Provinciali, fuoco amico sul Pd:
“Gestione grottesca delle elezioni”

VOTO - L'ex segretaria provinciale Teresa Lambertucci e l'ex assessore provinciale Alessandro Biagiola criticano le scelte dei dirigenti del partito: Debolezze e divisioni, serviva solo una soluzione istituzionale di passaggio"
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lambertucci biagiola

Teresa Lambertucci e Alessandro Biagiola

«La gestione grottesca dell’elezione del presidente della Provincia di Macerata, in una stagione di riforme che dovrebbe andare verso il suo superamento, rivela le debolezze e le divisioni del Pd provinciale di Macerata»: a dichiararlo non sono gli avversari ma due interni. Si tratta di Teresa Lambertucci, ex segretaria provinciale Pd Macerata e capolista del partito alle ultime regionali e Alessandro Biagiola, ex assessore provinciale all’Ambiente e anche lui candidato democrat alle ultime regionali del 2015.
«Già all’indomani delle elezioni comunali di maggio – accusano –  noi l’avevamo già scritto, era evidente come la supremazia dem in provincia fosse affievolita dalla perdita di comuni importanti come San Severino e Porto Recanati, e dalla mancata conquista di Morrovalle o Castelraimondo. Tale scenario, unitamente al sistema di voto “ponderato” per l’elezione dei vertici provinciali evidenziava già che nella fascia “D” (rossa) quella dei comuni tra 10mila e 30mila abitanti, su 9 comuni il Pd ne governava soltanto 3 (Recanati, Matelica e Corridonia). Questo avrebbe dovuto indurre a maggiore prudenza nella rivendicazione di un sindaco “targato Pd” da contrapporre alla ricandidatura del presidente Pettinari (ricordiamo che persino prima delle elezioni comunali il segretario provinciale Novelli aveva improvvidamente dato un benservito “boomerang” per allora e per ora) senza che tale percorso venisse costruito prima né con gli alleati né con il centrodestra».
Al di là delle questioni meramente politiche, i due democrat si mettono nei panni degli elettori: «Vale – scrivono – accapigliarsi così tanto per un ente in via di superamento? E la domanda è rivolta per lo più al Pd che in queste ore dovrebbe essere impegnato a promuovere il referendum costituzionale che segna la cancellazione delle Province dalla Carta Fondamentale. No, cari cittadini, non ne valeva la pena, si sarebbe dovuto convergere su una “soluzione istituzionale” di transizione, per la gestione di questo passaggio di riforme, salvaguardando gli interessi del territorio maceratese sui progetti già avviati dall’Ato, (gestore unico provinciale dei servizi idrici) sull’ospedale unico provinciale o sull’impiego delle risorse disponibili del bilancio provinciale nel nostro territorio (scuole, strade, fiumi ecc.). E’ stato un errore invece cercare di utilizzare questa consultazione a fini politici, per smontare alleanze già in corso e costituirne di nuove con chi, in un passato non troppo risalente, ha rappresentato l’antiPd in Provincia o l’antiCeriscioli in Regione.
Ma questo errore, grave, è stato commesso da tutti, anche da chi ha tentato all’ultimo momento di sparigliare le carte di una partita che fino a quel momento aveva condotto insieme ad altri imboccando mosse perdenti. Non ci dimentichiamo i ‘peana’ sulla ritrovata unità della direzione provinciale del Pd espressi dal segretario regionale insieme a quello provinciale all’indomani della candidatura di Ornella Formica – a cui va comunque un ringraziamento per lo spirito di servizio espresso – o gli atteggiamenti di scherno nei confronti degli osservatori politici che hanno avuto solo la colpa di essere stati più acuti e illuminati dei dirigenti Pd. Adesso è il tempo dell’umiltà, le accuse e le controaccuse di questi giorni di chi a vario titolo a partecipato a quella decisione non aiutano alla necessità di ritrovarsi e di riacquistare l’appeal necessario a fare programmazione politica sui temi che riguardano i cittadini della nostra provincia, che, giova ricordarlo, non sono per niente interessati al gioco delle candidature per una carica o per l’altra».

 



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