Due classi in quarantena al Sant’Agostino,
Carassai contro la lentezza dei tamponi:
«Si dovrebbero vergognare»

CIVITANOVA - All'istituto comprensivo contagi in plessi differenti, in un caso si rientrerà il 30 ottobre, nell'altro il 4 novembre. L'assessore racconta il caso di una famiglia che dopo 10 giorni non è riuscita a fare il test col sistema sanitario: «E' pressapochismo e superficialità?»
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L’istituto comprensivo Sant’Agostino

 

di Laura Boccanera

Due nuovi casi di positività al Coronavirus all’istituto comprensivo Sant’Agostino di Civitanova Alta. Due classi di differenti plessi in quarantena. Ieri è arrivata all’istituto la comunicazione dall’Asur della positività di un allievo frequentante la scuola dell’infanzia dell’istituto comprensivo. La classe interessata rimarrà in quarantena secondo le indicazioni dell’Asur fino al 29 ottobre con rientro previsto per il 30.. Lo rende noto la dirigente con una nota con la quale informa la comunità che nel caso del bimbo (o della bimba, non è noto) la classe è stata tempestivamente isolate e le famiglie interessate sono state tutte informate tempestivamente e stanno ricevendo informazioni sui protocolli da seguire per la gestione dell’emergenza. In quarantena anche il personale scolastico. Salvo complicazioni, il rientro a scuola per la classe è fissato per il  30 ottobre 2020. Pochi giorni fa un altro caso e per la positività di un operatore scolastico sono stati posti in quarantena da ieri fino al 4 novembre gli studenti della classe di un altro plesso con la quale l’operatore era in contatto.

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L’assessore Ermanno Carassai

Ma sulla lentezza del tracciamento e della diagnosi coi tamponi interviene l’assessore ai Lavori pubblici Ermanno Carassai: «Prima di 10 giorni il sistema sanitario non riesce a fare tamponi, è pressapochismo e superficialità?». Critico Carassai che racconta la storia di una famiglia civitanovese con in casa una bambina positiva che però nonostante 10 giorni di attesa tutti chiusi in casa non sono riusciti ad accedere al tampone col sistema sanitario e hanno dovuto ricorrere al privato. Alla fine la bimba era positiva e dal momento che frequenta le scuole quel ritardo si è riversato su tutto il sistema scolastico. Fortunatamente la piccola era isolata già da giorni alla comparsa dei primi sintomi. «Ritengo necessario esplicitare le recenti vicissitudini di una famiglia civitanovese, ma presumo che molti altri casi che non sono venuti a galla si siano verificati nella nostra città – dice Carassai  – Mi riferisco ad una classica famiglia di quattro persone, con bambini piccoli che frequentano la scuola dell’infanzia. Al ritorno a casa dalla scuola, la bambina evidenziava mal di gola e alcune linee di febbre. I genitori hanno quindi avvertito il medico curante che ha provveduto a segnalare la situazione al servizio competente. Il giorno successivo, anche il fratello e la mamma accusavano alcuni sintomi, pertanto i genitori provvedevano nuovamente a contattare il servizio preposto per segnalare tale situazione, chiedendo un tampone possibilmente urgente. Nel frattempo, tutti i componenti del nucleo familiare si sono messi immediatamente in isolamento preventivo, allertando il dirigente scolastico. La risposta ottenuta da parte dell’ufficio sanitario preposto, è stata che prima di dieci giorni, vista la mole di lavoro a cui il personale era sottoposto, non sarebbe stato possibile procedere in tal senso. Trascorsi oltre 10 giorni, senza aver ottenuto comunicazione in merito dal settore pubblico, con grave difficoltà e a pagamento da azienda privata, i genitori sono riusciti ad ottenere un tampone nel luogo di residenza e, dopo tre giorni, è arrivata la notizia che la bambina è risultata positiva, mentre gli altri conviventi sono negativi, referto che è stato comunicato immediatamente a tutto al servizio competente e ai referenti della scuola».

Poi Carassai si scaglia contro la politica nazionale: «A questo punto, credo sia opportuno chiedersi che cosa significhi parlare di prevenzione – conclude – come mai in otto mesi non sono stati organizzati i servizi di controllo, nonostante tutti prospettavano la ripresa del contagio nel periodo autunnale ed invernale. Di fronte a tale situazione di non prevenzione, credo che coloro che avevano la responsabilità di attivare i servizi necessari per non far diffondere i contagi e non l’hanno fatto si dovrebbero vergognare, visto che è palese che il servizio non è ancora a disposizione di tutta la cittadinanza. E’ comprensibile il disagio degli operatori e di chi organizza i protocolli, ma credo che una risposta certa ed un controllo per evitare il diffondersi dell’epidemia siano indispensabili».

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