Monitoraggio ambientale
per il cementificio Sacci

CASTELRAIMONDO - Si è svolto oggi in Provincia un incontro per la firma del protocollo d'intesa. Comitato Salva Salute: "Perchè noi non invitati?"
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Il cementificio Sacci

Il cementificio Sacci

di Monia Orazi

Il progetto di indagine ambientale “relativa alla qualità delle matrici suolo ed aria e studio sui bioindicatori (licheni) nelle aree potenzialmente interessate da ricaduta di inquinanti emessi in atmosfera dall’impianto di produzione cemento della ditta Sacci” di Castelraimondo, è stato oggetto di un incontro tra i sindaci di Castelraimondo, Gagliole e San Severino, i rappresentanti della provincia di Macerata, della comunità montana di San Severino e dell’Arpam. Il protocollo d’intesa avrà una durata di sei mesi, sarà l’Arpam ad eseguire con proprio personale tutto i rilievi e le analisi necessarie al monitoraggio ambientale, ma potrà avvalersi della collaborazione di enti e associazioni pubbliche e private. L’indagine durerà sei mesi per l’analisi del suolo e dei licheni, quattro quella dell’aria. Al termine di ogni indagine l’Arpam produrrà i risultati delle attività analitiche unitamente a una relazione tecnica comprensiva delle valutazioni di competenza. Il costo dello studio sarà di 60 mila euro, così ripartiti: 10 mila dalla provincia, 20 mila dalla comunità montana di San Severino, 14 mila dal comune di San Severino, 15 mila dal comune di Castelraimondo, mille euro dal comune di Gagliole. Il protocollo d’intesa è aperto all’adesione di altri enti locali. I risultati dlel’indagine offriranno indicazioni “alle pubbliche amministrazioni, ai fini della programmazione dell’uso del territorio e l’eventuale azione di mitigazione dell’impatto dell’impianto, anche attraverso segnalazioni alla Regione Marche, titolare del potere autorizzatorio e/o sanzionatorio”, “agli organismi pubblici di controllo (Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Asur) per rendere più efficace la loro attività di controllo e di tutela della salute pubblica e per indirizzare la loro attività di espressione di pareri in sede di autorizzazione a nuovi impianti o alla loro modifica”; “alle associazioni di cittadini, che hanno manifestato ampie preoccupazioni per la presenza dell’impianto di smaltimento rifiuti, per fornire loro maggiori evidenze con cui confrontare tali preoccupazioni”.

L’indagine ambientale si articolerà in tre studi, quello sulla qualità dei suoli, quello sui bioindicatori (licheni), l’ultimo sulla qualità dell’aria. Per lo studio del suolo ” si prevede l’individuazione e la georeferenziazione di n. 25 punti di indagine. L’ubicazione di tali punti sarà individuata tenendo conto dello studio anemometrico e della morfologia delle aree oggetto di studio. L’indagine interesserà anche punti al di fuori delle aree di potenziale ricaduta che permetteranno un confronto sui dati relativi alla qualità ambientale dei suoli. In ogni punto d’indagine verrà effettuato un campionamento del suolo rappresentativo dei primi 10 cm (top soil), ad eccezione delle aree agricole attualmente o in passato coltivate nelle quali verrà prelevato un campione rappresentativo dei primi 50 cm di suolo”.

Sarà studiata la presenza di Ipa idrocarburi policiclici aromatici, metalli, diossina, dibenzodiossina  Pcdd, dibenzofurano  Pcdf (composti molto tossici prodotti in fase gassosa dalla combustione incompleta di materiale organico contenente cloro e che sono comunemente inclusi nella categoria delle diossine, pur essendo in realtà dei derivati del furano), bifenili policlurati Pcb (inquinanti persistenti dalla tossicità in alcuni casi avvicinantesi a quella della diossina). Lo studio della qualità dell’aria prevede l’allestimento di un mezzo mobile, “per il rilevamento in continuo delle concentrazioni di una serie di sostanze presenti nell’aria e i cui livelli di concentrazione sono rapportabili alle pressioni esercitate dalle sorgenti antropiche. Gli analizzatori di cui il mezzo mobile è dotato consentono la rilevazione di ossidi di azoto, polveri sottili, benzene, ozono, ossido di carbonio nonchè la rilevazione di parametri fisici dell’atmosfera (temperatura, direzione e velocità del vento e umidità relativa)”. A Selvalagli di Gagliole e San Severino Marche saranno eseguite misurazioni manuali, tramite apparecchiature per studiare le polveri in aria, per effettuare il campionamento delle polveri sottili (intervallo di 24 ore ogni cinque giorni per il campionamento) per rilevare la presenza di idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti; il campionamento delle poleveri totali (intervallo di 7 giorni, ogni trenta giorni) per determinare diossine e furani.

Saranno misurate le concentrazioni medie orarie di ossidi di azoto (ossido di azoto, biossido di azoto e ossidi di azoto totali), polveri sottili (pm 10 e micropolveri), btx (benzene, toluene, xilene), ossido di carbonio ed ozono.  Lo studio sui licheni, quali indicatori di accumulo di sostanze inquinanti prevede un campionamento, a distanza crescente dal cementificio. Saranno esaminate aree al di fuori della zona di potenziale ricaduta degli inquinanti. Saranno installate dieci stazioni, altre due saranno poste fuori dall’area di influenza del cementificio per un confronto. “Per procedere alla valutazione è previsto il campionamento sui tronchi degli alberi, ad una altezza di 100-200 cm dal suolo. Su ciascun campione prelevato è prevista la determinazione dei seguenti metalli pesanti: alluminio (Al), arsenico (As), cadmio (Cd), cromo (Cr), rame (Cu), ferro (Fe), manganese (Mn), mercurio (Hg), nichel (Ni), piombo (Pb),  vanadio (V) e zinco (Zn)”

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Luigi Travaglini, presidente Comitato Salva Salute

Luigi Travaglini, presidente Comitato Salva Salute

Dal Comitato Salva Salute:

«Il 6 dicembre 2013, al termine della riunione istituzionale tenutasi a San Severino Marche,  presso la sede della Comunità montana, il sindaco di San Severino Marche, Cesare Martini, quello di Castelraimondo, Renzo Marinelli, quello di Pioraco, Giovanni Battista Torresi, il presidente della Comunità montana, Gian Luca Chiappa, il direttore dell’Arpam  Gianni Corvatta ed altri soggetti in rappresentanza del comune di Gagliole e della Regione Marche, si erano impegnati a stabilire un tavolo di discussione per decidere assieme al Comitato Salva Salute le modalità ed i tempi dell’indagine ambientale ed epidemiologica cui si sarebbe dovuto sottoporre il nostro territorio, al fine di valutare l’impatto del Cementificio Sacci nei comuni interessati.  L’accordo prevedeva che l’Arpam avrebbe formulato un’ipotesi di monitoraggio che sarebbe stata discussa con i rappresentanti del Comitato Salva Salute di Castelraimondo.  Il 27 gennaio si è tenuta una riunione presso la sede della Provincia di Macerata, nel corso della quale i sindaci di San Severino Marche e Castelraimondo, il vicesindaco di Gagliole, il presidente della Comunità montana e il direttore dell’Arpam di Macerata hanno deciso come e dove effettuare il monitoraggio, senza, tuttavia, convocare o interpellare il Comitato.

Oggi gli enti si sono riuniti nuovamente per approvare definitivamente il protocollo di monitoraggio ambientale predisposto senza la partecipazione dei cittadini; anche questa volta il Comitato non è stato invitato. Quel che è peggio, al comitato non è stata nemmeno inviata copia del documento in discussione.  Il Comitato, da un lato, constata con piacere che grazie alla sua opera ed alle pressioni esercitate gli enti si stanno finalmente muovendo per comprendere quale sia stato l’impatto del cementificio sul territorio e sui suoi abitanti, dall’altro, rileva con disappunto come le amministrazioni continuino con ostinazione a tenere i cittadini lontani da ogni possibilità di partecipazione e confronto, anche su temi di fondamentale importanza come quelli della salute e dell’ambiente. Al riguardo si sottolinea che le vigenti normative nazionale e comunitaria, obbligano gli enti pubblici a coinvolgere le associazioni di cittadini nelle decisioni riguardo alle attività che hanno un apprezzabile impatto ambientale. Riteniamo che le riunioni del 27 gennaio e del 10 marzo, oltre ad essere illegittime, rappresentino l’ennesima occasione persa e l’ennesima dimostrazione di come gli enti non riescano a mantenere gli impegni assunti ed a rispettare le regole, quando questi impegni e queste regole comportano trasparenza e collaborazione con la cittadinanza.  Perché escludere il Comitato proprio nella fase in cui si decide sul da farsi? Perché non si vuole che il Comitato dia il proprio contributo per la miglior predisposizione possibile del monitoraggio? Perché, proprio nei momenti più significativi, la tanto sbandierata trasparenza cede inevitabilmente il passo al solito modo di agire oscurantista degli enti pubblici?  Tutte queste domande continuano a rimanere senza risposta e ciò fa inevitabilmente sorgere il sospetto che vi sia negli enti il timore che un monitoraggio ben predisposto possa dare risultati sgraditi. Non dimentichiamo, infatti, che, per buona parte, stiamo parlando degli stessi enti che hanno fornito il loro parere favorevole nell’ambito della procedura con la quale si è autorizzato il cementificio ad operare in deroga alla vigente normativa sulle emissioni inquinanti ed a bruciare, nei prossimi anni, 100.000 tonnellate l’anno di CSS (le Marche si stima ne produrranno 70.000, il resto potrebbe provenire da qualunque parte del mondo), il tutto senza minimamente preoccuparsi di quale sia stata la ricaduta del cementificio sulla popolazione in questi quarant’anni e quale sia l’attuale situazione ambientale ed epidemiologica.

Il Comitato ricorda che tutta questa attenzione verso l’ambiente è sorta negli enti solo a seguito della forte mobilitazione della cittadinanza dei comuni coinvolti; ricorda, inoltre, che la prima proposta di monitoraggio formulata dall’Arpam e condivisa da tutti i soggetti che partecipavano alla riunione del 6 dicembre 2013, prevedeva l’installazione di un’unica centralina mobile, senza altro aggiungere. Solo a seguito delle rimostranze dei rappresentanti del Comitato si erano prese in considerazione altre possibilità, quali, ad esempio, lo studio dei licheni, possibilità delle quali si sarebbe dovuto discutere insieme.  Preso atto dell’atteggiamento inqualificabile di tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte nell’operazione, il Comitato si è procurato una copia del protocollo che gli enti si accingono a firmare e nella speranza che i politici possano rivedere il loro atteggiamento e le loro decisioni, formula le seguenti osservazioni:  l’intera operazione avrà una durata di sei mesi (troppo pochi) prorogabili senza termine (troppo vago); nella parte relativa allo studio della qualità dei suoli viene prevista l’individuazione di 25 punti di indagine, sulla base di un non meglio precisato “studio anemometrico”: a quanto ci consta, in riferimento all’area oggetto di indagine non esiste uno studio anemometrico degno di tal nome (a meno che non si voglia utilizzare lo studio predisposto dalla Sacci, basato sui dati reperiti da una stazione meteorologica situata a Macerata per di più in una posizione non idonea) e la predisposizione di uno studio valido richiede tempi molto lunghi;     non si terrà conto dell’attività del cementificio durante tali misurazione (quanto lavora, in quali periodi, con quali forni) né è previsto un esame in continuo delle sue emissioni;     nella parte relativa allo studio della qualità dell’aria è nuovamente prevista una sola centralina mobile (troppo poco) e per soli 4 mesi; sono, inoltre, previste misure manuali di campionamento per le polveri sottili e diossine palesemente insufficienti e statisticamente non rilevanti, sia per il numero (ad es., solo 5 campioni per diossine e furani), sia per la tempistica (non sono previsti campionamenti in continuo 24/24h);     nella parte relativa allo studio sui bioaccumulatori è previsto unicamente lo studio dei licheni (troppo poco): sarebbe opportuno prevedere anche uno studio sul latte materno, per studiare anche il fenomeno della biomagnificazione, che in cima alla catena alimentare (dove appunto l’uomo si trova) dà un accumulo crescente degli inquinanti, o sulle api;     gli oneri economici dell’intera operazione vengono ancora una volta posti a carico dei cittadini, nonostante la normativa nazionale e comunitaria abbiano da tempo accolto il principio secondo cui “chi inquina paga”.  Le osservazioni del Comitato non costituiscono una nuova proposta di monitoraggio e non sono il frutto di uno studio approfondito, ma rappresentano ciò che emerge da una prima lettura del protocollo, sulla base di semplicissime regole di buon senso: la speranza e che, come detto, gli enti si rendano conto della necessità di predisporre altri strumenti e di coinvolgere la cittadinanza.  I limiti macroscopici del protocollo di monitoraggio predisposto dagli enti, che appare palesemente insufficiente, alquanto generico e sicuramente inidoneo allo scopo cui dovrebbe essere preposto, accrescono il sospetto che l’operazione, più che a comprendere il reale impatto del cementificio sulla popolazione, sia diretta a di tacitare ogni resistenza della cittadinanza e legittimare il previsto ampliamento del cementificio.  Proprio per ovviare a questo problema e nella scontata previsione che gli enti non aderiranno alle richieste formulate nel presente comunicato, il Comitato si sta organizzando per procedere ad una propria campagna di monitoraggio»



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