Meschini, primo sostenitore di Letta
«Parcaroli? Segnali non belli
Demolisce il passato e non costruisce»

INTERVISTA - L'ex sindaco di Macerata fu uno dei primi nel 2007 ad appoggiare l'attuale segretario dei dem, sul suo ritorno in politica non si sbilancia. «Mi sono iscritto di nuovo al Pd da un paio di anni, solo per dare una mano. Per la segreteria regionale vedo bene Irene Manzi, è capace e ha fatto esperienza nel nazionale». Negativo il giudizio sui primi passi della nuova amministrazione: «Dal centro storico con il parcheggio in piazza, alla situazione dell’ospedale unico che non si sa cosa vogliano fare»

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Giorgio Meschini

 

di Luca Patrassi

C’è un prima e un dopo, anche in politica. Prima del centrosinistra di Carancini in Comune c’è stato il centrosinistra di Giorgio Meschini, dopo il centrosinistra di Carancini è arrivato il centrodestra di Sandro Parcaroli. Difficile dire, anche se qualcuno lo fa, se il cambio di guida sia dovuto alle persone, più che ai cambiamenti di aria politica. Nel Pd la doppia sconfitta, in Regione e al Comune di Macerata, ha prodotto burrasca ancora in corso. La guida nazionale del partito è passata nelle mani di Enrico Letta e sul fronte maceratese si sono riaccesi i riflettori su Giorgio Meschini, sindaco della città dal 2000 al 2010, per poi ritirarsi a vita quasi privata. Meschini è anche noto per essere stato uno dei primi a sostenere nelle Marche Enrico Letta.

Ora, cosa farà Giorgio Meschini? Torna?
«Enrico Letta – ricorda l’ex sindaco – lo appoggiai nel 2007 quando si costituì il Pd, lo apprezzavo e lo stimavo come persona e come politico: aver ritrovato oggi Letta come segretario mi fa molto piacere, la situazione del partito è complicata, vedremo. Ho ascoltato il suo discorso di insediamento e ne condivido molti punti, tra questi la partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali: attualmente sono il presidente di una cooperativa che è l’espressione massima di questa posizione».

C’è qualcosa che non convince troppo Giorgio Meschini, anche se – come tiene a sottolineare – sono questioni molto marginali.
«Penso ci siano alcune forzature, come quelle che sta facendo sui capigruppo parlamentari: giusto dare spazio alle donne ma non così, le donne possono emergere senza imposizioni».

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Irene Manzi con Enrico Letta durante un incontro a Macerata

Si era parlato di donne alla guida del partito anche in ambito locale, in questo caso dice no a candidature obbligate?
«Ben venga una guida al femminile: penso sia giusto se ci sono donne, e ce ne sono, capaci e in gamba. Irene Manzi è sicuramente capace e in gamba e potrebbe fare bene, ha fatto esperienza in direzione nazionale ed è anche stata parlamentare: in giro per le Marche ci sono persone altrettanto valide, non ci sono preclusioni. Il criterio non è il genere ma le capacità, peraltro va data a tutti e la possibilità di esprimersi. Stesse considerazioni anche per il livello maceratese, mi sono iscritto di nuovo al Pd da un paio di anni, non per tornare a fare politica attiva ma per dare una mano, magari a tenere aperta la sezione. Ho superato l’età giusta per un impegno attivo in politica, ci vogliono forze fresche per quello che, se fatto bene, diventa un mestiere ma non deve essere la professione».

Lei ha fatto il sindaco per dieci anni ed ha passato il testimone al centrosinistra di Carancini che ha fatto il sindaco per dieci anni ed ha passato il testimone al centrodestra di Parcaroli.
«Il vento nazionale – assicura Giorgio Meschini – era indirizzato in quella direzione, Macerata ha vissuto situazioni particolari che hanno indirizzato il voto in quella direzione. Comunque, quella del governo cittadino del centrosinistra, non è stata una storia degli ultimi 20 anni, penso si possa far risalire – a parte la parentesi Menghi – al dopoguerra visto che anche quando governava la Dc l’area di riferimento era quella progressista, più legata alla sinistra. Insomma, dopo tanti anni, la sconfitta poteva anche essere fisiologica».

Un appello anche al Pd maceratese per superare le divisioni?
«Nel Pd cittadino non ci sono divisioni, la posizione di Carancini è un po’ autonoma. Hanno fatto bene i vertici del circolo a dimettersi dopo la sconfitta, un segnale andava dato. A Macerata lo hanno fatto, non ho visto lo stesso segnale in ambito regionale. Condivido il pensiero del segretario Letta: bisogna tornare in mezzo alle persone, rimettersi in discussione con tutti quelli che hanno voglia di fare politica».

Da ex sindaco e da maceratese come valuta l’amministrazione Parcaroli e i riflessi sulla città?
«Penso che nei primi sei mesi un sindaco raccolga i frutti di chi ha seminato prima di te. I primi segnali dati dal sindaco Parcaroli però non mi sembrano belli visto che stanno demolendo il passato e non costruiscono nulla».

In concreto, a cosa si riferisce?
«Penso al centro storico con il parcheggio in piazza, penso alla situazione dell’ospedale unico che non si sa cosa vogliano fare, penso all’azzeramento dell’accoglienza dei rifugiati e dei migranti che ne hanno diritto: vedo più un voler contrastare le posizioni vecchie che andare verso un miglioramento della situazione».


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