stessi e che abbiano tempo da dedicare alla ricostruzione del partito mattone dopo mattone.

Una volta, tanto tempo fa e quando la politica era un’attività seria, lo si faceva senza troppo clamore mediatico. Per tre o quattro giorni al chiuso di un convento. Anche e soprattutto per riscoprire e valorizzare il senso di comunità oggi andato perduto. Ma principalmente, per dedicarsi alle cose importanti – e non solo quelle urgenti – quali elaborare quattro o cinque idee per una società che è cambiata troppo rapidamente sotto i nostri occhi, mentre noi eravamo intenti a spartirci prebende.

Sembrerà paradossale, ma indipendentemente dalla sconfitta rimediata nel capoluogo, la federazione di Macerata è quella che finora sembra aver imboccato la strada giusta. Ciò che era solo unità di facciata è diventata, grazie a tutto il gruppo dirigente, davvero sostanziale. Ha rieletto unitariamente Angelo Sciapichetti, l’unico candidato alla segreteria che si era dimesso immediatamente dopo le regionali, riconoscendogli l’autorevolezza che merita.

Tutti piccoli segnali che lasciano penetrare almeno uno squarcio di luce in questo buio profondo e con essa un concreto barlume di speranza.

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