Banca Marche, la commissione:
“Filiere di controllo poco attive”

CRAC - La relazione finale sarà discussa in Consiglio il 7 giugno. Il presidente Carloni: "E' un atto coraggioso"
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Foto d'archivio

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Le cause che hanno portato Banca Marche all’insolvenza sono ”molteplici e diffuse”, ma ”non si può tacere” che un livello di criticità ”è stato rappresentato dalle filiere di controllo istituzionale, vale a dire l’attività svolta sia dalla Banca d’Italia che dalla Consob, rispetto alla quale non può non rilevarsi uno scarto fra risultanze istruttorie e la realtà che si è poi drammaticamente verificata”. E’ uno dei passaggi chiave della Relazione della Commissione di Indagine su Banca Marcheriportato dall’Ansa.  Un ”danno reputazionale ingente” è venuto dall’operazione Fonspa, poi fallita per l’opposizione della Commissione Ue, dice la Relazione, e anche ”l’eccesso di accantonamenti” è in parte frutto di una disparità di trattamento di Bm da parte di Bankitalia.

Già nell’esercizio 2011 di Banca Marche (che si era chiuso con un utile netto di 135 milioni), i crediti deteriorati erano schizzati a 1.708 milioni (+28,9%). Il 28 dicembre 2011 Banca d’Italia attesta però una situazione tecnica adeguata per Bm, e ”non solleva alcun elemento di allarme oggettivo”, né ritiene di dover ”bloccare l’azione della Consob”, che sta preparando il prospetto informativo sull’aumento di capitale da 180 milioni di euro, che si concluderà nei primi mesi del 2012. Lo rivela la Relazione finale della Commissione di indagine su Banca Marche. Nel 2010 Bankitalia aveva già svolto attività ispettive su Bm, e a più riprese rileva carenze nella governance, rischi creditizi elevati, scarsa incisività del collegio sindacale. Arriva ad applicare sanzioni a carico di 17 amministratori e sindaci di Bm (per 208.000 euro), ma valuta che non ci sono ragioni per stoppare l’aumento di capitale. O forse, nota la Commissione, ”non è stata in grado di valutare pienamente la situazione tecnica di Bm, pur avendola ispezionata in molteplici occasioni”.

Mirko Carloni

Mirko Carloni

La relazione della Commissione sarà discussa il 7 giugno in Consiglio regionale. «Il nostro lavoro  – dichiara il presidente della commissione Mirco Carloni – crediamo possa essere ritenuto coraggioso perché, senza entrare nelle responsabilità penali che competono solo alla magistratura, ha ricostruito una serie di cause storiche e sociali che hanno indebolito, svalutato fino all’insolvenza la vecchia Banca Marche.
Introducendo il tema del crediti abbiamo fatto un profondo confronto su un settore poco conosciuto come quello dei crediti deteriorati che è al centro della vicenda cosicché anche il cittadino, come abbiamo fatto noi, possa avere degli elementi conoscitivi.



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