Pronti sei milioni di euro
per il restauro dell’ex chiesa San Paolo.
Lavori inseriti nel piano opere pubbliche
MACERATA - Il sindaco Sandro Parcaroli ha incontrato il commissario Guido Castelli. Vanno riparati i danni del sisma

La chiesa di San Paolo
di Luca Patrassi
In arrivo il finanziamento da circa sei milioni di euro per il recupero dell’ex chiesa di San Paolo danneggiata dal sisma. A distanza di dieci anni dal terremoto, e dopo innumerevoli tentativi di trovare i fondi necessari, è pronto l’atto della struttura commissariale per la ricostruzione post sisma guidata dal senatore Guido Castelli con inserimento nel piano delle opere pubbliche della struttura commissariale.

Il sindaco Sandro Parcaroli
Nei giorni scorsi il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli e Castelli hanno affrontato il tema della ricostruzione pubblica e il primo risultato concreto è la vicina cantierizzazione dell’auditorium di San Paolo per una cifra compresa tra i cinque e i sei milioni di euro.
Intervento complesso a fronte della vastità dell’immobile e del suo essere baricentrico rispetto a un isolato che vede presenti diversi altri edifici e tra questi l’adiacente sede storica di Giurisprudenza di Unimc.
Gli interventi interessano il consolidamento della cupola, della lanterna e la copertura della navata che da subito dopo il sisma fu ingabbiata e messa in sicurezza per evitare il rischio di crollo.

Guido Castelli
Quindi – stando almeno alle ipotesi iniziali di intervento – la riparazione delle murature con il metodo cuci-scuci, l’intonaco armato che va a impattare sul rischio di cedimento di una struttura che ha pareti tanto grandi ed estese cosicchè in caso di ulteriori scosse sismiche la struttura possa rispondere positivamente, un sistema di catene tiranti in acciaio che ingabbiano l’intera struttura del San Paolo, rifacimento delle finiture interne ed esterne, adeguamento dell’impianto elettrico e di quello termico.
La ex chiesa di San Paolo, progettata dal barnabita Ambrogio Mazenta da Milano, fu costruita tra il 1623 ed il 1655. L’interno ad una navata, illuminato dalle finestre che si aprono nel tamburo della cupola, è decorato dal maceratese Francesco Boniforti. Le Storie di San Paolo nell’abside furono affrescate dall’anconetano Pier Simone Fanelli.
Dopo la seconda Guerra mondiale per alcuni decenni sono stati i padri passionisti ad animarla, celebri le tre giornate di predicazioni pasquali con tanto di amplificazione sulla piazza anche a beneficio dei clienti del vicino bar Faraoni con l’allora titolare Giovanni Faraoni che evidenziava, con il suo humour, la particolare situazione. Poi la chiesa fu sconsacrata, data dal Comune in comodato d’uso a Unimc che l’ha usata per cerimonie e conferenze fino appunto al sisma del 2016.
Oltre al restauro della Chiesa di SAN PAOLO il commissario alla ricostruzione che si chiama GIUDO CASTELLI dovrebbe pensare alla ricostruzione della CATTEDRALE SAN GIULIANO che e’ chiusa dal 2016 a causa del violento terremoto.
Carissimo FERNANDO FELIZIANI, la Chiesa piu’ bella di MACERATA era la CATTEDRALE SAN GIULIANO dove erano esposte il braccio e il cavallo del nostro patrono poi vengono tutte le altre chiese di MACERATA, e deve essere restaurata al piu’ presto.
Ode alla Basilica della Misericordia
O piccola basilica, gioiello barocco
celato in piazza San Vincenzo,
accanto all’antico Duomo di San Giuliano,
tu che nasci da un voto contro la peste
nel lontano 1447,
e rinasci, tra il 1735 e il 1741,
sotto la mano di Luigi Vanvitelli —
lo stesso che plasmò la Reggia di Caserta —
quanto sei bella nella tua umiltà di pietra!
Non sei grande, e proprio per questo sei sublime.
Ti chiamano la più piccola basilica del mondo,
e in quella ristrettezza si racchiude
tutto il trionfo dell’arte:
marmi policromi che cantano come gemme,
stucchi che danzano nell’ombra,
luce che filtra come un’epifania,
affreschi di Francesco Mancini
dove Maria vive le sue storie eterne.
Vanvitelli, artista della meraviglia,
ha compresso in uno spazio ridotto
un’intera scenografia di eleganza:
non la vastità che opprime,
ma la densità che inebria,
non la grandezza che stordisce,
ma la perfezione che ferisce dolcemente lo sguardo.
O Madonna della Misericordia,
qui la bellezza non grida: sussurra.
E in quel sussurro, come in ogni vero capolavoro,
si nasconde il segreto che Callimaco avrebbe amato:
che l’arte più pura non ha bisogno di estendersi,
ma solo di brillare,
intensa, concentrata,
come una fiamma in una lampada d’oro.
Così ti canto, piccola basilica,
perché in te la Misericordia si è fatta marmo,
e il marmo si è fatto poesia.
Ode al braccio che c’è
e al cavallo che non c’è
C’è un braccio, a Macerata.
Sinistro, avvolto in seta,
trovato nel ’42 (il Quattrocento, non l’altro)
sotto l’altare, con pergamena di garanzia.
Urna d’argento, processione,
tutto in regola.
Il resto del santo se n’è andato chissà dove,
forse in Belgio, forse altrove:
i santi viaggiano leggeri.
Poi qualcuno ha visto le statue.
San Giuliano a cavallo,
nobile, cacciatore, parricida redento,
sempre in sella,
come se il cielo fosse una scuderia.
Bassorilievi, stemmi, legni del Settecento
(uno rubato, naturalmente:
anche i santi a cavallo vengono derubati).
E dalla scultura è nato il miracolo inverso:
la reliquia del cavallo.
Non esiste.
Non c’è zoccolo, non c’è criniera,
non c’è nemmeno un pelo
nelle fonti, nei registri, nelle memorie.
Zero.
Ma la memoria locale è generosa:
confonde l’immagine con la cosa,
il dipinto con l’osso,
il simbolo con la carne.
È un vizio antico,
quasi tenero.
Le reliquie, si sa,
sono affari umani:
ossa, sangue, unghie,
qualche pezzo di stoffa toccata.
Gli animali restano fuori,
salvo rari casi di leggenda
(il cane di qualcuno,
il cervo parlante di qualcun altro).
Un cavallo di santo
sarebbe già troppo.
Uno zoccolo da baciare
farebbe ridere anche il diavolo,
che di solito non ride.
E il gatto di Padre Pio?
Stesso discorso.
Esisteva, miagolava,
ma nessuno l’ha messo in urna.
Per fortuna. Così restiamo col braccio.
Solo il braccio.
E con la leggera meraviglia
di chi, di fronte all’assenza del cavallo,
scopre che l’errore
è più tenace della verità.
Come sempre.
Vorrei conoscere il pensiero di sua Eccellenza, sapendo che i denari prima vanno alle chiese poi ai terremotati.