«Corsa per riaprire il Covid center:
28 pazienti, metà in terapia intensiva
La maggior parte dei contagi a casa»

SANITA' - Nelle Marche la scorsa settimana il codice Rt era di 1,45. Con l'aumentare dei ricoveri la Regione corre ai ripari. L'assessore Saltamartini: «La struttura di Civitanova vogliamo riaprirla domani o al massimo domenica per non "sporcare" gli ospedali di Macerata e Jesi. Sto lavorando per la prevenzione ed evitare ricoveri non necessari. Faremo esami radiologici a domicilio». Case di riposo: «Nessun focolaio»
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Tecnici questa mattina al Covid center

 

di Luca Patrassi (Foto di Federico De Marco)

«A Pesaro e ad Ancona le terapie intensive sono out, per questo abbiamo deciso di aprire il Covid center a Civitanova, non solo i 14 posti di semi intensiva come annunciato ieri, ma ne apriamo anche 14 di intensiva. Penso già domani, al massimo domenica, l’ospedale Covid di Civitanova sarà riaperto, abbiamo urgenza di trasferire i pazienti». Così l’assessore alla Sanità, Filippo Saltamartini, ha fatto il punto con Cronache Maceratesi. Questa mattina al Covid center c’erano tecnici al lavoro per svolgere dei sopralluoghi e rimettere in moto la struttura.

Nelle Marche crescono i ricoveri (18 in più rispetto a ieri) con i contagi che la settimana scorsa avevano raggiunto, in regione, un indice di Rt (che indica il tasso di trasmissibilità in un determinato lasso di tempo) di 1,45.

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Filippo Saltamartini

Il neo assessore alla Sanità, ex parlamentare ed ex sindaco di Cingoli, che in questi giorni è anche alle prese con il potenziamento della prevenzione, spiega: «In piena emergenza siamo saliti su di un treno in corsa, il piano pandemico è quello che abbiamo trovato e lo stiamo applicando pur con tutte le difficoltà legate al fatto che, per fare un solo esempio, le Marche sono al terz’ultimo posto in Italia nel rapporto tra numero di abitanti e posti letto di rianimazione». Saltamartini spiega che la necessità di aprire il Covid center nasce dal fatto che sono piene le terapie intensive di Pesaro e Ancona «e inoltre non vogliamo sporcare il reparto di malattie infettive di Macerata e l’ospedale di Jesi». C’è però il nodo della mancanza di personale: «Il modulo di terapia semi intensiva sarà sostenuto dai medici dell’Area Vasta 3, quello di terapia intensiva dai medici dell’Asur regionale, ogni Area Vasta parteciperà pro-quota». Allora, il personale non manca? «Siamo in emergenza, giusto ieri ho avuto una riunione “antipatica” con i vertici delle aziende sanitarie, autonome e Asur: ci sono aziende che non hanno il piano aggiornato del fabbisogno del personale, parliamo di un obbligo di legge. Abbiamo chiesto l’intervento dei medici militari, alcuni medici pensionati hanno già dato la disponibilità a rientrare, poi ci sono gli specializzandi.

covid-hospital-covid-center-nella-fiera-civitanpva-FDM-4-650x433I concorsi vanno fatti, il personale deve essere assunto, quando si può: poi c’è una criticità nazionale legata ad alcune specialistiche i cui bandi vanno deserti per una programmazione errata del fabbisogno». Intanto nel Maceratese oggi ci sono stati altri 122 contagi. «Il problema dei contagi è che c’è una popolazione di persone sane e giovani che sono portatori asintomatici – spiega l’assessore -, non sapendolo portano il Covid dentro casa. La maggioranza delle persone si ammala dentro casa, e gli altri nelle relazioni sociali, con fidanzate, amici».

Un terzo dei casi sono legati al mondo della scuola. L’età media dei contagiati è di circa 48 anni, ma la preoccupazione è che l’età possa crescere. Per quanto riguarda le case di riposo, «la situazione è ok, non ci sono focolai – spiega Saltamartini -. Comunque siamo pronti, in caso, a trasferire gli ospiti che dovessero contrarre il Coronavirus». In questi giorni sono in corso colloqui con medici di famiglia, farmacisti, «per allargare lo spettro della prevenzione. Il tema che sto affrontando è evitare l’ospedalizzazione se non è necessaria. Per farlo però bisogna potenziare il numero di vaccini antinfluenzali e i tamponi. Ho chiesto alle varie aziende sanitarie il raddoppio delle squadre Usca, ho disposto l’acquisto di 25 strumenti diagnostici portatili, per consentire esami radiologici a domicilio onde evitare ingressi a rischio nei vari ospedali».

covid-hospital-covid-center-nella-fiera-civitanpva-FDM-14-650x433Il neo assessore spiega che «l’Asur fa duemila accertamenti al giorno, la richiesta è molto più alta. Dunque sto cercando di allargare la platea stringendo accordi, anche economici, con i medici di famiglia  per l’esecuzione di test rapidi per potenziare la rete delle visite domiciliari evitando che per la minima patologia si ricorra all’ospedale, dunque integrando le squadre Usca (un infermiere e un medico) con il medico di famiglia che conosce bene il suo paziente e riesce a ottimizzare il ricorso alla strutture ospedaliere. Potenziare la rete dell’assistenza domiciliare anche con i portatili radiologici». Infine, ma non ultima questione per importanza, la questione dei vaccini antinfluenzali: «Il piano prevedeva la consegna di 420mila dosi, troppo pochi anche come punto di partenza: ne abbiamo chiesti il doppio e ci stiamo muovendo con la Protezione civile».

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