Una lacrima sul viso
e un futuro palas
possono bastare?

IL COMMENTO - Il sindaco Parcaroli nel suo bilancio di un anno di amministrazione sciorina milioni e contraddizioni; lo Sferisterio non crea turismo e allora si rilancia su un impianto da 5 mila posti: perché? Mentre a Macerata la giunta si autocelebra nella sostanziale continuità della precedente, ad Ascoli, si è tenuto un festival delle idee che sottolinea il cambiamento politico. Merce rara nella fu Atene delle Marche incapace di rispondere anche alle sollecitazioni che vengono dalla Rainbow, ma che ha come orizzonte il parcheggio a Rampa Zara e le piscine. Ignorando che non conviene parlarne, è meglio farle
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Il giornalista Carlo Cambi

 

di Carlo Cambi

Nella lista della spesa che il sindaco ha sciorinato nell’ultima conferenza stampa doveva esserci anche parecchia cipolla; ancora una volta non ha trattenuto le lacrime. Finirà che lo chiameranno Sandro-solo (rischia di rimanerci perché il consenso se non si cambia svanisce in fretta) interprete di una lacrima sul viso. Arricchita – si fa molto per dire – dal rendiconto di ogni assessore sul quale ritornerò da cui si evince che questa giunta ha dato attuazione al programma della passata amministrazione con una fedeltà che dovrebbe metterla la riparo da qualsiasi opposizione e infatti oltre la contestazione di qualche bidone di acqua inquinata, di qualche e mail su carta intestata non si va, abbiamo assistito a un’elencazione in perfetto stile Carancini: non una data di previsione, non un dato di programmazione, non un’idea di futuro. Solo annunci di milioni e invocazione, quasi fosse una novena, del salvifico Pnrr oltre alla rivendicazione – non so dire con quanta soddisfazione delle altre città marchigiane – di una sorta di corsia preferenziale in Regione per attrarre investimenti.

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Il sindaco Sandro Parcaroli si commuove durante i suoi interventi

Siamo allo stile Marino fa mercato; il trascorso imprenditoriale del primo cittadino deve evidentemente fare premio sulle sue modalità. Sappiamo che avremo un palasport da 5 mila posti a Villa Potenza per farci cosa e giocare chi non si sa; il prossimo anno siamo città dello sport e ci sta che qualche magnate venga a investire sull’agonismo biancorosso. Sappiamo che sarà polifunzionale il che lascerebbe intendere che andiamo verso una vocazione congressuale visto che Parcaroli fa un passo a due con la ristrutturazione del Centro Fiere voluta da Romano Carancini. I due erano molto amici, li ha divisi la campagna elettorale, ma devono aver mantenuto delle affinità anche se non elettive. Forse per invidia di Recanati che ha Leopardi a noi toccheranno i Gattopardi.

Parcaroli ha le fisic du role di Tancredi per come ce lo ha consegnato Luchino Visconti (è un gran complimento: l’attore era Alain Delon) e però si limita solo a un pezzo della battuta: se vogliamo che tutto rimanga com’era. Il bisogna che tutto cambi deve considerarlo o superfluo o forse scomodo. Così l’attuale sindaco non ce lo dice se pensa a Macerata città dei congressi e data la presenza rilevantissima dell’ateneo potrebbe anche essere. Perché se lo volesse dire ci dovrebbe spiegare se ha fatto un censimento della ricettività maceratese con dati sia quantitativi che qualitativi , ha misurato le potenzialità attrattive e il grado di accessibilità. Sappiamo che avremo un ospedale nuovo, ma non unico. Allora vorremmo anche sapere quali specialità restano a Macerata e quali vengono dislocate negli altri presìdi perché è difficile immaginare che la Regione Marche voglia tornare alla polverizzazione ospedaliera con ciò negando invece quanto è davvero necessario: il potenziamento della medicina territoriale e di base. C’è un criterio in sanità che sembra estraneo a molti; massimizzare le specialità serve ad aumentarne il grado di efficienza e di efficacia. Se un chirurgo fa solamente cinque appendicectomie alla settimana non è solo un problema di costo è un problema di abilità che quel chirurgo non coltiva. E così vale per tutte le specialità: aumentare la frequenza delle terapie aiuta a migliorare le terapie, moltiplicare le diagnosi serve ad affinare le diagnosi.

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Parcaroli con la sua Giunta martedì scorso durante il bilancio di un anno di amministrazione

 

Abbiamo un evergreen: il parcheggio di Rampa Zara e anche la piscina agonistica. Domanda: essendo che l’Arena sta a Tolentino una telefonata per saper dove e come farla, se c’è possibilità di ospitare l’allenamento dei grandi campioni, se si può costruire attorno a questa piscina una nuova attrattiva è stata fatta?

GiuntaParcaroli_FF-6-325x217Per ora sappiamo che Andrea Marchiori va avanti col progetto delle due vaschette lasciate in eredità da Carancini e viene da chiedersi se non convenisse a questo punto tenersi l’originale. Anche perché Parcaroli ci ha informato che di attuare un minimo di spoil system non se ne parla. Non bisogna per forza mandare via i dirigenti, si possono cambiare le loro mansioni, si possono istituire dei comitati di vigilanza tecnica – assolutamente gratuiti pescando dalle professionalità che anche nel centrodestra ci sono – che affiancano gli assessori e giudicano se gli atti sono conformi a una programmazione politica. Bisogna avere delle idee per sapere cosa fare e mi rendo conto che è merce rara, che ha una sua tipicità. Un consiglio non richiesto a questa giunta: meglio non parlare di piscine, a Macerata non porta bene. Semmai è meglio tacere e farle. E un posto buono sarebbe il parco delle acque ci si potrebbe fare un lido lungo il fiume, si scava che è un piacere e per riempire le vasche non c’è da fare tanta strada.

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Carancini in uno dei video ancora trasmessi dallo schermo dello Iat in piazza della Libertà

Nella sua esposizione il sindaco non ha detto un fiato sulla proposta – capofila la Rainbow di Igino Straffi di fare di Macerata una capitale dell’innovazione nell’info-teitment. Mah! Esaurita la lista della spesa il sindaco ne ha detta una grossa. Nel momento in cui si accinge – sempre in continuità con Carancini – a confermarne i vertici operativi ha fatto sapere che “Lo Sferisterio è una grande immagine per la città, ma turisticamente non produce reddito: chi arriva per la lirica, riparte al termine dello spettacolo”. Per questo appaltiamo senza gara il nuovo brand della citta a 32 mila euro? E gli assessori Katiuscia Cassetta e Riccardo Sacchi che dicono? E che ce ne facciamo del Palas da 5 mila posti se non riusciamo neppure a sfruttare lo Sferisterio che peraltro mette in cartellone due opere due raschiando i fondi di magazzino? Non sarà che i turisti vedendo che allo Iat ci sono ancora le immagini di Romano Carancini pensano – come una parte crescente degli elettori di centrodestra delusi – che non ci sia nulla di nuovo?

Ci si aspettava dal sindaco un bilancio un po’ più corposo e qualche illuminazione sul futuro. Pazienza. Per spiegare la ragione di questi miei appunti uso una terzina di Francesco Stabili – dopo Dante conveniva citare anche l’anti Dante – che dice “Qui non si canta al modo delle rane/qui non si canta al modo del poeta/ che finge immaginando cose vane”. Nel momento stesso in cui Parcaroli faceva la lista della spesa ad Ascoli si è tenuto un festival di rara eleganza e di ancor più raro intelletto. Ho assistito a conferenze affollate da giovani in cui si è parlato di neuroscienza, di senso della vita, di anti-fragilità, di psicologia anti violenza e di contrasto alla dipendenza: 30 incontri alcuni tenuti da quasi premi Nobel, oltre 200 ore di alta-formazione, 2000 presenze al giorno per tre giorni, teatri affollati, spettacoli e intorno una città viva con un centro storico senza auto pieno di ragazzi e famiglie, con offerta gastronomica e commerciale di qualità. Ascoli per tre giorni pareva di perla e d’avorio e risplendeva di luce intellettuale in una sorta di desiderio collettivo di pensiero. Non sta a me dire che tutto questo è stato organizzato da una società di Macerata che ha una caratura operativa internazionale, ma mi sono chiesto: perché ad Ascoli sì e a Macerata no? Perché Macerata, la supposta Atene delle Marche, fa il mercatino gastronomico, le chiacchiere da bar sport e poco d’altro come spessore, e Ascoli che non ha neppure l’università si apre all’avanguardia intellettuale e multidisciplinare? La risposta credo di averla trovata. Dopo la sindacatura di Guido Castelli Ascoli ha ritrovato la sua identità: sa chi è e come è costituita, cosa è e come può essere e diventare, è consapevole di se stessa, del suo valore, della sua storia. E vuole ritagliarsi un posto nel futuro, animando il presente e attingendo al passato. La costruzione dell’alterativa politica è prima di tutto questo: restituire identità alla città e darle una prospettiva che non si conta solo in milioni (futuri) da riversare nei cantieri. Esistono, ma al Sindaco sembra sfuggire ed è un ossimoro visto che da imprenditore si è occupato di commerciare virtualità, anche i valori aggiunti immateriali.

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Romano Carancini con Sandro Parcaroli in uno scatto precedente alla candidatura a sindaco del patron della Med Store

A Macerata, per dirne una, ci sono sei case editrici (non scrivo per nessuna di queste): Liberilibri, Qublibet, Giometti & Antonello, Vydia, Roi ed Eum, l’edizioni dell’Università. Soltanto pescando dal catalogo degli autori di queste si potrebbe allestire un immenso festival delle idee. A Macerata resistono librerie indipendenti che sono presidi di cultura che andrebbero preservati e incoraggiati. In nessuno degli appuntamenti organizzati quest’anno né le une né le altre sono state rese protagoniste esattamente come nell’era Carancini. Tra le case editrici almeno tre di esse si occupano di cultura liberale; scorrendo i relatori dei diversi appuntamenti culturali maceratesi non c’è traccia di cultura liberale. Quando ci s’intesta un cambiamento politico si deve avere anche il coraggio di renderlo percepibile. Non è avvenuto e allora su una cosa il sindaco ha ragione: non ci resta che piangere.

PS – A beneficio dei lettori dirò che Francesco Stabili è più noto come Cecco d’Ascoli che fu uno degli intellettuali di maggior peso del ‘300. Lo bruciarono come eretico e per questo mi sta particolarmente simpatico. Quel verso “Qui non si canta al modo delle rane” era il motto di Lacerba – che prende il nome da Acerba aetas titolo dell’opera anti-Divina Commedia di Cecco – rivista fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici prodromica al futurismo di cui tanto si dice a Macerata senza nulla fare.

La politica grande assente nell’Atene delle Marche



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