Tamponi in ambulatorio, i medici:
«Servono Dpi e organizzazione
se no i rischi sono troppi»

COVID - A disposizione Costantino Gobbi e Pierfrancesco Gentilucci, pediatri di Macerata che sottolineano comunque la necessità di massima sicurezza. Contrario il dottor Akram Jiries, medico  di base di Civitanova: «E' assurdo e inaccettabile». La dottoressa Agnese Biritignolo: «ormai lavoriamo come se esistesse solo il Covid»
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tamponi_rapididi Laura Boccanera e Alessandra Pierini

La notizia del nuovo obbligo contenuto all’interno del decreto “Ristori” che prevede di rifornire medici di base e pediatri di tamponi rapidi per il tracciamento dei contagi non è stato ben digerito dai professionisti che operano negli ambulatori e che chiedono, se non altro, organizzazione. Sono l’avamposto e l’interfaccia fra il paziente e il sistema sanitario nazionale, tra i pochi che in questo momento rispondono al telefono e che ora si trovano a dover sbrigare anche una serie di nuovi adempimenti burocratici amministrativi. E non c’è solo il Covid a cui dover far fronte. Ecco perché la notizia del nuovo onere pesa più che mai. Akram Jiries, medico  di base di Civitanova è tra coloro che non sono d’accordo: «E’ assurdo e inaccettabile che i medici di base facciano i tamponi in ambulatorio, si rischia di moltiplicare il contagio anziché contenerlo. Ancora sappiamo pochissimo – afferma -, abbiamo appreso solo dagli organi di informazione di questa incombenza, non ci è arrivata nessuna comunicazione ufficiale. Ma da quello che ho letto lo trovo un provvedimento assurdo e irragionevole – commenta – già dobbiamo occuparci di moltissimi aspetti sia sanitari che amministrativi, poi siamo alle prese in questa fase anche con i vaccini antinfluenzali». Ma lo scetticismo non è solo per la mole di lavoro in più, ma ha anche criticità sotto il profilo sanitario: «i nostri ambulatori sono sempre pieni, se dobbiamo mettere in fila anche i pazienti da sottoporre al tampone si crea una promiscuità pericolosa. Così si mettono a rischio i pazienti se fra coloro che vengono sottoposti al tampone vi fossero dei positivi. E rischiamo anche noi medici. Gli operatori che effettuano i tamponi drive in sono ricoperti dalla testa ai piedi, noi questi dispositivi non li abbiamo. Stante così le cose è inaccettabile effettuare il servizio».

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Il dottor Costantino Gobbi

La stessa incombenza è sui pediatri che sono pronti a dare una mano seppur nella confusione iniziale su procedura e modalità.

«E’ chiaro  che non è questo il momento di sottrarsi – commenta Costantino Gobbi, tesoriere nazionale della Federazione italiana medici pediatri – Basta che ci mettano in sicurezza. Noi non rischiare dobbiamo rischiare di ammalarci, anche perché la nostra media di età è alta,  né che il nostro ambulatorio diventi terreno di propagazione del virus».  Il pediatra si chiede cosa accade nel momento in cui si dovesse presentare il caso positivo. «L’organizzazione va fatta bene e i dpi sono condizione sine qua non per l’esecuzione dei tamponi». Dubbi anche sul numero di tamponi disponibili per ogni pediatra.

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Il dottor Pierfrancesco Gentilucci

«Basta prendere carta e penna e fare due calcoli. Se sono stati stanziati 30 milioni di euro da qui al 31 dicembre, dividendo per i compensi previsti, si ha una media di 30 tamponi a pediatra. A chi li facciamo? Per quanto riguarda le strutture dell’azienda sanitaria in cui dovremmo andare a fare i tamponi invece, speriamo che l’azienda sia in grado di gestirli in maniera congrua rispetto agli orari e alle disponibilità». Gli fa eco il collega di Macerata Pierfrancesco Gentilucci: «L’idea è stata partorita ma va logisticamente organizzata. Mi aspetto ad esempio almeno un minicorso per la somministrazione».

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Agnese Biritognolo

Dubbiosa anche Agnese Biritognolo, pediatra di Civitanova. «Tra le famiglie c’è angoscia mista a rabbia – commenta – ormai lavoriamo come se esistesse solo il Covid. E al primo raffreddore i genitori si ritrovano fra l’angoscia e la paura che sia proprio Covid e la rabbia di dover iniziare una trafila fatta di attesa e tamponi. Oltre al fatto che si tratta anche di una spesa dal momento che non tutti possono aspettare tempi così lunghi prima di sottoporsi al tampone. Per quanto riguarda il nuovo obbligo stiamo aspettando di capire perché c’è un problema e riguarda la sicurezza. Parlo della vestizione, svestizione, igienizzazione dei locali. E’ impensabile che i tamponi vengano effettuati nei nostri ambulatori. So che è al vaglio l’ipotesi di richiedere una struttura pubblica al Comune dove poter andare ad effettuare i tamponi per un’ora al giorno».

 

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