«Ora contemplano un’alba senza tramonto»
L’abbraccio a Nicolas, Giorgio e Daniele.
C’è anche Michele, dimesso poche ore prima
MACERATA - Oltre 4mila persone ai funerali all'Helvia Recina. L'omelia di don Carlos. Palloni da calcio e basket, magliette e un collage di fotografie sui feretri per l'ultimo saluto ai tre amici. La cerimonia durata due ore si è conclusa con il lancio dei palloncini bianchi. FOTO-VIDEO

di Gianluca Ginella (foto di Fabio Falcioni e Federico De Marco)
I feretri sono lì e quei brividi allo stadio Helvia Recina sono per quel silenzio che pareva materiale mentre uno dopo l’altro lungo la pista di atletica entravano. Prima quello di Giorgio, poi quello di Nicolas, infine quello di Daniele. Alla sinistra della tribuna, all’ingresso sulla pista di atletica, c’erano schierati i compagni di squadra di Nicolas Calabrese, con la divisa arancione della Vr Macerata.

I brividi oggi sono per quell’applauso che quando il feretro di Giorgio è arrivato di fronte alla tribuna, che è scoppiato fragoroso e doloroso. E non si è interrotto più, ha accolto gli altri due ragazzi e poi quel loro amico, Michele Calcagni, sopravvissuto all’incidente e dimesso proprio questa mattina dall’ospedale di Torrette. Michele, con un braccio rotto, in sedia a rotelle, ha percorso la pista di atletica sino alle sedie allestite per familiari e amici dei tre ragazzi morti.

Michele Calcagni
Un intenso applauso che ha accolto il 21enne (resta invece ricoverato a Torrette il quinto amico, Simone Bracaccini) anche per la forza che ha avuto a poche ore dalle dimissioni di essere presente per dire addio a quegli amici con cui domenica mattina rientrava a Macerata dopo la serata trascorsa a Civitanova.

Di fronte a lui e alla tribuna di Macerata circa 4mila persone, i tre feretri. Al centro quello di Nicolas Calabrese, 20 anni, con una gigantografia, le corone di fiori, un pallone di calcio posato vicino al feretro, una foto della Vr Macerata, magliette e un collage di fotografie con la scritta Nico. A destra il feretro di Giorgio Franceschini, 21 anni, con un altro collage, e la scritta Nico. A terra un pallone da basket. Infine sulla sinistra c’è il feretro di Daniele Francalancia, 20 anni, il ragazzo che era alla guida della Fiat Punto, il più giovane della comitiva. Anche per lui c’è un pallone di calcio posato a terra, la foto sul feretro, magliette, il collage con la scritta Delu.

I feretri sono entrati nello stadio alle 17,40. Venti minuti dopo don Carlo Munoz ha iniziato la celebrazione del funerale. Accompagnato dal coro dove qualcuno, per proteggersi dal gran caldo, ha aperto degli ombrelli. Il Comune ha messo a disposizione centinaia di bottiglie d’acqua da offrire ai presenti. Tra i presenti in tribuna il sindaco Sandro Parcaroli, il governatore Francesco Acquaroli, il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci.

Il sindaco Sandro Parcaroli e il governatore Francesco Acquaroli
Nell’omelia don Carlos ha cominciato: «Qualcuno in cuor suo starà chiedendosi, perché loro? Altri si chiederanno ma se fosse capitato a me che farei? Da dove prenderei la forza per andare avanti? Qualcuno dirà: ma siamo stati pochi giorni fa insieme e adesso non c’è più. Tante domande che abbiamo nel cuore, tanti interrogativi. Non è detto che oggi avremo risposte a questi interrogativi, a queste domande».

Don Carlos
Don Carlos ha ricordato questi giorni amari e terribili in città e come i gesti di affetto verso questi ragazzi mostrano come loro abbiamo saputo coltivare l’amicizia. Ha ricordato l’amicizia di Gesù con Lazzaro e le sue lacrime per l’amico: «Perché lo amava, come voi amate Nicolas, Giorgio e Daniele. Ragazzi: amate, amate sempre. Non smettete di amare, perché solo l’amore rimane, solo l’amore vince, solo l’amore può superare il dolore, la sofferenza, l’abbandono, la tristezza. Quell’amore dell’abbraccio, del bacio, del perdono, della solidarietà, della semplicità della gioia».

E ha concluso: «Tutto è successo all’alba, ora Nicolas, Giorgio, Daniele contemplano un’alba senza tramonto». C’erano allo stadio i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, la polizia stradale che rilevò l’incidente, il 118 che ha prestato i soccorsi in quell’alba d’orrore in superstrada. C’era chi li ha soccorsi, chi gli è stato vicino in questi giorni, chi ha conosciuto le famiglie come addetti all’obitorio che in lacrime hanno deciso di essere presenti. A riprova di come la città sia rimasta sconvolta da questa tragedia che giorno dopo giorno è diventata qualcosa di peggio. È diventata la strage della superstrada.

Al centro Michele Calcagni
Toccanti le parole della madre di Nicolas, Betty Mariani, alla fine della funzione (ai ricordi dedichiamo articoli a parte). Poi dopo quasi due ore di funerale, gli amici hanno donato i palloni vicini ai feretri alle famiglie. Michele si è alzato dalla sedia a rotelle e aiutato da un paio di amici ha raggiunto il palco dove decine di ragazzi si sono radunati per lanciare in cielo palloncini bianchi e da calcio verso il cielo con le note della canzone di Vecchioni “Sogna ragazzo sogna”. Un lungo applauso ha accompagnato il lancio dei palloncini. «Volevo solo stare qui e basta, io sto bene» ha detto Michele Calcagni al termine della cerimonia.












































Macerata vi amera’ e si ricordera’ di voi per sempre e voi da lassu’ vegliate sulla nostra citta’ !!
Veramente molto straziante e molto doloroso, ora riposate in pace x sempre e giocate x sempre insieme agli angeli, e ora vegliate x sempre su MACERATA.