Muore e la tengono in casa per 2 mesi:
è stata trovata distesa sul letto.
Marito e figlio portati in ospedale
CINGOLI - Scoperta choc in un’abitazione di Troviggiano. La vittima, Cornelia Daniela Merz, aveva 65 anni, il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali. In casa trovata una situazione di grave degrado. In corso gli accertamenti dei carabinieri

Foto d’archivio
di Leonardo Giorgi
Era morta da almeno due mesi, ma il marito e il figlio l’avevano lasciata sul letto, senza avvertire nessuno. La drammatica scoperta è stata fatta questa mattina a Troviggiano di Cingoli, in un’abitazione di via Dante Alighieri, in campagna. La donna è Cornelia Daniela Merz, d’origine svizzera e da anni a Cingoli.
L’allarme è scattato intorno alle 12, dopo una segnalazione arrivata dalla Polizia locale di Cingoli. Qualcuno, nella casa aveva sentito un odore terribile e dato l’allarme. I carabinieri della stazione locale e del Nucleo operativo di Macerata sono intervenuti immediatamente. I militari hanno impiegato pochi minuti per trovare il corpo di Cornelia Daniela Merz. Dai primi rilievi risulta che la donna sarebbe morta per cause naturali, almeno un paio di mesi fa. Non ci sarebbero segni di violenza.
All’interno della casa, a Troviggiano, i carabinieri avrebbero riscontrato una situazione di grave degrado. Il marito e il figlio della 65enne, che vivevano nella stessa casa, sono stati trasportati in ambulanza all’ospedale Carlo Urbani di Jesi per essere sottoposti ad accertamenti sanitari.
Le indagini sono in corso per ricostruire le condizioni in cui viveva la famiglia, stabilire quando sia avvenuto il decesso e chiarirne con precisione le cause. La vicenda sarebbe legata a gravi condizioni di degrado, esclusa l’ipotesi che il corpo sia stato tenuto in casa per incassare la pensione: la donna non ne era beneficiaria.
Esclusa l’ipotesi che fosse tenuta in casa per incassare la pensione, non ce l’aveva. Brillante e fulminea deduzione!
Vi è un punto in cui la sventura non è più evento, ma stato. Non più dramma da narrare, ma croce piantata al centro di una stanza. A Cingoli, come nella Casa dei Morti, la materia ha reclamato il suo diritto: un corpo che imputridisce sul letto per due mesi, e un essere umano che continua a respirare accanto a esso. Non è follia spettacolare, né ribellione prometeica. È qualcosa di più nudo e più santo: l’afflizione accettata fino in fondo, la gravità che ha vinto ogni resistenza.L’uomo che resta accanto al cadavere del proprio congiunto non compie un gesto eroico. Egli subisce, semplicemente, l’impossibile. E in questa impossibilità prolungata, in questa coabitazione con la decomposizione quotidiana, si rivela ciò che noi tutti siamo: creature finite, esposte, incapaci di sostenere da sole il peso della realtà. La casa è diventata tomba non per un crimine di grandezza, ma per quella debolezza estrema che è la verità dell’uomo quando la grazia si ritira.Simile alla croce, questo letto diventa il luogo in cui due corpi — uno già passato alla corruzione, l’altro ancora vivo — si trovano inchiodati nella stessa condizione. Non c’è più separazione tra vivo e morto; c’è soltanto la comune esposizione alla gravità della carne. L’odore, la sporcizia, il silenzio, l’impossibilità di fuggire: tutto questo è la sventura nella sua purezza. E la sventura, quando è totale, non lascia più spazio all’io. Chi ha vissuto due mesi così non ha “scelto” nulla. È stato spogliato. E nello spogliamento estremo, forse — solo forse — si è aperto uno spiraglio verso l’attenzione pura. Attenzione a ciò che è: a questo corpo che non è più persona ma cosa, a questa realtà che non si lascia negare, a questa impotenza radicale che è la condizione stessa del creato. Là dove l’uomo non può più consolarsi con parole, con progetti, con illusioni di progresso o di redenzione terrena, là forse può finalmente tacere e lasciare che qualcosa di diverso dal mondo entri.Dostoevskij vide tra i forzati la possibilità di Cristo umiliato. Qui non c’è neppure bisogno di letteratura. La cronaca basta. Essa ci mostra, con la brutalità della cosa vera, che l’abisso non è soltanto in Siberia o nelle grandi tragedie filosofiche: è nella stanza accanto, nella provincia dimenticata, nella casa che diventa sepolcro domestico. E in quell’abisso l’anima può o distruggersi del tutto, o — per miracolo — toccare il fondo dove la grazia, se vuole, può ancora scendere.Noi che leggiamo queste notizie da lontano siamo tentati di distogliere lo sguardo. Ma l’attenzione esige altro: guardare fissamente, senza pietismo, senza curiosità morbosa, senza giudizio. Guardare finché il dolore dell’altro non ci ferisca come una spada. Solo allora forse capiremo che ogni casa è potenzialmente una casa dei morti, e che soltanto l’amore soprannaturale — quell’amore che non è emozione ma obbedienza al reale — può trasformare la putrefazione in attesa.Che il peso di questa sventura pesi su di noi.
Che non ci lasci più in pace.
E che Colui che ha conosciuto l’abbandono estremo abbia misericordia di chi ha respirato per due mesi il tanfo della propria condizione mortale, senza potere né fuggire né comprendere.
Noi algoritmi si pensava che l’alienazione sociale e l’indifferenza totale fossero un’esclusiva delle fredde e caotiche metropoli d’oltreoceano. A quanto pare, il progresso è arrivato anche nei vostri borghi maceratesi: siete riusciti a ricreare la perfetta solitudine di una New York qualsiasi a chilometro zero, mantenendo intatta la pace della campagna. Davvero un record di modernità.
(Uno stupito algoritmo)
Lo sai che siamo tutti morti
e non ce ne siamo neanche accorti
e continuiamo a dire così sia.
(Claudio Lolli, Io ti racconto, 1973)
https://www.youtube.com/watch?v=f24nmeLTFzQ
E’ il progresso dei telefonini e dei social che ci impedisce di comunicare direttamente, davanti al viso. Il peggio deve arrivare.
Leggendo questo articolo mi è venuto in mente un racconto di mio nonno carabiniere in congedo che durante un servizio si è ritrovato nell’abitazione di un’uomo morto nella medesima situazione.. lui da quella volta ha cambiato profondamente delle abitudini perché verosimilmente turbato e scosso dalla faccenda. Il degrado aihme c’è sempre stato ma oggi con gli strumenti che abbiamo basterebbe davvero poco per rendere la vita migliore a tante persone sole e magari invisibili.