Screening di massa, si parte
«Siamo i primi in Italia»
Operazione da 2,6 milioni di euro
SANITA' – Da domani inizierà la mappatura nei capoluoghi di provincia ed Urbino. Coinvolti circa mille tra operatori sanitari e volontari. L'obiettivo è testare con i tamponi antigenici rapidi (i primi 300mila arrivati ieri sera) almeno il 70% della popolazione. Il governatore Acquaroli: «Faccio un appello affinché i marchigiani aderiscano». L'assessore Saltamartini: «Risultare negativi non è patente per fare ciò che si vuole»

Da sinistra, la dg Asur Storti, la dirigente del servizio salute Di Furia, il governatore Acquaroli e l’assessore alla Sanità Saltamartini
«Siamo pronti a partire con un procedimento che viene svolto per la prima volta nel nostro Paese e forse anche in Europa». L’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini suona la carica per l’avvio dello screening di massa che inizierà domani (ed andrà a vanti fino al 23 dicembre, con eventuale prosecuzione dal 27 al 30) dai capoluoghi di provincia ed Urbino. A caduta, dall’inizio del 2021, toccherà poi agli altri 10 Comuni marchigiani con più di 20mila abitanti per chiudere con le città più piccole.
L’obiettivo è completare l’operazione entro fine gennaio (massimo i primi di febbraio) in modo tale da non farla sovrapporre con l’imponente campagna vaccinale anti-Covid che proprio a febbraio dovrebbe entrare nel vivo. «Faccio un appello ai marchigiani affinché partecipino allo screening – le parole del governatore Francesco Acquaroli, che stamattina ha presentato nel dettaglio il “piano d’attacco” insieme all’assessore competente, alla dirigente del Servizio sanità Lucia Di Furia ed alla direttrice generale dell’Asur Nadia Storti –: isolare e tracciare il virus è la più grande arma che abbiamo per controllare la curva epidemiologica». Ma un messaggio su tutti hanno voluto far passare sia la struttura politica che quella tecnica: «L’esito negativo del tampone non è una patente per fare ciò che si vuole. Fotografa la situazione in quel momento, ma già dalla sera si potrebbe essere positivi al virus». La ratio dietro lo screening la spiega Saltamartini: «Capire com’è distribuito il Covid sul territorio regionale e responsabilizzare gli individui, che magari finora da asintomatici non sapevano di poter essere contagiosi».
Ieri sera sono arrivati i primi 300mila tamponi antigenici rapidi e nei prossimi giorni arriverà il resto, per raggiungere il totale di 2,2 milioni acquistati. Una partita dal costo totale di 2,6 milioni di euro (2 milioni per i test e 600mila euro per il personale sanitario coinvolto) che impiegherà un migliaio di operatori tra sanitari e volontari. L’obiettivo della Regione è quello di riuscire a controllare il 70% circa della popolazione. Ad Ancona, Macerata e Ascoli Piceno si accederà mediante prenotazione, a Fermo per ordine alfabetico e nell’Area vasta 1 per quartieri. «Il tampone verrà eseguito da personale sanitario dell’Asur – spiega Storti-. Ed il paziente attenderà l’esito del test rapido in macchina nell’apposito parcheggio (circa 15 minuti di attesa). Dopodiché, se negativo, potrà andare. Se invece risultasse positivo, verrà subito sottoposto al tampone molecolare». A margine della conferenza, la direttrice generale dell’Asur ha annunciato che conta di chiudere il concorso infermieri per gennaio.
(Redazione CA)

























Perchè non, invece, il test sierologico qualitativi? Quello pungidito, per intenderci, e, se positive le IGG, a seguire il test sierologico quantitativo ( quello in vena). Vale a dire rintracciare quanti hanno, in modo diverso, le IGG positive. Uno può essere negativo al “tampone” molecolare rapido ( ma in quel momento). E se lui avesse avuto, poniamo, da molti giorni il Convid ( diciamo almeno un mese), il tampone molecolare risulterebbe negativo. Inoltre, chi lo ha avuto ed è stato, ad esempio in ospedale, avendo avuto la patologia oggettivamente ed avendo, con ogni probabilità “costruito” gli anticorpi IIG, dovrà farsi il vaccino Pfizer? Non è piccola cosa.?
Per ultimo quale è e chi ha stabilito l’esatta “quantità” di presenza di anticorpi? Quale è quale sufficiente? Dove sono gli studi che ne dimostrano l’evidenza? Come si vede io non sono un negazionista, solo faccio domande? Per ultimo, il vaccino italiano (Oxford) al contrario di quello americano segue la legge “storica” dei vaccini. Quello di Oxford no. E una novità assoluta.
Non sono un esperto nel campo delle epidemie (ultimamente ne sono emersi anche troppi)e mi limito a fare il cosiddetto “conto della serva”:
fino ad ora l’unica arma efficace per contrastare l’epidemia e quella di evitare il contatto con le persone infette ( lo hanno chiamato distanziamento sociale).
Allora mi sembra ovvio che è essenziale sapere, almeno al momento dello screening, se una persona è infetta e quindi fonte di contagio.
Test effettuato.
Complimenti a tutti gli operatori impegnati: volontari protezione civile operatori sanitari e forze dell’ordine.
un’organizzazione ESEMPLARE