Vecchia Banca Marche,
la procura chiede lo stato di insolvenza

CASO BM - Il procuratore Elisabetta Melotti e il sostituto Andrea Laurino hanno sostenuto la loro tesi al tribunale fallimentare. Decisione rinviata. I fatti attengono alla situazione dell'istituto il 22 novembre del 2015, data di avvio della risoluzione: "La situazione era tale da legittimare la liquidazione coatta amministrativa". Le Fondazioni di Jesi e Pesaro hanno fatto opposizione alla richiesta dei magistrati dorici
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La procura di Ancona ha chiesto al tribunale fallimentare la dichiarazione dello stato di insolvenza per la vecchia Banca Marche. Il convincimento del procuratore Elisabetta Melotti e del sostituito Andrea Laurino è che il 22 novembre del 2015, data in cui è stata avviata la risoluzione, l’istituto jesino fosse in uno stato di insolvenza conseguente al dissesto che nell’ottobre 2013 aveva portato alla gestione provvisoria prima e al commissariamento poi. A corroborate la propria tesi la procura, nel corso dell’udienza che si è svolta davanti al giudice Francesca Miconi, ha elencato i due anni di amministrazione straordinaria della banca a dimostrazione della “gravità e irreversibilità dell’insolvenza”, “la perdita di 528 milioni di euro nell’esercizio 2012 aggravata nel primo semestre 2013 per l’ulteriore svalutazione di crediti per 452 milioni, con la riduzione al 6,65% del Total Capital ratio consolidato inferiore al minimo regolamentare dell’8%”.

Il procuratore di Ancona Elisabetta Melotti che sta conducendo le indagini sulla vicenda Banca Marche

Il procuratore Elisabetta Melotti

Ai numeri si aggiungono i tentativi esterni di salvataggio: quello di Fonspa spa nel 2014 e quello del Fintd (Fondo interbancario tutela depositi). Tentativi esterni che per la Procura dimostrano l’impossibilità di arrivare ad “una soluzione autonoma della crisi”. “La situazione contabile alla data del 30 settembre è la fotografia dell’insolvenza” hanno sostenuto il procuratore Melotti e il sostituto Laurino, con una perdita di “oltre 900 milioni di euro, che aveva eroso quasi interamente il patrimonio netto contabile del gruppo, ridottosi a 13 milioni di euro, con un Tier pari a -0,62%” e una crisi di liquidità che il 6 novembre aveva portato, secondo la procura, al rischio della sospensione dei pagamenti, mentre il buffer era sceso “sotto la soglia minima di 200 milioni di euro necessaria per l’operatività giornaliera”. In conclusione, il 22 novembre 2015 la situazione di Banca Marche era “tale da legittimare, se non imporre, la liquidazione coatta amministrativa”, che non era stata adottata per le conseguenze negative della crisi sulla stabilità finanziaria ed economica (aveva spiegato Bankitalia). Al termine dell’udienza il giudice si è riservato sulla decisione (che potrebbe arrivare nel giro di una settimana). “Abbiamo chiesto di dichiarare lo stato d’insolvenza – ha detto il commissario liquidatore Bruno Inzitari –, non ci sono motivi per negarlo. Sono state già accolte le istanze per Banca Etruria e per CariFerrara, dovrebbe essere accolta anche questa”. Presenti le Fondazioni bancarie di Jesi e Pesaro che si oppongono alla richiesta di insolvenza. I loro legali, gli avvocati Antonio Mastri di Ancona e Aldo Valentini di Pesaro, hanno inoltre sollevato questioni di costituzionalità sui decreti di recepimento della direttiva Ue sulle ristrutturazioni bancarie e del ‘salva-banche’ che ha azzerato azioni e obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Carife, Carichieti e Banca Marche.



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