Requiem per la cultura (Video)
Mondo dello spettacolo in piazza:
«Rischiamo di non ripartire più»

MANIFESTAZIONE ad Ancona di musicisti, ballerini, circensi, attori, tecnici. Fabrizio Brecciaroli (Uil comunicazione Marche): «Stiamo parlando con il ministro Franceschini per attivare una serie di misure eccezionali. Chiudendo l’intero settore, a domino salta tutto». Alessandro Gay (Cisl Reti Marche): «Non possiamo permettere che la cultura sia trattata in questo modo»
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La protesta degli artisti

 

di Martina Marinangeli (foto di Giusy Marinelli)

Tamburi, trampolieri, mangiafuoco, giocolieri e monocicli. Il mondo della cultura e dello spettacolo scende in piazza per protestare contro le chiusure imposte dall’ultimo Dpcm emanato dal governo Conte. Circa 300 persone del settore si sono riunite stamattina – distanziate nel rispetto delle normative anti-Covid – di fronte alla Prefettura di Ancona, in piazza del Papa, facendo sentire il grido di una categoria precaria anche prima del dilagare della pandemia. «La manifestazione di oggi è di carattere nazionale – ricorda Tullio Andreoli, direttore regionale per le attività di cultura e sport della Cgil –, organizzata in tutti i capoluoghi di regione in contemporanea, di fronte alle Prefetture.

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Il Covid ha messo in evidenza l’impossibilità di dare bonus e aiuti economici a certe categorie di lavoro perché sono risultate inesistenti. Le modalità con cui il lavoro nell’ambito dello spettacolo viene inquadrato, non è uniforme». Quella inferta dal Covid è infatti l’ultima batosta subita dai lavoratori di un settore, quello della cultura, da sempre poco tutelato e «con quest’ultimo Dpcm siamo stati davvero penalizzati – sottolinea Fabrizio Brecciaroli, segretario generale Uil comunicazione Marche –: a livello centrale ci stiamo già confrontando con il ministro del Mibact Franceschini affinché sia attivata una serie di misure eccezionali per il settore dello spettacolo. C’è bisogno di un sostegno economico non indifferente, anche per un indotto di migliaia e migliaia di lavoratori. Da marzo sono senza stipendi, con l’Inps che ritarda le casse integrazioni e fis, e non hanno più i soldi per mangiare. Anche a livello regionale, chiederemo alla giunta un tavolo permanente per monitorare la situazione. Ci sono stagioni teatrali, di danza, che hanno una programmazione annuale: chiudendo l’intero settore, a domino salta tutto e diventa molto difficile. Non capisco perché si possa andare nei luoghi di culto, ma non nei teatri, dove ugualmente vengono rispettati tutti i protocolli stabiliti dal governo».

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E mentre la piazza si animava con lo “spettacolo” di protesta, Alessandro Gay, segretario generale della Cisl Reti Marche ha ricordato che «non possiamo permetterci che la cultura, che fa parte del nostro dna, venga trattata in questo modo. Chiediamo che il comparto non venga fermato in questo modo indiscriminato. Fermarlo per così tanto tempo significa che la ripartenza potrebbe non avvenire più». «Siamo in sofferenza dal 20 febbraio, come i circensi – testimonia Luana Medini, esercente dello spettacolo viaggiante, settore luna park –. Il nostro è stato un lockdown lunghissimo, andato avanti fino a fine giugno, nonostante non sappiamo di casi di contagio nei luna park». Ma anche la musica ha visto spegnere le luci dei riflettori: «la cultura e la musica piacciono a tutti, ma quando arriviamo al punto di chiedere aiuti, non veniamo riconosciuti – osserva Elettra Benedetto, insegnante di canto, cantante e corista –. Un sostegno non lo avevamo neanche prima: c’è bisogno di una tutela a 360 gradi». Sulla stessa lunghezza d’onda il musicista Federico Puglielli, che punta l’accento sul fatto che «le attività si fossero adeguate per rispettare i protocolli, ma le hanno chiuse comunque. Utilizzare il digitale non è la stessa cosa: gli spettacoli in streaming si stanno già facendo, il problema però è il valore umano dello spettacolo, che si perde senza la presenza del pubblico».

 

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