Dalle note di “What is love”
alle righe di “Fontamour”
per ricordare la maturità 1996

MACERATA - La sezione C del Liceo scientifico Galileo Galilei si è ritrovata dopo trent'anni per ricordare gli anni delle superiori, tra i tormentoni degli professori e quelli delle radio dell'epoca

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La sezione C dello Scientifico che si è ritrovata dopo 30 anni

«Tacabanda!». Riecheggiando le parole della professoressa Marsili, non si poteva trovare modo migliore per cominciare il racconto della rimpatriata della sezione C del Liceo scientifico Galileo Galilei di Macerata, che si è ritrovata a trent’anni dalla maturità del 1996.

A riaprire idealmente il registro di classe è stato Fabio Fusari, scandendo i nostri nomi proprio come accadeva ogni mattina. E, trent’anni dopo, la risposta è stata ancora la stessa: «Presente!». Tra i banchi: Giacomo Andrenelli, Paola Arma, Elena Astolfi, Andrea Capponi, Lucia Compagnoni, Roberta Corvari, Fabio Fusari, Sara Giusti, Salvatore La Porta, Antonello Lattanzi, Luca Luccerini, Laura Manzetti, Maura Mastrocola, Mirko Ortensi, Sauro Stacchiotti, Giordano Piancatelli, Mirko Pompei e Laura Vagni. Mary Cesetti e Manuela Menichelli assenti (giustificate).

È bastato poco perché riaffiorassero le immagini dell’aula al primo piano, con tanto di murales, delle interrogazioni, delle gite e delle occupazioni, quando i banchi diventavano uno spazio di condivisione e di studio, ma anche di bisbigli, giochi e risate. E poi le feste dei diciott’anni, i pomeriggi trascorsi a studiare fisica, la pasta e fagioli mangiata insieme e le canzoni degli anni Novanta: “What Is Love”, “Saturday Night” e “It’s a Rainy Day”.

I ricordi più divertenti sono inevitabilmente legati agli insegnanti: la professoressa Marsili, i professori Mogetta e Golini, la Calcagni, Massarini, Carassai, Battisti, i Bellesi, Fabiani, Centioni, Giustozzi, Giacchetta e la professoressa Barchiesi. Di ciascuno è rimasta un’espressione, un gesto o una lezione. Come la regola del professor Mogetta: «Non fare domande se non si è sicuri di comprendere le risposte». O quel memorabile riferimento a “Fontamour”, che soltanto alla fine scoprimmo essere “Fontamara” di Ignazio Silone.

Anche fuori dall’aula il gruppo era riuscito a farsi notare, partecipando alle “Performance dello Scientifico” del 1995 e 1996 e portando in scena “Una jornata a li vagni” di Mario Affede. Proprio durante una delle repliche, quando la scenografia rischiò di crollare, tutto il gruppo si adoperò per sorreggerla: un imprevisto che oggi ci appare come la metafora dello spirito di quella classe.


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