Angiografo da 800mila euro in stand by,
Catena depositerà un’interrogazione:
«Chiarire perché è inutilizzato»
MACERATA - Il consigliere regionale chiede di chiarire alcuni aspetti della vicenda del costoso macchinario donato dalla Fondazione Carima. «Questa vicenda non riguarda soltanto una tecnologia inutilizzata. Avere uno strumento all'avanguardia e lasciarlo fermo mentre si continua ad operare con apparecchiature ormai datate dà l'idea di una gestione approssimativa della sanità pubblica»

L’angiografo
Caso nuovo angiografo all’ospedale di Macerata, il consigliere regionale Leonardo Catena (Pd) depositerà una interrogazione in Consiglio. Il consigliere regionale Catena sottolinea: «Se quanto riportato dagli organi di informazione (la vicenda è stata riportata da Cronache Maceratesi, ndr) fosse confermato, ci troveremmo di fronte ad una situazione estremamente grave: un angiografo di ultima generazione, donato alla sanità maceratese grazie alla Fondazione Carima e frutto di un investimento complessivo di circa 800 mila euro, risulterebbe ancora non pienamente operativo, mentre l’attività di Radiologia Interventistica continuerebbe ad essere svolta con un’apparecchiatura datata che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, avrebbe manifestato ripetuti malfunzionamenti. L’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro aveva partecipato all’inaugurazione parlando di un importante salto di qualità. Oggi, però, è legittimo chiedersi perché quella tecnologia non sia ancora pienamente utilizzabile».

Il consigliere Leonardo Catena
Catena depositerà un’interrogazione per chiedere alla Regione di chiarire le reali cause che impediscono l’utilizzo del nuovo angiografo (ieri l’Ast ha spiegato che è in stand by precauzionalmente ma si è al lavoro per farla entrare in funzione), se tali criticità fossero già note al momento dell’inaugurazione, quali verifiche siano state effettuate dopo i malfunzionamenti riportati dalla stampa e quali siano i tempi certi per la piena entrata in funzione dell’apparecchiatura.
«Questa vicenda non riguarda soltanto una tecnologia inutilizzata. Avere uno strumento all’avanguardia e lasciarlo fermo mentre si continua ad operare con apparecchiature ormai datate dà l’idea di una gestione approssimativa della sanità pubblica. È inaccettabile che si metta a rischio la sicurezza dei pazienti. La vicenda dell’angiografo si inserisce inoltre in un quadro più ampio di criticità che abbiamo riscontrato nel corso delle visite agli ospedali dell’Ast di Macerata: Pronto Soccorso costantemente sotto pressione, carenza di personale, difficoltà nel reperimento di anestesisti e specialisti e ricorso sempre più frequente ai medici gettonisti.
Il sistema continua a reggere soprattutto grazie allo straordinario impegno di medici, infermieri e operatori sanitari, ai quali va il nostro riconoscimento. Ma una sanità pubblica non può fondarsi sul sacrificio quotidiano del personale: servono programmazione, organizzazione e scelte concrete, non inaugurazioni e annunci che rischiano di restare solo sulla carta».
Ma basta con queste interrogazioni. Casi del genere dovrebbero interessare le procure e gli amministratori degli ospedali sempre più numerosi, sempre più pagati e che se ancora è in auge basta darsi un fine da raggiungere nell’anno che potrebbe anche essere l’acquisto di nuove lampadine per aver anche un impegnativo omaggio.