Fratture insanabili nel Pd maceratese?

IL POST-VERIFICA - I renziani verso la rottura: Scoccianti prepara le dimissioni. Sfuma Renis capogruppo, Netti in pole position. Le opposizioni si preparano allo scontro sul bilancio. L'Apm e le consulenze all'ex sindaco Meschini
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Ricci Marcodi Marco Ricci

Cercare la verità nelle vicende della politica assomiglia a guardare un arcobaleno e domandarsi di che colore sia. E inoltre, quando si presume di avere una una certezza, filtrando la certezza attraverso un prisma la vediamo scomporsi in mille rivoli diversi apparentemente scollegati tra loro. Venendo quindi alla verifica chiusa dalla  maggioranza non si può non osservare come le vicende nazionali, gli attriti nei confronti del Sindaco, i diversi giudizi sull’azione amministrativa, la richiesta di deleghe da parte dei gruppi consiliari, i punti programmatici, le visioni diverse all’interno del PD su come superare il momento crisi del partito, le posizioni più o meno strumentali, insomma bisogna rendersi conto di come tutti questi infiniti ingredienti vadano infilati dentro il calderone. E se gli ingredienti sono tanti è impossibile che, dopo una vigorosa mescolata, venga fuori una bella torta con tanto di panna e candeline. E nel caso di Macerata la torta non sembra neppure troppo buona.

La nuova Giunta Carancini con l'ingresso di Narciso Ricotta

La nuova Giunta Carancini con l’ingresso di Narciso Ricotta

La verifica ha prodotto un documento che oggi, a due anni dalla fine del mandato, appare oggettivamente ridondante. Quattordici punti programmatici definiti come “principali”. Altri undici temi amministrativi che sembrano appagare più le diverse sensibilità dei partiti di maggioranza che portare a qualcosa di concreto. E’ evidente  che una scelta vera di priorità non c’è stata e che probabilmente non si è riuscita a fare. Allo stesso modo alcuni altri passaggi politici  hanno più l’aspetto di pie intenzioni che altro. Nel quadro infatti di totale rimescolamento della situazione politica generale, con un tasso di estinzione dei piccoli partiti comparabile ai tassi di estinzione del cretaceo, l’auspicio del centro-sinistra di ripresentarsi unito alle prossime elezioni comunali si basa  più sull’oggi che su quello che sarà da qui a due anni. Uno scenario futuro dove non sappiamo neppure se troveremo scritti i nomi di PD, Sel e PDL o di nuove e diverse formazioni. Né si può ancora immaginare quale sarà l’effetto Renzi sulla scelta delle alleanze, probabilmente una strizzata d’occhio a parti centro-destra che potrebbe non solo escludere la parte sinistra della coalizione di maggioranza ma anche creare frane all’interno dello lo stesso PDL maceratese. La finestra del dubbio sull’efficacia della verifica va lasciata amorevolmente aperta. Ma solo a condizione che l’amministrazione riesca a dare una tale accelerata da entrare di gran fretta nel dominio della relatività ristretta. Gli effetti della relatività, come sappiamo, diventano visibili infatti solo quando le velocità in gioco sono paragonabili a quella della luce. E un’accelerata di tal genere non può che passare per un maggior equilibrio all’interno del principale partito della maggioranza, ovvero il partito che oltre al Sindaco esprime ben quattordici consiglieri sui ventiquattro di maggioranza, il Partito Democratico.

Giovanni Scoccianti

Giovanni Scoccianti

Le acque democratiche sono però piuttosto agitate e il mare è in peggioramento. E se le cronache in diretta della non-elezione di un diverso Presidente della Repubblica hanno ridotto quello a cui abbiamo assistito quasi unicamente a una questioni di nomi e di ripicche (e in parte questo sarà senz’altro vero) l’aspetto cruciale è l’esistenza all’interno del PD di una profonda frattura. Non solo sull’impostazione del partito ma anche sulle politiche e sulle  alleanze future, temi trasversali che si mescolano e si rimescolano a seconda dell’età, della provenienza e delle  “sensibilità” interne. Tutto ciò è ovviamente presente all’interno del PD maceratese. A quali elettori guarderanno i renziani per le prossime elezioni comunali? La verifica amministrativa, inoltre, ha prodotto profonde lacerazioni interne che dovrebbero portare alle dimissioni dalla Segreteria da parte del componente renziano Giovanni Scoccianti che aveva preso in mano il partito dopo le dimissioni di Mandrelli  e prima della nomina di Micozzi. Ai fan del sindaco di Firenze, già estremamente critici sugli esiti della verifica e sul Sindaco, non sono andate neppure giù le modalità con cui il segretario Micozzi ha allargato al “PD-Nuovo Corso”. Durante l’ultimo direttivo i renziani hanno letto un documento in cui, oltre alle già riportate critiche ai contenuti e alle modalità della verifica, è presente un passaggio di notevole importanza riguardante gli equilibri interni. E’ stato infatti sottolineato che, se viene meno il rispetto dei punti politici che hanno portato Micozzi ad essere segretario del partito,  viene anche meno il loro essere in maggioranza. Il preludio insomma ad una formale rottura e dunque alle dimissioni di Scoccianti. In ogni caso, operazioni strumentali o meno da parte dell’una e dell’altra parte, buona o cattiva fede che sia, la differente visione del Partito Democratico da parte delle diverse anime è oramai quasi insanabile. Se i renziani spingono non solo sul rinnovamento ma anche su un ritorno alle radici del Partito Democratico, ovvero al partito aperto e liquido in stile veltroniano, bersaniani ed ex-margherita non sembrano affatto voler seguire l’onda, preferendo, legittimamente dal loro punto di vista, un PD molto più simile all’attuale sia come struttura che funzionamento. E questa differenza non è una differenza esattamente da poco. Renziani dunque in crescita e mare in peggioramento.

Romeo Renis

Romeo Renis

La settimana che va sfumando sembra aver fatto definitivamente sfumare anche la nomina del Consigliere Romeo Renis, bersaniano, al ruolo di capogruppo PD. La sua candidatura sarebbe rientrata, affermano i renziani, nel tentativo di unità del partito operata dal segretario Micozzi, tentativo che, come abbiamo appena visto, i renziani leggono più che altro come una marginalizzazione del loro ruolo in maggioranza  In ogni caso la nomina di un capogruppo la vota il gruppo consiliare. E nove dei Consiglieri hanno già chiaramente espresso la loro preferenza per Andrea Netti, attuale vice-capogruppo.

In casa PDL fuoco e fiamme nei confronti del Sindaco. Critica asprissima all’operato della Giunta, reiterato invito alle dimissioni, la conferenza stampa di mercoledì ha marcato senza dubbio un cambio di passo del principale partito d’opposizione nell’alzare i toni della critica e della discussione. E adesso?, verrebbe da chiedersi. Il PDL  non sembra essere stato capace fino ad ora di mettere mai in seria difficoltà la maggioranza pur, questo va riconosciuto, non avendo mai mollato l’osso. Nel PCI si sarebbe detto che l’opposizione non è stata in grado di  “far esplodere le contraddizioni” presenti nella maggioranza, presentando cioè una proposta amministrativa in grado di spaccare la maggioranza che è già piuttosto incrinata di suo. Tra qualche settimana si arriverà comunque alle prime proposte sul bilancio. Sarà a questo punto allora che la solidità della maggioranza e l’efficacia dell’opposizione si verificherà sul campo.

L'ex sindaco Giorgio Meschini

L’ex sindaco Giorgio Meschini

Conflitti di interesse e moralità della politica. Tema centrale non solo dell’antipolitica ma soprattutto causa principale del non funzionamento della politica, tema troppe e troppe volte dimenticato, mai veramente assunto dai partiti come una delle principali cause della loro crisi ma molto spesso nascosto. Un tema però così importante da non poter essere utilizzato sempre come una clava con il rischio di infilare nel tritacarne di tutto e di più. Ne sa qualcosa l’ex Sindaco Giorgio Meschini da quando è emerso sulla stampa che la L.AM.S, società di consulenza proprio di Meschini e in cui lavorano diversi ingegneri, ha ricevuto un incarico di circa 15.000 euro dall’APM, società pubblica controllata dal Comune di Macerata, come Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP). Il fatto creerebbe senz’altro più scalpore se la consulenza fosse stata assegnata in modo diretto, ad personam insomma. Un po’ meno se, come è avvenuto, l’incarico viene assegnato attraverso un bando pubblico a cui partecipano più società. Il sospetto ci può stare sempre, per carità. Anche che un bando venga tagliato su misura, pure se questo non sembra proprio il caso. Ma vanno onestamente ricordate altre cose. Che l’attività della L.AM.S  inizia nel 1996 e che Giorgio Meschini lasciò un incarico simile affidatogli dal Consmari appena venne eletto sindaco. Inoltre, durante il suo mandato, in virtù delle disposizioni che consentono a chi possiede un’azienda di svolgere il ruolo di RSPP, Meschini ricoprì quel ruolo gratuitamente all’interno dello Sferisterio. E solo al termine del dieci anni da Sindaco, quando lo Sferisterio si trovò dunque privo di un RSSP, fu necessario affidarsi alle consulenze. A Meschini la consulenza fu affidata direttamente per il tempo necessario alla stesura del bando stesso, poi vinto dalla L.AM.S. Certo si può parlare di opportunità, nel senso dell’evitare di incorrere in situazioni che possano far pensar male. E’ vera anche un’altra cosa però. Che una società, con i suoi dipendenti e i suoi bilanci da rispettare, di questi tempi molto difficilmente può permettersi tali gesti di attenzione. Insomma ci vuole ponderatezza su certe questioni. Non solo per il rischio di gettare chi capita nel tritacarne ma anche per non banalizzare una questione centrale della politica che è la moralità. I conflitti di interesse (e gli interessi) sono ben altri, anche qui a Macerata. E la verità, molto spesso, è proprio un arcobaleno.

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