Cementificio Sacci, il Tar boccia
il ricorso del comune di San Severino

Accolti in parte i ricorsi della Vas onlus e di un gruppo di privati cittadini. Il giorno prima della discussione al Tar la Regione aveva disposto la revisione dell'autorizzazione integrata ambientale
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Il cementificio Sacci

Il cementificio Sacci

di Monia Orazi

Nello scontro giudiziario tra regione Marche, cementeria Sacci di Castelraimondo e comune di San Severino, i giudici amministrativi bocciano le motivazioni presentate dall’amministrazione comunale settempedana per contestare il suo mancato coinvolgimento nel procedimento amministrativo attraverso cui è stata concessa l’autorizzazione integrata ambientale, per l’entrata in esercizio del nuovo impianto dal 2019. Accolti in parte i ricorsi della Vas onlus e di un gruppo di privati cittadini, con l’annullamento parziale dell’Aia 2013, da rivedere in sede amministrativa. La regione aveva comunque disposto la revisione dell’Aia, lo scorso 21 maggio. Il comune di San Severino Marche, rappresentato e difeso dagli avvocati Ranieri Felici e Antonella Felici Bedetti, ha citato in giudizio la Regione Marche, l’Arpam, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle Marche, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Castelraimondo, Comune di Gagliole e Sacci società per azioni, provincia di Macerata, comando regionale del Corpo forestale dello Stato, chiedendo l’annullamento del decreto Aia del 4 gennaio 2014. Nel decreto la Regione ha espresso giudizio positivo di compatibilità ambientale (VIA) in relazione al progetto per l’ammodernamento e il potenziamento dell’impianto di produzione di cemento gestito dalla controinteressata nel Comune di Castelraimondo, rilasciando anche la contestuale autorizzazione paesaggistica. Nel decreto Aia è stato riesaminato il precedente decreto n.77 del 2 luglio 2010, con cui veniva rilasciata l’Autorizzazione Integrale Ambientale per l’esercizio dell’impianto esistente (ora oggetto di ammodernamento e potenziamento), dettando condizioni e prescrizioni sostitutive per la prosecuzione dell’attività. Nel procedimento si sono costituiti la Regione Marche e il Corpo forestale dello Stato. Il collegio giudicante ha ritenuto il ricorso infondato nel merito, per una serie di motivazioni spiegate nella sentenza. Il comune di San Severino ha lamentato l’illegittimità del suo mancato coinvolgimento nelle varie conferenze dei servizi che hanno preceduto l’adozione del provvedimento, sentendosi coinvolto per motivazioni ambientali, “poiché i venti considerati dominanti (correnti di sud-ovest con frequenza media del 12,9%) trasportano polveri ed altre sostanze inquinanti verso il proprio confinante territorio (sul punto allega relazione tecnica di parte e relazione integrativa)”. Per i giudici amministrativi “non sussisteva alcuna espressa disposizione che prevedesse l’obbligatorio coinvolgimento anche delle amministrazioni comunali confinanti”, per “il divieto di aggravio del procedimento amministrativo se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria”. Riguardo ai venti i giudici rilevano che “le argomentazioni di parte ricorrente rivelano che i venti soffiano verso il proprio territorio con una frequenza che non può certo considerarsi prevalente, poiché è lo stesso Comune ad indicare una frequenza da sud-ovest del 12,9% (cfr. pag. 12 e 34 del ricorso). Ciò lascia intendere che, per il restante 87,1% dell’anno, le correnti soffiano in altra direzione”. Secondo i giudici “non emergeva quindi alcuna particolare situazione del Comune di San Severino Marche che lo differenziasse dagli altri Comuni confinanti, per cui avrebbe potuto partecipare al procedimento allo stesso modo degli altri interessati”. Tra le altre motivazioni del ricorso del comune, c’è la carenza di attività istruttoria, in particolare per valutare la ventosità della zona. Per i giudici invece “Dagli atti emerge che, proprio a seguito delle osservazioni formulate dalla Provincia di Macerata, sono stati valutati anche i dati provenienti dalla stazione meteo di Roccafranca (stazione ASSAM), concludendo tuttavia che quelli originariamente inseriti nel modello matematico (relativi alla stazione di Macerata) risultavano comunque più cautelativi”. Secondo i giudici non si ravvisano motivazioni che provano la mancata considerazione degli interessi comunali: “il Comune di San Severino contesta comunque anche nel merito questi ulteriori approfondimenti istruttori, senza tuttavia offrire elementi, di una qualche apprezzabile certezza (secondo il principio dell’onere probatorio), che inducano a ritenere pregiudicata la propria posizione e gli interessi riguardanti il proprio territorio”. Anche l’ultimo motivo addotto nel ricorso, in cui si contesta l’unificazione formale del procedimento di riesame della precedente Aia concessa nel 2010, unificandola con la Valutazione di impatto ambientale per la nuova Aia. “La censura è infondata, poiché muove da una visione esclusivamente formalistica dell’azione amministrativa. Il ricorrente non evidenzia, infatti, alcun profilo sostanziale che avrebbe potuto condurre ad un diverso risultato attraverso la gestione autonoma dei due procedimenti (la cui unificazione risulta peraltro coerente con il già ricordato principio di non aggravio del procedimento amministrativo), salvo rimarcare il pretesa illegittimità del mancato invito dei propri rappresentanti alle conferenze di servizi (profilo già trattato nell’ambito del primo motivo di gravame)”, concludono nella sentenza i giudici. Lo scorso 21 maggio, un decreto del dirigente regionale del settore valutazioni ed autorizzazioni ambientali, David Piccinini, dispone la revisione dell’Aia rilasciata il 4 gennaio 2013 alla Sacci, entro quattro mesi, cioè il 21 settembre. Nel decreto il dirigente chiede di sostituire le tabelle sui limiti alle emissioni convogliate, sia quelle “ante operam”, che quelle “post operam”, con delle nuove tabelle che prescrivono come effettuare i rilievi alla luce di una nuova normativa, recepita dal decreto legislativo numero 46 del 2014. In ciascuna tabella sono riportati i parametri da monitorare per le emissioni della cementeria, con i valori limite ed il metodo da seguire per la rilevazione, ribadendo il rispetto delle altre condizioni e prescrizioni inserite nel decreto Aia.

 



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