Ricostruzione post sisma in stallo,
le imprese preferiscono il Superbonus
«Per noi è un dramma»

LA DENUNCIA dei gravi ritardi dovuti ai cantieri aperti nelle città più grandi per accedere agli sgravi
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Ugo Bellesi

di Ugo Bellesi

Sta trascorrendo velocemente anche il sesto anno dal fatidico terremoto che ha sconvolto l’arco dei Sibillini ma la situazione è ancora lontana dal ritorno alla normalità. Troppe famiglie vivono ancora nelle Sae, ma altrettante hanno preferito trasferirsi altrove, mentre l’economia è purtroppo ancora lontana dal riprendersi e i giovani si sentono come smarriti con il desiderio, in fondo al cuore, di abbandonare tutto e trovare lavoro altrove.

In questa situazione è facile incolpare la burocrazia ma non dobbiamo dimenticare che il commissario Legnini si è battuto come un leone per eliminare tutti gli ostacoli possibili e immaginabili, per trovare nuovi finanziamenti, per rendere tutti i procedimenti più spediti, per migliorare il prezziario a causa dei costi maggiorati di tutte le materie prime. Purtroppo non ha potuto evitare che a causa del Suberbonus 110% molte imprese edili abbandonassero l’entroterra terremotato per imbottire di polistirolo (con il famigerato “cappotto”) i tetti dei condomini delle città più grandi dove il guadagno è più redditizio.

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Un cantiere a Camerino

La situazione è più o meno identica nelle varie località colpite dal sisma ma ci sono dei casi specifici che sono particolarmente eclatanti. E’ quello che ci ha descritto, con dovizia di particolari, Loredana Dell’Orso, sorella di quel Massimo Dell’Orso che ha trovato la morte “ucciso dalla burocrazia e dal terremoto” come scrissero tutti i giornali di quei giorni tragici nel raccontare il suo decesso.

Loredana è di Pieve Torina ed aveva l’abitazione in via Aldo Moro, all’angolo con via Monte Giove. Il progetto per la demolizione e successiva ricostruzione del fabbricato fu approvato nel luglio del 2021 con l’inizio del cantiere fissato per novembre 2021. L’immobile venne sbarrato con catene e fu installata la cartellonistica per l’inizio dei lavori nel gennaio 2022. Infatti il 17 gennaio 2022 si è proceduto allo smontaggio degli infissi, delle porte con inizio della demolizione con la ruspa. Lavoro questo che avrebbe dovuto essere terminato il 31 maggio.

E invece sono trascorsi quattro mesi e non si hanno più notizie sull’inizio dei lavori di ricostruzione. Loredana ha cercato più volte di avere notizie dalla ditta appaltatrice dei lavori ma per telefono riceve purtroppo risposte molto evasive e a volte si sente dire: “Lei è polemica ed insistente” oppure che sarebbe addirittura un po’ provocatrice.

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Le Sae a Pieve Torina

Fatto sta che non riesce a venire a capo di nulla. E sottolinea che la sua casa era di nuovissima costruzione, risalente al 2010, e vi aveva abitato appena cinque anni e purtroppo sta ancora pagando il mutuo.

Nel frattempo è costretta a vivere in una Sae che, come tutte le altre, ha la garanzia scaduta e si sta usurando molto rapidamente. Tra l’altro le persone che abitano nelle Sae sono costrette a vivere isolate perché non possono rientrare nel loro tessuto sociale perché non esiste più. «In queste condizioni – sostiene Loredana – come si può pretendere di ipotizzare un progetto di vita proiettato nel futuro. E purtroppo soltanto chi ci vive capisce il dramma che stiamo vivendo mentre per gli altri siamo soltanto un problema».

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