«Il riferimento è la ricostruzione in Friuli,
là ci vollero 19 anni:
siamo a metà del percorso»
DECENNALE SISMA - Il commissario Guido Castelli: «La ricostruzione è un atto di giustizia verso le comunità colpite. In questi anni abbiamo recuperato ritardi, superato ostacoli, consolidato una governance multilivello e costruito una sinergia istituzionale che oggi rappresenta un modello»

«La ricostruzione è un atto di giustizia verso le comunità colpite. Il benchmark che ci diamo è la ricostruzione in Friuli, ci vollero 19 anni e in un territorio meno esteso ma contiamo di tenere il passo di quell’esempio virtuoso. Siamo a metà del lavoro» così il commissario alla ricostruzione Guido Castelli in occasione dei dieci anni del terremoto del 2016. Le scosse colpirono il centro Italia, il 24 agosto e poi il 26 e 30 ottobre. Castelli parla di numeri che sono in accelerazione e sottolinea che il decennale «È un passaggio che ci chiama alla responsabilità della memoria, alla cura del ricordo, alla consapevolezza che la ricostruzione non può essere solo un insieme di opere, ma un atto di giustizia verso le comunità colpite». La parola chiave è «La rinascita dell’Appennino centrale». Ma per arrivarci servono «fondamenta solide: la verità dei fatti, la dignità delle persone, la continuità delle tradizioni, la tutela dei luoghi che rappresentano l’identità profonda di questi territori».

Castelsantangelo
Castelli guardando indietro al lavoro svolto dice che «In questi anni abbiamo recuperato ritardi, superato ostacoli, consolidato una governance multilivello e costruito una sinergia istituzionale che oggi rappresenta un modello. La ricostruzione cresce in modo costante e strutturale: riguarda case, scuole, chiese, infrastrutture, attività produttive, ma soprattutto riguarda la vita quotidiana delle persone. Nel più grande cantiere d’Europa stiamo ricomponendo un tessuto civile che era stato lacerato, restituendo prospettiva, fiducia e opportunità di sviluppo alle comunità dell’Appennino. È questo – prosegue il commissario al sisma – il senso più profondo del diritto a restare: garantire che chi è nato in questi luoghi possa continuare a viverci, lavorare, crescere i propri figli e costruire il proprio futuro senza essere costretto ad abbandonarli».

Visso in questi giorni
Secondo Castelli ora che sono passati dieci anni «la nostra responsabilità è duplice: completare la ricostruzione e custodire la memoria delle vittime. La rinascita dell’Appennino centrale non deve mai prescindere dal rispetto della sua storia. Ogni cantiere, ogni scuola riaperta, ogni chiesa restaurata, ogni strada ricostruita è un gesto che onora chi non è più con noi e restituisce dignità a chi è rimasto».

Poi cita il riferimento da seguire, quello del Friuli. «Il benchmark che ci diamo è quello della ricostruzione del Friuli nel 1976. Ci vollero 19 anni per completare la ricostruzione, in un territorio meno esteso (circa 5mila chilometri quadrati in Friuli, 8mila nel Centro Italia) e amministrato da una sola regione, a statuto speciale. Le complessità amministrative e le regole, nel frattempo, si sono fatte a volte più rigide, oltre che rigorose. Ma contiamo di tenere il passo con quell’esempio virtuoso. Siamo a metà del lavoro e stiamo procedendo spediti».



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Ma fattela finita… Sei l’ennesimo bla bla di questa politica vergognosa
Chi sono i responsabili dei ritardi?