Strattona barista in uno chalet,
colluttazione con la security
CIVITANOVA - Un giovane è entrato abusivamente nel locale, è stato portato in ospedale per una ferita al volto. Ubriachi prendono a pugni cassette della posta e lanciano bici sul corso. Controlli di polizia, carabinieri e Guardia di finanza

I controlli di questa notte
Strattona una barista, nasce una colluttazione in uno chalet del lungomare sud di Civitanova. E’ successo intorno alle 2 di questa notte. In città qualche intemperanza legata al consumo di alcol con qualcuno che ha danneggiato a pugni delle cassette postali e con una pietra una cassetta del metano. In città questa notte era al lavoro la task force di polizia, carabinieri e Guardia di finanza per presidiare le zone chiave della movida. I controlli sono disposti dal questore Luigi Mangino.

Questa notte è stato necessario un intervento delle forze dell’ordine in uno chalet. Lì un giovane dopo che gli era stato rifiutato l’ingresso è riuscito ad entrare passando dalla spiaggia. Si è avvicinato al bar e ha iniziato ad offendere una barista e l’ha strattonata. Sono intervenuti gli addetti alla sicurezza e c’è stata una colluttazione. Il giovane è rimasto ferito al volto e portato al pronto soccorso di Civitanova dal 118. Ha riportato lesioni lievi.

La polizia è intervenuta per condurre gli accertamenti. Nel corso della notte, intorno alle 4, una ragazza maggiorenne è stata soccorsa dal 118 con la collaborazione della polizia per abuso di alcol. La ragazza ha rifiutato di andare in ospedale ed è stata affidata ad un amico per riaccompagnarla a casa.

Nel corso del servizio sono state controllate 41 persone, tre di loro già note alle forze dell’ordine. Sono stati inoltre controllati 15 veicoli ed effettuati 5 posti di controllo.
Particolare attenzione è stata assicurata anche nella fase di deflusso successiva alla chiusura dei locali, che si è svolta regolarmente grazie alla presenza delle forze dell’ordine nelle aree maggiormente interessate dal passaggio delle persone.

Bici gettate a terra (foto Alessandro Panichelli)
Qualche intemperanza a causa di chi ha bevuto troppo. Due gruppetti di ragazzi nelle prime ore del mattino si sono messi a danneggiano a forza di pugni le cassette postali e pure, con l’uso di una pietra, una cassetta del gas. Mentre alcuni danneggiavano qualcun altro faceva un video col cellulare.

(foto Alessandro Panichelli)
Su corso Umberto qualcun altro questa mattina se l’è presa con le bici e ne ha scagliata una in mezzo al marciapiede.

(foto Alessandro Panichelli)

Danni alla cassetta del gas (foto Alessandro Panichelli)



…livelli giovani…oggi stupetifacenti (cit.)…e già… gv
Da Unico di La Redazione del 21 Agosto 2026.
Movida e violenza giovanile,Pesavento:”La prevenzione comincia prima dell’emergenza”.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDUIL
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita a non criminalizzare le nuove generazioni: scuola, famiglia e istituzioni devono costruire insieme occasioni di socialità responsabile e aiutare i ragazzi a gestire conflitti, pressioni del gruppo e bisogno di approvazione.
La violenza giovanile e i comportamenti a rischio che emergono in alcuni contesti della movida non possono essere affrontati soltanto come un problema di ordine pubblico.
E’ questa la posizione espressa dal CNDDU che richiama l’attenzione sulla necessità di una lettura educativa e sociale del fenomeno.
La movida, sottolinea il Coordinamento, rappresenta per la grande maggioranza dei giovani uno spazio normale d’incontro, svago e progressiva conquista dell’autonomia.Sarebbe quindi sbagliato attribuire alla vita notturna un significato necessariamente negativo.
Il problema nasce quando il bisogno di stare insieme si trasforma in dipendenza dal consenso del gruppo, quando l’appartenenza limita l’autonomia individuale e quando l’eccesso diventa una modalità per ottenere riconoscimento.
Dietro alcuni comportamenti aggressivi possono esserci difficoltà nel gestire la frustrazione,la solitudine,il rifiuto e il confronto con gli altri.
Anche la noia,in una società caratterizzata da una disponibilità pressoché continua di stimoli e dalla ricerca di gratificazioni immediate,assume un significato particolare.Imparare ad aspettare, elaborare una delusione e non dipendere costantemente dall’approvazione degli altri fa parte del processo di maturazione.
Comprendere queste dinamiche,precisa il CNDDU,non significa giustificare la violenza.
L’educazione deve invece accompagnare i giovani verso la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e verso il riconoscimento della dignità e dell’ integrità dell’ altro.E’ proprio in questo campo che l’educazione ai Diritti Umani può contribuire alla costruzione di una libertà responsabile, soprattutto quando la pressione dei coetanei rischia di condizionare le scelte individuali.
IL RUOLO della SCUOLA.
La scuola può svolgere un ruolo importante,pur senza sostituirsi alle famiglie,ai servizi territoriali e alle competenze specialistiche.
La prevenzione, secondo il Coordinamento,non dovrebbe limitarsi a fornire informazioni sui rischi legati all’ alcol,alle sostanze o alla violenza.E’ necessario invece aiutare i ragazzi a riconoscere la pressione del gruppo, gestire la frustrazione, accettare un rifiuto e affrontare un conflitto senza trasformarlo in sopraffazione.
Servono quindi esperienze educative continuative e partecipative, nelle quali gli studenti possano confrontarsi sui meccanismi dell’appartenenza, dell’ emulazione e del riconoscimento sociale.
Una riflessione che non può ignorare la stretta continuità esistente tra relazioni vissute negli spazi fisici e relazioni digitali.
Coinvolgere direttamente i giovani nella progettazione delle iniziative che riguardano i loro luoghi e le loro modalità di aggregazione significa inoltre considerarli soggetti responsabili della comunità e non semplicemente destinatari di divieti e prescrizioni.
EDUCATORI nei luoghi della Movida.
La prevenzione, però,non può fermarsi davanti ai cancelli della scuola.
Il CNDDU propone una collaborazione stabile tra famiglie, istituzioni,servizi territoriali, associazioni, realtà culturali e sportive.
Nei territori maggiormente interessati alla socialità notturna sarebbe inoltre utile rafforzare la presenza di educatori e professionalità capaci d’incontrare i giovani direttamente nei loro luoghi di aggregazione con funzioni di relazione, orientamento e mediazione.
Una presenza educativa che dovrebbe affiancare,senza confondersi con essa,quella del controllo.
Fondamentale rimane anche il ruolo degli Adulti.
Ascoltare senza rinunciare al limite e intervenire senza umiliare rappresentano, secondo Pesavento,due condizioni essenziali dell’azione educativa.
Regole comprensibili e relazioni affidabili possono offrire punti di riferimento importanti proprio nelle fasi della crescita in cui il giudizio del gruppo diventa particolarmente influente.
Non CRIMINALIZZIAMO una generazione.
Il Coordinamento invita anche ad evitare generalizzazioni.
Gli episodi di violenza non possono diventare la lente attraverso la quale giudicare l’intero universo giovanile.
La grande maggioranza dei ragazzi vive positivamente la socialità e costruisce quotidianamente esperienze di studio,lavoro, amicizia, solidarietà e partecipazione.
Distinguere le reali situazioni di disagio significa quindi intervenire in maniera più efficace, evitando di trasformare pochi episodi in un giudizio complessivo sulle nuove generazioni.
Da qui l’auspicio che scuole e istituzioni territoriali sviluppino una progettazione educativa stabile sulla socialità giovanile,capace di conoscere i luoghi frequentati dai ragazzi, ascoltarne i bisogni e ampliare l’offerta culturale,sportiva e aggregativa.
La prevenzione, conclude il CNDDU,deve diventare parte ordinaria delle politiche educative e non una risposta che arriva soltanto quando il disagio ha già assunto le caratteristiche dell’emergenza.
La domanda da porsi, dunque,non è soltanto come contenere i comportamenti a rischio.
E’ anche quale qualità di relazioni, opportunitàe forme di appartenenza la comunità adulta sia capace di offrire ai giovani, perché possano costruire la propria identità senza cercare nell’eccesso o nella sopraffazione una conferma del proprio valore.
Educare ai Diritti Umani significa accompagnare i giovani verso una libertà consapevole,capace di mantenere autonomia di giudizio, affrontare il conflitto senza violenza e riconoscere nell’altro una persona portatrice della stessa dignità.
E significa, soprattutto, comprendere che una prevenzione realmente educativa comincia molto prima dell’emergenza.
Non drammatizziamo. Il bilancio è più che positivo. La task force funziona. In una domenica notte di agosto, con migliaia di persone in giro fino all’alba, soltanto qualche bicicletta ribaltata, un alterco e qualche piccolo danneggiamento.
Non fatevi traviare dalla cronaca spicciola dei giornali. Pensate con la vostra testa.
Non drammatizziamo. Il bilancio è positivo. La task force funziona. In una domenica sera di agosto, con migliaia di persone in giro fino all’alba, soltanto qualche bicicletta ribaltata, un alterco in un locale e qualche piccolo danneggiamento.
Non fatevi traviare dalla cronaca spicciola dei giornali. Pensate con la vostra testa.