Lauro Rossi, dai 46 fondatori all’Unesco
Il ruolo decisivo del restauro anni Ottanta

MACERATA - Una storia di orgoglio cittadino, nato nel Settecento da un concorso di idee, preservata infine con risorse e professionalità interne iniziando dal recupero firmato dall'architetto De Mattia

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di Luca Patrassi (foto di Fabio Falcioni)

Le vittorie, diversamente da quanto accade per le sconfitte e i pareggi, hanno tanti padri ed è bene ricordarli tutti. Vale anche per il teatro Lauro Rossi di Macerata appena riconosciuto patrimonio mondiale Unesco. Vero è che l’azione è partita dalla Regione Marche, dal Ministero e dal Comune – in particolare dall’assessorato alla cultura allora guidato da Katiuscia Cassetta – che ha preparato la scheda tecnica ma è altrettanto vero che il teatro maceratese ha superato l’esame della commissione grazie all’aver mantenuto i caratteri originali. Requisito che si deve al restauro eseguito sul finire degli anni Ottanta dal Comune allora guidato dal primo cittadino Carlo Ballesi con Mauro Giustozzi assessore ai lavori pubblici e Bruno Mandrelli assessore alla cultura mentre i teatri vedevano emergere la stella di Claudio Orazi. Quello realizzato tra il 1985 e il 1989 sul teatro Lauro Rossi è stato un restauro guidato dall’architetto maceratese Giancarlo De Mattia che all’epoca era un funzionario dell’Ufficio Tecnico comunale. Una progettazione interna di assoluta qualità che si è posta l’obiettivo di riportare il più possibile il Lauro Rossi alla sua originale connotazione settecentesca, recuperando gli stucchi e i finti marmi policromi nei toni dell’argento-azzurro, oro e verde.

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Professionalità interne al Comune per la progettazione e professionalità maceratesi (il riferimento è a Gianfranco Pasquali per il recupero dei dipinti, degli stucchi e delle parti in legno). Un lavoro imponente portato a termine con un risultato degno di celebrazione: rituale taglio del nastro con pubblicazione di un volume monografico intitolato “Il Teatro Lauro Rossi Macerata”. Risale al 1989 anche l’allestimento della platea e di varie sale del teatro con gli iconici prodotti di “Poltrona Frau”, omaggio alla visione e al mecenatismo di Franco Moschini.

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Tradizione e innovazione nella qualità e nella bellezza. Dunque giusto – così come sollecita anche l’ex assessore comunale Silvano Iommi – celebrare il riconoscimento Unesco ricordando però anche i padri fondatori, i maceratesi che quel teatro vollero costruire a gloria della città e quelli che lo hanno conservato nei secoli. I lavori furono finanziati nel 1765 da un’associazione formata da quarantasei possidenti maceratesi e tra loro nobili e prelati. Mecenati antesignani dei cento che diedero vita allo Sferisterio. Progetto iniziale affidato ad Antonio Galli (il Bibiena, esponente di una famiglia celebre per aver progettato diversi teatri italiani) ed esecuzione all’architetto Cosimo Morelli, con inaugurazione nel 1774. Come lo Sferisterio, anche per il teatro Lauro Rossi (costruito su uno spazio pubblico) si fece ricorso a un concorso di idee progettuali. Poi una serie di restauri, compreso quello – firmato dall’ingegnere Prosperi – che nel 1871 portò all’ampliamento del palcoscenico sopra il ponte di Piaggia dell’università.

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