La ricerca della bellezza e dello stile
nel nuovo libro di Giancarlo Liuti

MACERATA - Presentato con successo il romanzo "La resa dell'usignolo"

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Giancarlo Liuti durante la previsione

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La sala della biblioteca statale gremita

di Maria Stefania Gelsomini

(Foto di Lucrezia Benfatto)

Un bel successo ieri pomeriggio, nella Biblioteca Statale di Macerata, per la presentazione del secondo romanzo di Giancarlo Liuti ”La resa dell’usignolo”, edito da Liberilibri. Nella sala conferenze super gremita, una presentazione nuova e originale nella modalità, tanto da essere definita una “anteprima mondiale” dal relatore, lo scrittore David Miliozzi. Miliozzi, ideatore della rassegna “Nudo di provincia” in cui racconta un protagonista della vita culturale maceratese attraverso tre oggetti, ha tentato per l’occasione un esperimento inedito: raccontare non un artista ma un libro attraverso tre oggetti. Quelli che Liuti ha scelto come particolarmente significativi in relazione alla nascita e all’elaborazione del suo romanzo sono stati: una casetta di legno per uccellini; un dizionario della lingua italiana del 1548 intitolato “La fabbrica del mondo”, scritto da Francesco Alunno e dedicato al Granduca di Toscana Cosimo de’ Medici; una coppia di draghetti cinesi dell’Ottocento. E vediamo perché. Il primo oggetto si lega com’è ovvio all’usignolo del titolo ma anche, in maniera più personale, a tutti gli uccellini canterini come cardellini, cianciallegre e capinere che Giancarlo Liuti e sua moglie, la signora Giovanna, appendendo tante piccole casette come quella nel loro terrazzo ricco di piante, sperano ogni anno di accogliere e di far nidificare. Il secondo oggetto, oltre a essere molto prezioso in quanto precede di 54 anni la prima edizione del Dizionario dell’Accademia della Crusca, fa parte della vasta collezione di vocabolari della lingua italiana di Liuti (ne possiede ben 183!), dal XVI secolo fino ai giorni nostri. A questo repertorio l’Autore ha attinto direttamente tutti i termini usati per inventare e costruire la profetica novella cinquecentesca inserita nel romanzo. Infine i draghetti, portati dalla Cina in gioventù dal padre, che nella concessione italiana di Tientsin faceva l’istruttore di ginnastica in un battaglione della Marina insegnando ai militari italiani ma anche ai cinesi le tecniche per la salute di muscoli ed ossa. Proprio come aveva fatto qualche secolo prima un altro padre, Padre Matteo Ricci, che sempre partendo da Macerata era arrivato in Cina ad insegnare altre tecniche, per la salute dei cuori e delle menti. “Tutto ciò che scriviamo è, almeno in parte, una sorta di autobiografia”, ha affermato Liuti, “e anche in questo libro, qua e là, viene fuori il ricordo di mio padre. Lui e Padre Matteo Ricci mi appaiono entrambi come missionari, da Macerata, di un rapporto solidale con altri popoli”.

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Giancarlo Liuti e David Miliozzi

“La resa dell’usignolo” è un libro che “è difficile inserire in una categoria letteraria definita” ha sostenuto Miliozzi “perché è anche un giallo, ma è a pieno titolo un romanzo filosofico e anche un romanzo che mi ha fatto riflettere molto sulla quotidianità. È un romanzo d’amore, e nella seconda parte è un romanzo sulla follia, ed è pieno di simbologia, in ogni gesto, in ogni momento. Un libro deve metterci in discussione, deve porci degli interrogativi, e questo lo fa”.
Ha spiegato l’Autore: “il libro ha la pretesa di essere una metafora dell’epoca in cui stiamo vivendo, disorientata e confusa, in cui è difficile per ognuno di noi distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il bello dal brutto. L’usignolo è la bellezza, ma non solo. È un protagonista immaginario, quasi metafisico, che alla fine si arrende perché capisce che ognuno resta solo: l’usignolo conduce Michele nella difficilissima ricerca della verità, che alla fine non si trova. Per tutto il libro Michele si chiede cos’è la bellezza? Capisce che è stata persa, ma non sa cosa sia”. Liuti in realtà alla fine dà una sua definizione di bellezza, che sta al lettore scoprire nel fondo di questo racconto, da vivere come un travagliato ma salutare percorso interiore. Intanto, una definizione di bellezza la regala anche Andrea, l’amico del cuore di Michele coprotagonista del libro: “io non so cosa sia, so solo che senza bellezza si muore.” Potrebbe chiudersi così il resoconto di un piacevole pomeriggio letterario, ma si farebbe un torto a Liuti se si dimenticasse che in questo romanzo, accanto alla bellezza, altro protagonista indiscutibile è lo stile, la ricerca della parola giusta. Come ha tenuto a sottolineare David Miliozzi: “l’ho letto come un invito a riappropriarsi del linguaggio”. 

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