Speranze per la Sacci
“Solo con l’acquisto della Buzzi”

CASTELRAIMONDO - A dirlo sono i sindacati che chiedono un intervento forte della Regione nell'indicare il ruolo strategico dello stabilimento e nella negoziazione con i futuri acquirenti. "La presa del gruppo da parte di aziende con stabilimenti limitrofi condannerebbe, per le logiche di un mercato in forte contrazione, lo stabilimento alla chiusura"
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Il cementificio Sacci

Il cementificio Sacci

di Monia Orazi

L’unica possibilità di salvare il cementificio Sacci di Castelraimondo, è l’offerta d’acquisto di Buzzi Unicem, la multinazionale piemontese del cemento. A dirlo sono le organizzazioni sindacali Filt e Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil e Ugl che chiedono un intervento forte della Regione nell’indicare il ruolo strategico dello stabilimento e nella negoziazione con i futuri acquirenti. In una nota a firma congiunta le organizzazioni sindacali indicano come essenziale “un ruolo forte e attivo della della Regione per moltiplicare le potenzialità e gli sviluppi economici degli impianti del territorio e motivare decisioni di salvataggio o di nuovi investimenti ed ammodernamenti degli impianti da parte dei futuri proprietari”. Le richieste sono state ribadite venerdì scorso, 16 ottobre, durante l’assemblea con i dipendenti Sacci, voluta dai sindacati per informarli sugli ultimi sviluppi della crisi aziendale, dopo che nella stessa mattinata i rappresentanti sindacali hanno incontrati i vertici Sacci. Di recente il tribunale di Roma ha ammesso la domanda di acquisto della Buzzi Unicem (leggi l’articolo). Sulla strada dell’acquisto definitivo ci sono due passaggi obbligati, il voto dei diciotto creditori nell’udienza prevista a Roma il prossimo 18 gennaio, la successiva omologazione del tribunale del piano di concordato, ed il via libero definitivo dell’autorità antitrust, Garante della concorrenza e del mercato. “Non è neutra per le sorti dello stabilimento di Castelraimondo il nome della futura proprietà – avvertono i sindacati – l’acquisto del gruppo da parte di aziende con stabilimenti limitrofi condannerebbe, per le logiche di un mercato in forte contrazione, lo stabilimento alla chiusura. Tuttavia l’offerta di acquisizione del ramo di azienda da parte del gruppo Buzzi-Unicem è oggi l’unica soluzione che consegna concrete possibilità di sopravvivenza e rilancio dello stabilimento”. I rappresentanti sindacali rilevano come i due Comuni su cui ricade lo stabilimento, Gagliole e Castelraimondo, siano molto attivi ma occorrerà affiancare ad essi un’azione forte ed incisiva della Regione: “In questo settore occorre un ruolo attivo dei principali enti locali, non basta la preoccupazione e l’impegno dei sindaci del territorio, occorre un ruolo forte e propositivo della Regione che vuoi per le vicende economiche del gruppo Sacci, vuoi per l’avvicendamento dell’amministrazione regionale, negli ultimi mesi si è affievolito”. Le organizzazioni sindacali suonano la carica all’esecutivo regionale chiedendo di scendere in campo con tutto il suo peso amministrativo: “Occorre che la Regione mostri nei fatti il concreto interesse e la prospettiva strategica del cementificio di Castelraimondo, che oltre al proprio bacino naturale del medio Adriatico, è il più vicino al porto di Ancona, con la realizzazione della Pedemontana si aprirebbero scenari e traffici oggi solo ipotizzabili, nella macroregione Adriatico Ionica”. Lo stabilimento di Castelraimondo è fermo per crisi produttiva dallo scorso maggio, la Sacci ha presentato a settembre una nuova richiesta di concordato preventivo, per i lavoratori dopo alcuni mesi di cassa integrazione in deroga, dal primo ottobre è scattata la cassa integrazione per cessazione attività fino al 30 settembre del 2016. L’unica speranza sembra essere l’acquisto da parte di un altro gruppo industriale italiano del cemento, oltre a Buzzi Unicem che ha presentato un’offerta vincolante sino al 31 marzo 2016, era circolato il nome del gruppo umbro Colacem. Secondo gli analisti Kepler Cheuvreux del settore cemento sarebbe positivo per tutto il mercato l’acquisto di Sacci da parte di Buzzi, si creerebbe un nuovo agglomerato con una capacità pari al 23 per cento del mercato nazionale, che ha un consumo totale di 20 milioni di tonnellate, mentre la capacità produttiva è di 38 milioni di tonnellate, con un tasso di utilizzo degli impianti inferiore al 55 per cento. Secondo la loro analisi, riportata su quotidiani specializzati, grazie all’acquisizione di Sacci, in Italia caleranno di 2 milioni e mezzo le tonnellate di cemento prodotte, permettendo il rialzo dei prezzi dai 60-62 euro attuali ai circa 70, con un consumo di cemento tra 25 e 30 milioni di tonnellate.

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