BdM, attesa per bilancio e piano industriale
Uilca: “E’ la resa dei conti ”

I sindacati continuano a far leva sull'autonomia dell'istituto che intanto ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro per la reindustrializzazione delle aree coinvolte dalla crisi del Gruppo Merloni
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di Alessandra Pierini

Banca Marche ha stanziato un plafond rotativo di 20 milioni di euro per supportare l’attuazione dell’ “accordo di programma per la disciplina degli interventi di reindustrializzazione delle aree coinvolte dalla crisi del Gruppo Merloni”, il cui atto integrativo è stato sottoscritto il 18 ottobre 2012 dal Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Marche, Regione Umbria e Invitalia. In tal modo Banca Marche contribuirà, insieme agli altri soggetti istituzionali coinvolti, alla ripresa degli investimenti e allo sviluppo economico nei comuni interessati dall’accordo di programma nelle Regioni Marche ed Umbria. Il sostegno della Banca si concretizzerà attraverso la concessione di facilitazioni creditizie a breve termine per anticipare contributi a fondo perduto per i quali sussiste già il decreto di concessione. Saranno finanziati gli stati di avanzamento lavori relativi a progetti di investimento approvati, ma anche anticipi di contributi per futuri apporti di capitale di rischio in virtù di leggi agevolative o normative specifiche. Questo ulteriore impegno creditizio di Banca Marche si aggiunge agli altri plafond stanziati per far fronte alle esigenze finanziarie delle piccole e medie imprese, in materia di investimenti produttivi, di credito a breve termine, di creazione di nuove imprese e di settori particolari.

Banca delle Marche ha confermato intanto l’approvazione del bilancio per il prossimo 7 marzo e i primi giorni della prossima settimana promettono di essere di vitale importanza per il futuro dell’istituto.
Il coordinamento nazionale UILCA Banca Marche ha diffuso intanto una nota per gli associati. “La Resa dei conti”, titolo del documento, descrive già in poche parole l’aria che si respira e che caratterizzerà questi giorni.
«Se il nostro Direttore Generale predica fiducia – scrivono i sindacati – dimostrando apparente vicinanza con comunicazioni ispirate all’ottimismo, quasi a voler indicare quella luce esistente in fondo al tunnel, l’atteggiamento della proprietà denota una schizofrenia che difficilmente riuscirà a costruire qualcosa di buono, pervasa com’è di un clima di litigiosità utile forse ai personalismi localistici ma certamente nocivo per l’interesse del futuro aziendale che richiede ben altro, sempre che alla proprietà interessi seriamente una Banca Autonoma con un futuro e non già altri scenari di bottega. Prossimi ad un pesante bilancio negativo, mentre qualcuno si sforza di trovare, la via migliore per gestire al meglio la paventata necessità di un ulteriore aumento di capitale, qualcun altro continua a pensare esclusivamente ai propri regolamenti di conti, da un lato mettendo sul banco degli imputati i componenti del CdA che facevano parte anche di quello passato, dall’altro creando un clima di “caccia alle streghe” alla continua ricerca di colpevoli, col risultato di trasferire al di fuori di Fontedamo, ma soprattutto all’interno delle sue mura, l’idea “farlocca” che ci sia poco o nulla da salvare nell’assetto manageriale della Banca».
Il sindacato avrebbe voluto essere più partecipe nel decidere la rotta da seguire dopo il 7 marzo: «Avremo un Piano Industriale che gradivamo condividere e strutturare insieme all’azienda, forti delle rassicurazioni in tal senso dal direttore generale ma che invece saremo costretti a scoprire, confezionato in maniera frettolosa per accoppiarsi all’approvazione del bilancio secondo indicazioni pressanti ricevute in tal senso. Non sappiamo se conterrà un Piano esuberi o no, se fonderà il suo successo in un nuovo rinvigorito modello commerciale o attraverso un ridimensionamento della rete, se porterà a riempire di contenuti le strutture di direzione e di rete già esistenti o darà il la ad uno tsunami che trasformerà Banca Marche nel più classico dei modelli di Banca Rete. L’unica cosa di cui siamo certi è che non potrà esserci un Piano Industriale credibile e capace di superare i personalismi, gli interessi di bottega e le mire personali di chi continua inspiegabilmente a speculare sulle difficoltà per crearsi spazi a danni dell’autonomia della Banca e dei lavoratori».
L’Uilca solleva anche il dubbio che qualcuno nella plancia di comando abbia già deciso di consegnare il futuro della banca al cavaliere bianco di cui tanto si parla: «Se e quando ci sarà bisogno del rafforzamento del patrimonio di Banca Marche – concludono – auspichiamo che non ci sia una consistente concentrazione di quote in mano allo stesso soggetto ma che venga perseguito il coinvolgimento del mondo economico ed imprenditoriale marchigiano, delle associazioni di categoria e non per proseguire la marchigianità dell’istituto»

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