«Viviamo nel ricordo di quello che era,
si è perso il senso di comunità»
(Foto/Video)
2016-2026. IL REPORTAGE A DIECI ANNI DAL SISMA - Le voci da Ussita. Giacomina Pazzaglia, 67 anni, vive nelle Sae: «Siamo innamorati di queste zone e non andremo mai via. La vita è completamente cambiata». Luca Basilli: «La cosa più difficile da superare è il continuo confronto tra passato e presente». Il sindaco Silvia Bernardini: «Oggi mancano i luoghi della comunità come la chiesa e la piazza ma credo che siamo al giro di boa sul fronte della ricostruzione» (2/Continua)

Ussita
di Alessandra Bastarè e Alessandro Vallese (Servizio foto-video di Federico De Marco)
«Siamo innamorati di Ussita e non andremo mai via ma la vita è completamente cambiata, viviamo nel ricordo di quello che era». Giacomina Pazzaglia, 67 anni, vive in una delle Sae di Ussita e a poche decine di metri sta ricostruendo la sua abitazione distrutta dal terremoto del 2016. «Abbiamo deciso di farla in legno per una sicurezza maggiore; sappiamo che questa zona è sensibile agli eventi sismici ma non ce ne andremo mai da qui».

È di un mese fa la grandinata che ha colpito le Sae di Ussita che per tanti è stato un altro duro colpo dopo anni di vita nei moduli abitativi emergenziali. In molti si sono rimboccati le maniche e hanno sistemato i tetti come meglio potevano, autonomamente.

Giacomina Pazzaglia
Camminando tra le Sae c’è un papà che stende i panni, una grande bandiera della Roma che sventola, un pastore tedesco che abbaia e un po’ di diffidenza nel raccontare le sofferenze di questi ultimi dieci anni.

«La vita, purtroppo, è cambiata perché non ci sono più spazi per socializzare e si è perso il senso di comunità, non c’è più l’affiatamento di prima, alcune volte nemmeno ci si saluta. È un grande dispiacere – racconta -. Prima non ci rendevamo conto che avevamo tutto, non eravamo in grado di apprezzarlo. Siamo contenti di poter tornare a casa ma non sarà mai la stessa; è brutto dirlo ma è come se non mi sentissi più nel mio paese».

Luca Basilli
Anche Luca Basilli, fino a due anni fa viveva in una delle Sae di Ussita insieme ai genitori. Il 24 agosto del 2016 aveva 32 anni e oggi vive a Caldarola con la sua compagna. Torna a Ussita regolarmente per stare insieme al padre e alla madre che vivono ancora in uno dei moduli abitativi emergenziali. «La cosa più difficile da superare è il continuo confronto tra passato e presente – racconta -. Tante persone qui vivono di ricordi, di ciò che era e di ciò che è e questo non è facile. Il terremoto ha sconvolto le nostre vite ma noi persone della montagna siamo resilienti e cerchiamo di mantenere vivi questi bellissimi luoghi per quel che possiamo».

In questi dieci anni, dopo le enormi difficoltà iniziali, Ussita inizia a vedere la luce con vari interventi prossimi all’avvio come quelli del cimitero, del Palaghiaccio, della casa di riposo, dell’impianto di risalita di Frontignano.

Silvia Bernardini
«Non possiamo negare che a Ussita, oggi, a causa del sisma, manchino i luoghi della comunità come la chiesa e la piazza ma credo che siamo al giro di boa sul fronte della ricostruzione – spiega il sindaco Silvia Bernardini -. Molti spazi sono chiusi per via dei cantieri, delle impalcature e dei mezzi pesanti che sono all’opera per quanto riguarda la ricostruzione privata: questo è un dato positivo perché significa che qualcosa si sta muovendo. Lo stesso vale per la ricostruzione pubblica.
Sono in corso i lavori per la cabinovia di Frontignano e a breve partiranno quelli del Palaghiaccio.
Entro l’anno dovrebbero iniziare anche i lavori del cimitero, che ci ha impegnato molto, e stanno per andare in appalto quelli della casa di riposo. Con la fine del Superbonus la svolta c’è stata».

Con l’arrivo della bella stagiona, Ussita ha ritrovato anche la sua attrattività turistica. «Rispetto allo scorso anno, che era stato caratterizzato da un turismo mordi e fuggi, ad agosto abbiamo rivisto tante persone che non vedevamo da tempo e alcuni giorni era difficile anche trovare parcheggio. È tornato quel turismo lento e vivace pre-sisma: nonostante le oltre 100 camere che avevamo a disposizione non siano più agibili, molte persone alloggiano oggi nelle seconde case agibili che sono circa duemila e questo ci dà speranza. Le cose iniziano a muoversi ed è una grande gioia vedere tanta gente».

«Come vedo Ussita tra dieci anni? Sono ottimista perché tanti lavori sono in fase di partenza e la voglia di ritornare ad abitare pienamente questi luoghi c’è: possiamo uscirne solo pensando che sia possibile» ha concluso il sindaco Bernardini.









































