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il mostriciattolo della Minitematica

MACERATA - Il trionfo del trasversalismo tra maggioranza e opposizione, in una operazione segnata dall’urbanistica ad personam
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bommaritodi Giuseppe Bommarito

Torna d’attualità ogni tanto la Minitematica, variante urbanistica dal lungo e tormentato iter e dagli sviluppi attuativi deleteri e densi di polemiche, arrivata definitivamente in porto nell’ottobre 2010, Romano Carancini da poco regnante, ma sostanzialmente impostata, adottata ed approvata durante il secondo mandato Meschini.
Tuttavia, come è noto, in una recente intervista, quasi una confessione a cielo aperto, esplosiva per quanto testualmente detto in ordine al contenuto di questa variante e soprattutto circa la trasversalità di atteggiamento delle forze politiche sulla stessa (“C’erano troppe cose che non mi convincevano… ci sono state delle forzature … ci furono altri interessi che andavano nella direzione delle elezioni. Ma questo non riguarda solo la maggioranza, ci fu anche l’opposizione … ci fu un accordo molto trasversale”), l’ex Sindaco Giorgio Meschini ha preso nettamente le distanze dalla Minitematica, di fatto ripudiandola e sostenendo di non aver a suo tempo votato la relativa delibera così come uscita dalla Commissione Ambiente e Territorio e dallo stesso Consiglio Comunale. In realtà, le cose non sono affatto andate in maniera così lineare, visto che il buon Meschini votò compatto con la sua maggioranza la prima delibera del Consiglio Comunale di adozione della Minitematica (la n. 34/2009, denominata: Variante al PRG per modifiche puntuali, deputate a porre rimedio ad incongruenze ed errori), per poi astenersi solo sulla successiva delibera di adozione definitiva (la n. 86/2009), dopo aver partecipato alle votazioni sulle singole osservazioni, a volte votando a favore, a volte astenendosi, altre volte votando contro (a suo merito, e per onestà intellettuale, va peraltro detto che Giorgio Meschini e l’allora consigliere comunale Marco Blunno furono gli unici a votare contro l’osservazione della Sofim s.r.l., quella che ha reso possibile proprio in questi ultimi mesi la realizzazione del nuovo supermercato Oasi in via Cincinelli, nei pressi della chiesa dei Cappuccini).

Non convince pertanto la totale presa di distanza di Meschini dalla Minitematica, se non altro perché qualche anno prima questo mostricciatolo urbanistico era stato innescato proprio da lui. Pochi infatti oggi ricordano – ma esiste, e tiene ben inchiodato l’ex Sindaco alla Minitematica – una sua lettera risalente alla fine del 2004. Si era allora alla fine del primo mandato di Giorgio Meschini, il quale, con questa missiva, scritta in perfetto stile democristiano ed inviata a tutti i cittadini che negli anni precedenti avevano presentato domande di vario genere per incongruenze da sanare nel piano regolatore generale (il PRG), riqualificazione di immobili e cambi di destinazione, prometteva, quale capo di una maggioranza di centrosinistra che chiedeva la propria riconferma, l’interessamento dell’Amministrazione Comunale e la risoluzione di tutti quei problemi in qualche modo, anche con un po’ di fantasia, risolvibili. Come a dire: terremo in considerazione le vostre esigenze e faremo il possibile per districare le varie situazioni, purchè ci votiate.
All’epoca naturalmente ci furono forti polemiche, ma quasi tutte centrate sulla denunzia di una manovra di chiaro stampo elettoralistico. Si parlò anche, e a buon motivo, di operazione puramente clientelare e di voto di scambio. Pochi però in quel momento si accorsero che, tenuta a battesimo proprio da Giorgio Meschini, a Macerata stava nascendo l’urbanistica ad personam, che qualche anno dopo sarebbe stata consacrata e formalizzata appunto nella cosiddetta Minitematica (denominazione peraltro unica nel panorama italiano degli strumenti urbanistici, il cui copyright spetta pertanto ai nostri amministratori) ed avrebbe iniziato in seguito a produrre i suoi perniciosi effetti.

Come si spiega allora la freddezza crescente proprio sulla Minitematica non solo di Meschini, ma anche, strada facendo, dell’allora assessore all’urbanistica Mauro Compagnucci? Perché – almeno questa è la mia ricostruzione – nei primi anni del secondo mandato Meschini l’intera faccenda, molto appetibile per i consensi elettorali che avrebbe potuto ulteriormente portare nonché per altre importanti utilità collaterali (si pensi, tralasciando il peggio, ad incarichi professionali di varia natura, gestibili tramite gentili prestanome), sfuggì, anche se inizialmente in maniera voluta, al controllo del Sindaco e dell’intera Giunta per approdare nella Commissione Ambiente e Territorio, pure in quel quinquennio 2005/2010 presieduta da Luigi Carelli, da qualche settimana – come è noto – autosospeso per un muretto abusivo realizzato proprio nell’ambito di una delle varie operazioni consentite da questa benedetta o maledetta Minitematica.

Probabilmente pesarono in questa decisione della Giunta l’ingigantimento progressivo della variante, alcuni scandalosi inserimenti che iniziavano a profilarsi, le pressioni incrociate ed anche le dinamiche interne al gruppo consiliare del PD, ormai di maggior peso rispetto all’esecutivo e già proiettato verso le primarie del 2010 (mentre lo stesso Meschini, non ricandidabile, era invece in fase di anticipato distacco).
In quegli anni, peraltro, stava montando pure una certa insofferenza tra i consiglieri componenti di questa Commissione, i quali, anche sul versante della maggioranza, erano costretti ad assistere quasi da spettatori e da passacarte alle grandi operazioni poste in essere dagli scienziati dell’urbanistica maceratese, ben rappresentati in Giunta e ben organizzati in uno o più efficienti comitati d’affari: la riqualificazione di via Trento, la megalottizzazione Valleverde, la lottizzazione di via Valenti (quella su terra ex IRCR), quella di piazza Pizzarello, le manovre per il nuovo centro fieristico a Villa Potenza, il nuovo polo natatorio, ed altre consimili genialate.
Insomma – fecero capire alcuni consiglieri – non era giusto questo accentramento nell’esecutivo, c’era in ballo la democrazia consiliare, anche altri consiglieri avevano diritto al loro posto al sole, ogni partito poi aveva le sue pressioni, serviva una visione globale e soprattutto – questa è la verità di fondo – occorreva un luogo di mediazione e di coinvolgimento dell’opposizione!

Una riunione della Commissione Ambiente e Territorio

Una riunione della Commissione Ambiente e Territorio

Sta di fatto che in questa occasione, con una procedura del tutto inusuale e mai seguita prima, la patata bollente della variante Minitematica passò dalla Giunta alla Commissione di Carelli, alla quale venne in definitiva consentito di appropriarsi dell’intera questione e di fare così il lavoro “sporco”, di trattarla in via esclusiva dal novembre 2007, di gestirla in funzione redigente e in qualche modo di assumere un ruolo rilevante anche nell’istruttoria delle singole domande, di fatto quasi rubando il lavoro allo stesso Ufficio Tecnico (con buona pace della distinzione tra politici e funzionari comunali).
E così, a forza di sostegni via via garantiti a destra e a manca, con la Minitematica, che teoricamente doveva costituire una limitata variante generale al PRG maceratese per porre rimedio a qualche errore in sede di pianificazione, ad incongruenze riferite alla edificazione esistente, a disfunzioni, a problemi di riqualificazione urbana e recupero edilizio, si arrivò allo stravolgimento del PRG e ad una maxivariante, tale da consentire nuove edificazioni pure di rilevante entità ed in siti assurdi. In pratica, buttato a mare il criterio da sempre operante della zonizzazione (cioè la suddivisione del territorio comunale in zone omogenee, individuate dall’ente pubblico in via generale ed in virtù dell’interesse pubblico: zone residenziali, artigianali, per servizi, ecc.), il Comune di Macerata scelse la strada dell’urbanistica a macchia di leopardo, fatta ad impulso dei privati interessati: un rovesciamento totale della metodologia da sempre seguita, quella predicata dai sacri testi e dalle norme vigenti. Di fatto, con la scusa delle incongruenze e degli errori, si consentì di costruire qua e là, anche in zone ove ciò non sarebbe stato possibile, con il grimaldello delle cosiddette compensazioni: in altri termini, in questa zona non sarebbe consentito costruire, ma siccome tu privato mi cedi un’area per farci qualcosa che potrebbe essere di utilità pubblica (un parcheggio, un marciapiede), io allora ti consento quello che altrimenti non sarebbe consentibile. Pazienza poi se l’utilità pubblica dell’area ceduta è solo potenziale o magari collegata ad un’opera che non sarà mai realizzata dall’ente comunale per mancanza di fondi o per scelte future di segno diverso; oppure se, di fatto, l’utilità c’è anche o solo per lo stesso lottizzante.
Meccanismo delicato e pericolosissimo per un Comune, che dovrebbe sempre e rigorosamente programmare e pianificare sulla base dell’interesse generale, sostenibile forse solamente qualora il giochetto sia limitato a poche, oggettive, situazioni da sanare.
A Macerata, invece, ormai era venuto giù il diluvio: dai privati inizialmente erano arrivate oltre 300 richieste. Una prima scrematura ne vide accogliere comunque molte, ben 128, per un incremento di volumetria edificabile di oltre 400.000 metri cubi (per più della metà, residenziale; per il resto, commerciale, aree industriali anche miste a residenza, attrezzature sociali e culturali).
In definitiva, per arrivare ad una condivisione politica, chiaramente necessaria per far passare l’operazione (altrimenti impossibile da sostenere per la sola maggioranza), tramite i soliti paroloni di circostanza la Giunta decise di coinvolgere la minoranza nell’unica sede in cui ciò sarebbe stato tecnicamente possibile, cioè nella Commissione consiliare Ambiente e Territorio. E il coinvolgimento in effetti vi fu, perché l’opposizione, anziché prendere una posizione netta, di rigetto dell’urbanistica sprogrammata e ad personam, non si sottrasse, entrò nel merito e qui fu impossibile non sporcarsi le mani, in una serie infinita di concessioni, di favori ed aiutini reciproci. Insomma, come scrisse il Manzoni a proposito della monaca di Monza, la sventurata (cioè la minoranza) rispose, con tutto quanto poi ne è conseguito in termini di credibilità.
Tant’è che l’opposizione, sia pure con qualche distinguo, non votò contro la proposta generale di delibera uscita dalla Commissione presieduta da Carelli, ed anche nella successiva fase di esame in Commissione delle osservazioni, ben 104, portò avanti la politica del caso per caso: qui mi astengo, qui faccio finta di non vedere e voto con la maggioranza (soprattutto sugli emendamenti proposti dalla stessa Commissione contro i pareri dell’Ufficio Tecnico), qui voto contro per salvare un po’ la faccia.
E tant’è che poi, in sede di approvazione definitiva in Consiglio Comunale, nel novembre del 2009, alcuni del PDL si astennero ed altri votarono a favore, unitamente all’UDC.
Eppure non mancavano buoni motivi per opporsi in maniera ferma e radicale. Non c’era solo in ballo la questione cruciale di una pianificazione urbanistica rovesciata e di fatto demandata ai privati ed ai loro interessi particolari. C’era il mucchio selvaggio delle centinaia di istanze furbescamente raggrupate in un’unica variante, che impediva un’analisi seria delle singole situazioni e non permetteva di separare il grano dal loglio. C’era anche la forzatura dell’omessa richiesta di V.A.S., la valutazione ambientale strategica, prevista per legge al fine di verificare l’impatto sull’ambiente e sul patrimonio culturale della variante che si stava approvando, dapprima ritenuta necessaria dallo stesso Consiglio Comunale e poi invece omessa grazie ad un’altra furbata del solito Carelli, alla quale tutti fecero finta di credere, e cioè che la Commissione Ambiente e Territorio avesse iniziato a discutere della Minitematica in epoca precedente all’insorgenza dell’obbligo di VAS, pur risultando dagli atti e da varie delibere di Giunta e di Consiglio Comunale esattamente il contrario. Come a dire: tanto peggio per i fatti, se non si accordano con la volontà di perseguire a tutti i costi un determinato risultato.
E poi c’è la fase due della nostra Minitematica, quella avvenuta nei primi mesi dell’Amministrazione Carancini, caratterizzata da una delibera di Giunta (la n. 299/2010) e da una delibera del Consiglio Comunale (la n. 84/2010), inframezzate da un intervento della Provincia che tagliò una parte della volumetria inizialmente prevista e da ulteriori polemiche in seno alla maggioranza  sull’opportunità di controdedurre rispetto alle osservazioni della Provincia (con i cattivi questa volta rappresentati dal nuovo Sindaco, che voleva controdedurre a tutti i costi, e con i buoni rappresentati dai membri della Commissione). Alla fine, nell’ottobre 2010, la Minitematica passò in via definitiva, con i tagli imposti dalla Provincia, con le consuete forzature della maggioranza sull’ultimo aspetto procedurale da trattare – quello del rapporto di sostenibilità ambientale – e con le solite contraddittorie prese di posizione dell’opposizione, favorevole nel passaggio preliminare in Commissione e poi invece in parte astenuta in Consiglio ed in parte favorevole.
Sull’intera vicenda pesa, come è noto, un ricorso al TAR di alcuni cittadini e dell’Associazione MaceraTiAmo.

Prima o poi, con i tempi eterni della giustizia, il giudice amministrativo si pronunzierà su questa storia e avremo così un responso giudiziario sulle forzature, sulle omissioni, sui travisamenti che hanno caratterizzato la storia della Minitematica dall’inizio alla fine del suo iter, sulla valutazione ambientale disinvoltamente omessa, sulle volumetrie concesse nel parco di una villa gentilizia del 1800 (villa Vatielli), sotto la scuola di via Cervi e a valle di Sasso d’Italia, sull’operazione di via Cincinelli (quella dell’Oasi), tutte situazioni sulle quali prima la Commissione carelliana e subito dopo il Consiglio Comunale, con il giochetto delle compensazioni, sono andati di contrario avviso rispetto alle posizioni del tutto opposte dell’Ufficio Tecnico. Quello che però già adesso si può dire senza tema di smentite è che questa mini-maxi variante, che in teoria doveva solo servire a correggere qualche errore e qualche incongruenza del PRG, ha consentito e consentirà, senza la benchè minima progettualità urbanistica e grazie ad una benedizione bipartisan, di costruire anche palazzi e centri commerciali in localizzazioni del tutto impensabili.



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